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Shiren the Wanderer – Recensione su Nintendo Switch

Spike Chunsoft è una software house e publisher che sicuramente i più giovani conosceranno grazie alla serie Mystery Dungeon legata al brand di Pokémon, i più vecchi invece la ricorderanno per i vari capitoli di Dragon Quest rilasciati su NES e recentemente pure su Nintendo Switch.

Dovete sapere che in realtà la serie Mystery Dungeon non è propriamente nata con Pokémon, ma bensì molto prima nel 1993 sul Super Famicom con il gioco Torneko’s Great Adventure: Mystery Dungeon.

Titolo in cui si impersonava un mercante che doveva farsi strada in vari dungeon alla ricerca di materiali, oggetti e armi rare da poter poi rivendere a buon prezzo.

Il vero Mystery Dungeon

Il gioco ha riscontrato un ottimo successo nella patria, quindi l’azienda dopo due anni si ripresenta con un secondo capitolo, intitolato Mistery Dungeon: Shiren the Wanderer sempre su Super Famicom che vedrà luce nel resto del mondo nel 2008 con una riedizione per Nintendo DS.

Secondo capitolo della saga Mistery Dungeon non legato direttamente al primo in quanto non avremo più a che fare con un mercante ma bensì con Shiren, un ronin vagabondo, che viaggia per le lande del Golden Condor.

Il ronin vagabondo ci accompagnerà per ben cinque capitoli, ovvero fino a Mystery Dungeon: Shiren the Wanderer 5: The Tower of Fortune and the Dice of Fate, conosciuto da noi come Shiren the Wanderer 5: The Tower of Fortune and the Dice of Fate.

Quest’ultimo capitolo è stato rilasciato nel 2016 su PlayStation Vita e il 2 Dicembre 2020 ha visto luce su Nintendo Switch e PC.

Grazie a un codice fornitoci da Spike Chunsoft, quest’oggi noi di GameIndustry.it siamo qui a raccontarvi le gesta dell’ultima avventura di Shiren, il ronin vagabondo.

Casa dolce casa

La storia si colloca dopo gli eventi di Shiren the Wanderer DS2 e Shiren the Wanderer 3, vedremo il silente ronin vagabondo accompagnato dal fedele compagno Koppa.

È presente una torre che secondo le leggende locali offre a chi arriverà in cima la possibilità di incontrare un dio capace di cambiare il destino di chiunque riesca nell’impresa.

Arrivati nel villaggio e recatisi in una casa, si viene a conoscenza da Jirokichi, un giovane del posto che la sua amata Oyu è afflitta fin dalla nascita da una malattia incurabile.

La ragazza e il suo triste destino

Con questa premessa, il silente Shiren insieme a Koopa partono per la ricerca dei Dadi del Passato, presente e futuro con i quali poi potranno raggiungere la cima della torre mistica, che una volta scalata permetterà a loro di poter cambiare il destino alla povera ragazza.

Parte qui l’avventura dei due eroi che dovranno affronare dungeon e labirinti capaci di cambiare aspetto a ogni visita, tutti pieni zeppi di mostri e bottini rari.

Un marchio di fabbrica

Parto col dirvi che non ho mai toccato la serie legata a Shiren, questo è stato il primissimo capitolo per me, e da conoscitore della serie Mystery Dungeon legata al brand Pokémon non appena sono entrato nel fantastico mondo di gioco mi son sentito subito a casa, vuoi per la grafica, vuoi per i comandi e il setting generale del titolo e vuoi per il gameplay che è pressoché simile a quello visto con i vari spin-off di Pokémon.

Una volta entrato nel primo dungeon ho immediatamente capito che cosa dovevo fare, grazie alle molte ore passate sui Mystery Dungeon Pokémon, o il recente Void Terrarium, grazie al fatto che entrambi i titoli mantengono lo stesso setting di tasti, menù e interfaccia.

Menu classici

Tutta l’azione si concentra dentro i vari dungeon e labirinti in cui dovrete farvi strada tra nemici, trappole presenti su una mappa che nasconde una griglia invisibile. Ogni singola casella scandisce il passare dei vari turni, quindi prima di fare un passo pensateci bene, il gioco ai livelli più avanzati è molto punitivo.

Anche il solo rimanere fermi per ricaricare la vita potrebbe costarvi la partita. Potrete portare dietro degli alleati, ma non sempre vi sarà concesso e vi saranno realmente utili in quanto non potrete modificarne il comportamento.

Armi, bastoni magici, pergamene incantate e consumabili vi saranno di fondamentale importanza per poter sopravvivere ai dungeon più coriacei. Ricordatevi sempre di raccoglierli durante le varie esplorazioni e fate attenzione all’equipaggiamento e agli oggetti che deciderete di portare a causa di un inventario piuttosto ristretto.

