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Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – Recensione su PlayStation 5

Quest’oggi a distanza di ben tre anni dal suo primo rilascio ci siamo nuovamente addentrati nel meraviglioso mondo di Erdrea con una versione definitiva che va a chiudere le gesta del protagonista dell’undicesimo capitolo della serie Dragon Quest.

Titolo originariamente uscito nel 2018 su PC e PlayStation 4 in una versione non del tutto “perfetta”, arrivò un anno dopo nella sua versione S su Nintendo Switch mostrando la vera potenza della piccola console di Nintendo e proponendo delle aggiunte davvero niente male, capaci di perfezionare perfino il gameplay che già allora era perfetto nella sua versione originale.

Dopo un anno di esclusiva Square Enix ha deciso di portare la sua opera completa su PlayStation 4, Xbox One e PC introducendo tutte le migliorie che finora erano peculiarità della versione per Nintendo Switch.

Il titolo arrivato sulle console casalinghe e su PC intanto è andato a sostituire completamente l’ormai non più disponibile (in digitale) Dragon Quest XI, oltre a ciò Microsoft lo ha reso disponibile sin da subito nel catalogo del Game Pass rendendo sempre più appetibile l’offerta ad abbonamento dedicata a Xbox e PC.

Inutile domandarci se vale o meno la pena rigiocare Dragon Quest XI visto che la trama è rimasta invariata, ma le nuove migliorie apportate al titolo valgono il prezzo di questa nuova edizione? Grazie a un codice fornitoci da Koch Media siamo qui per rispondere a questa domanda.

La storia non cambia

Come anticipato a inizio recensione, l’epopea del nostro eroe non viene minimamente toccata, a parte una piccola aggiunta tra il primo e il secondo atto.

Il protagonista di questo capitolo dovrà farsi carico delle sorti del mondo, anche grazie al collegamento diretto con il “Lucente” un eroe leggendario che si è proprio reincarnato nel vostro personaggio, giusto in tempo per fermare nuovamente una forza oscura che ha intenzione di sovvertire l’intero mondo grazie anche alle sue orde di demoni.

Ma non sempre c’è un lieto fine, infatti scopriremo fin da subito che poco dopo la rinascita del leggendario eroe, questo diventa orfano proprio a causa dell’entità maligna che ha conquistato il regno in cui risedeva l’eroe con i propri genitori.

La storia non cambia

L’orfano verrà trovato da un giovane anziano pescatore (scena molto simile a quella vista in Dragon Ball) con il quale crescerà e che dovrà farsi strada tra sofferenza, rivelazioni e molto altro.

Tante novità atte a rifinire un prodotto già perfetto

Il gameplay fondamentalmente rimane invariato se non per alcune nuove aggiunte, come la possibilità di poter velocizzare l’intero combattimento, riducendo così il tempo “perso” in fase di grinding del vostro party massimizzando i tempi e l’esperienza accumulata.

Inoltre durante le varie battaglie sarà possibile assegnare all’intelligenza artificiale uno o più personaggi, così che non dovrete più preoccuparvene, soprattutto per quanto riguarda il recupero degli HP che prima doveva esser fatto manualmente.

Oltre a ciò vengono introdotti diversi comandi rapidi utili per il richiamo di funzioni specifiche come la Forgia Portatile o del cavallo dell’Eroe, che in questa nuova edizione S vanta due nuove creature cavalcabili, il Koguar e l’Iron Maiden, la quale vi imprigionerà nella sua gabbia per trasportarvi.

Vestito da Dragon Quest VII

Inoltre viene introdotta una funzione simile a quella vista in Persona 5 Royal, ovvero se avrete un livello del party superiore rispetto a quello nemico e questo verrà investito dal vostro fido destriero riceverete immediatamente i punti esperienza, cosa che non era possibile nella versione del 2018 in quanto facendo ciò si finiva automaticamente in uno scontro.

3D o 2D?

La versione S introduce anche su console fisse la possibilità di poter giocare interamente il titolo in versione 2D consentendo al giocatore di godersi il titolo con una stupenda grafica a 16bit, modalità in cui sono presenti delle sfide extra limitate a questa modalità.

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L’unica nota negativa è che se non starete attenti al passaggio dal 3D al 2D, che potrete effettuare parlando con un qualsiasi prete, rischierete di sovrascrivere il salvataggio della modalità 3D in quanto le due modalità non condividono lo stesso salvataggio. Quindi state attenti ogni volta che salvate e cambiate modalità, ricordandovi di utilizzare un altro slot.