I nemici verranno sempre visualizzati a schermo, vi basterà entrare nella stanza per poterne avere completa visione, salvo pressione di determinate trappole che ve la disabilitano.

Dungeon tosto

Lo scontro partirà in automatico non appena entrerete nel range d’azione del nemico e vi basterà la pressione di un tasto o l’attivazione di un’oggetto o abilità presenti nel menù per poter cercare di avere la meglio contro i nemici.

Se per caso perirete durante l’esplorazione perderete tutto quel che avete guadagnato sia i soldi che gli oggetti, quindi gestitevi bene ogni esplorazione e fermatevi quando pensate di non poter andare più avanti.

Un mostro per amico

Durante il corso dell’avventura potrete farvi amici alcune tipologie di mostri tramite “dei patti dell’amicizia”. Se ad esempio ne avrete fatto uno con i Flamebird, una razza di creatura presente nel gioco, tutti i mostri appartenenti a quella razza non vi attaccheranno ma anzi vi aiuteranno in battaglia.

Questi “patti” potranno esser comprati nei vari villaggi, al pari di altri oggetti come armi e abilità o possono essere raccolti esplorando i dungeon.

La notte non porta consiglio

Il gioco ha integrato un ciclo giorno-notte che cambia il gameplay. Di giorno infatti potremo esplorare le varie aree e avanzare di zona in zona con più tranquillità, rispetto alla notte.

Una volta calato il buio i vostri incubi peggiori riaffiorano mostrando il lato crudele del gioco, i mostri diventeranno tremendamente forti, pure troppo alcune volte, non potrete né leggere pergamene né stivare cibo nell’inventario in quanto questo marcirà, diventando pure una rarità per quanto riguarda la reperibilità.

Odierete le sezioni notturne e non vedrete l’ora che arrivi il sorgere del sole, in alcuni casi tramite degli oggetti riuscirete a potenziare le statistiche di attacco e difesa, permettendoci di resistere il più a lungo.

Torre

Anche i mostri potranno ricevere tali bonus, vi basterà lanciare l’oggetto sbagliato e colpirli per vedere subito il vostro bonus trasformato in un malus.

Il titolo presenta come l’originale un comparto multiplayer locale e online in cui un amico potrà venire in nostro soccorso e vice versa, inoltre potrete pure sfidarlo in uno scontro 1v1 ottenendo così i suoi oggetti come ricompensa.

Inoltre viene espanso il contenuto postgame con ben tre nuovi dungeon molto difficili in quanto presentano delle regole da rispettare ben precise, ad esempio in uno avrete un numero di turni massimo per portarlo al termine, andando così ad aumentare la generosa longevità proposta dal titolo base.

La splendida pixelart

Il titolo gira su un motore grafico 2D (come i già citati Mystery Dungeon del brand Pokémon e ai titoli nostalgici del Super Nintendo) che sullo schermo di Nintendo Switch riesce a rendere veramente bene, soprattutto se giocato in modalità portatile, grazie anche a un comparto artistico veramente ottimo e capace di ritagliarsi un’atmosfera tutta sua.

Non vengono introdotti miglioramenti dovuti alla maggior potenza dell’hardware, rimanendo identico alla controparte su PlayStation Vita.

Stupenda PixelArt

Ad accompagnare la fantastica grafica ci pensa la colonna sonora che presenta brani in 16-bit, alcuni fin troppo ripetitivi e altri che riescono a ben distinguersi risultando molto orecchiabili.

Salviamo Oyu!

Le gesta di Shiren e Koppa ci hanno convinto? Assolutamente si, se siete amanti del genere o comunque avete giocato ai citati Mystery Dungeon e simili, vi consigliamo caldamente Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate, che nel 2020 rimane ancora un titolo validissimo con un alto grado di difficoltà e con un prezzo tutto sommato valido vista la mole di contenuti presenti.

Riassumendo

In conclusione Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate è un titolo più che valido, soprattutto per chi mastica bene il genere roguelike.  Anche se datato ha retto bene gli anni mantenendo una difficoltà elevata, peccando solo in termini tecnici visto che a parte un paio di aggiunte non viene introdotto nulla di nuovo.

Voto Finale
9/10
9/10

Pro

  • Ottima longevità
  • Roguelike vecchio stampo
  • Prezzo giusto per quel che viene offerto

Contro

  • Difficoltà fin troppo elevata
  • Nessun miglioramento tecnico
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Gianpaolo Di Mauro

Nato ad Acireale il 28 giugno del 1996, cresce con le passioni dei videogames e della pasticceria grazie anche ai genitori che gliele hanno tramandate. Due mondi completamente opposti ma che in un modo o nell'altro riesce a farli incastrare. Adora gli RPG ma non disdegna gli altri generi, soprattutto quelli mai esplorati.
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