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Giapponese e Orchestra

Infine viene introdotta la possibilità di poter utilizzare l’ottimo doppiaggio Giapponese, che a parer nostro è ben fatto e azzeccato rispetto quello inglese e la possibilità di scegliere tra la colonna sonora in midi o orchestrata, entrambe le opzioni non erano disponibili nella versione originale del titolo.

Un semplice porting

Tecnicamente parlando, Dragon Quest XI S: Echi di un era perduta – Edizione Definitiva va a perdere in qualità grafica rispetto all’originale capitolo uscito su PC e PlayStation 4, sicuramente vi starete domandando come sia possibile ciò visto che questa dovrebbe essere un’edizione definitiva.

Semplicemente questa terza riedizione è un porting diretto della seconda uscita su Nintendo Switch, dove per poter girare degnamente sono stati fatti dei sacrifici in termini grafici. Nulla di grave o che vada a compromettere l’intera esperienza né su Nintendo Switch, né su PlayStation 4, Xbox e PC.

Screenshot dall’originale Dragon Quest XI

Il gioco ha una grafica in generale meno nitida e dettagliata, complice anche di un sistema d’illuminazione non capace di gestire al meglio le fonti di luce, ma non è colpa delle vostre console, come detto sopra è legato al fatto che questo è un porting diretto.

Un vero peccato rivedere gli splendidi ambienti che ci hanno accompagnato nel 2018 nella nostra avventura con colori più spenti e meno dettagliati. Ad inficiarne maggiormente sono soprattutto la vegetazione e gli interni degli edifici.

Dall’altro lato della medaglia abbiamo il supporto alla risoluzione 4K, i 60 FPS granitici e i tempi di caricamento azzerati sulle nuove ammiraglie di Sony e Microsoft. Noi lo abbiamo testato su PlayStation 5, rimanendo soddisfatti in generale di come giri il titolo.

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Un bel passo in avanti per quanto riguarda gli fps che nella versione originale si fermavano a 30 sia su console base che su quelle mid gen come Xbox One X e PS4 Pro. Avremmo preferito la possibilità di poter scegliere tra l’avere un mondo più dettagliato e definito anche se a 60 fps dinamici e una dedicata alle performance, ma sicuramente per poter introdurre ciò avrebbe allungato ulteriormente i tempi di rilascio.

In conclusione

Rispondendo alla domanda iniziale, sì, vale la pena prendere questa Edizione Definitiva, soprattutto se siete i fortunati possessori di PlayStation 5 e Xbox Series X. Quest’edizione riesce a mantenere lo spirito di Dragon Quest XI intatto andando a raffinarlo laddove peccava la sua versione originale. Il tutto a discapito però di un comparto grafico leggermente sotto tono rispetto l’originale, dovuto al porting diretto di una versione pensata per una console meno performante rispetto a PlayStation 4 e PC.

Grazie a tutte le migliorie proposte nell’edizione S, questa terza versione raggiunge la sua forma massima, con un ottimo doppiaggio in Giapponese e con una colonna sonora interamente orchestrata. Lo consigliamo a tutti gli amanti dei JRPG vecchio stampo e soprattutto a chi ha l’abbonamento Xbox Game Pass visto che lo potranno scaricare “gratuitamente”.

Riassumendo

Dragon Quest XI S: Echi di un era perduta – Edizione Definitiva è una riedizione degna di nota che riesce a mantenere intatto lo spirito di Dragon Quest XI con diverse ottime aggiunte a discapito di un comparto tecnico un po’ sotto tono a causa del porting diretto della versione per Nintendo Switch.

Voto Finale
9/10
9/10

Pro

  • Stessa storia del capitolo originale uscito nel 2018
  • Tante ore di gioco visto i nuovi extra aggiunti
  • Doppiaggio Giapponese di ottima fattura
  • Nuove migliorie atte alla riduzione dei tempi morti durante le fasi di grinding
  • Supporto alla risoluzione 4K e 60 FPS per le console next-gen

Contro

  • Tecnicamente leggermente sotto tono presentando un illuminazione non eccelsa e dei colori un po’ smorzati
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Gianpaolo Di Mauro

Nato ad Acireale il 28 giugno del 1996, cresce con le passioni dei videogames e della pasticceria grazie anche ai genitori che gliele hanno tramandate. Due mondi completamente opposti ma che in un modo o nell'altro riesce a farli incastrare. Adora gli RPG ma non disdegna gli altri generi, soprattutto quelli mai esplorati.
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