Twin Mirror – una recensione tra gioie e dolori

L’ultimo titolo DontNod approda sulle console di vecchie generazione, ma è ora di svecchiare uno stile ormai sorpassato

Stanco della vita, con una costante crisi di nervi, Sam Higgs è un uomo che affronta ogni giorno con un peso sempre più enorme sulle spalle. Da quando la sua ex fidanzata, Anna, ha rotto la relazione con lui, Sam ha deciso di fuggire da Basswood e dal giornale locale per cui lavorava come reporter investigativo.

E in questo triste mare di solitudine, l’eco dell’ultimo squillo da parte del suo amico Nicholas Waldron si fa sempre più forte, così come sempre più pesante è la notizia della morte dello stesso amico e dei funerali a cui, volente o nolente, Sam dovrà partecipare.

Ed è proprio sulla strada che ci riporterà a Basswood, per salutare un’ultima volta l’amico fraterno di una vita, che Twin Mirror prende finalmente vita. Un’avventura carica dello stile tipico del team DontNod, ma che porta con sé alcune lacune che, all’alba della nuova generazione videoludica, andrebbero ammodernate e riproposte con nuove formule di gameplay.

Narrativa di cristallo

Molto spesso tendiamo a pensare che un buon gioco possa vivere anche solo grazie a una buona narrativa, e solitamente è vero. Abbiamo visto diversi titoli entrare nell’olimpo del videogioco pur non proponendo un gameplay particolarmente allettante (a esempio, l’indie GRIS è uno dei primi titoli che vengono alla mente) e altri ancora tralasciare senza troppi problemi la narrativa in favore di un gameplay di grande presenza.

Twin Mirror è un caso un po’ particolare, poiché ricalca appieno lo stile tipico delle produzioni DontNod sia in termini di narrazione del racconto che per quanto riguarda lo stile del gameplay adottato. Mentre nei passati titoli abbiamo avuto modo di vedere i protagonisti destreggiarsi tra i salti nel tempo o tra un incredibile legame che unisce fratello e sorella, in Twin Mirror sono i ricordi a farla da padrona.

Il Palazzo Mentale, l’incredibile banca dati a cui anche noi attingiamo ogni giorno per portare alla memoria fatti accaduti diverso tempo prima, è il centro del viaggio di Sam. E il cristallo, il materiale scelto dal team per rappresentare questo costrutto, è perfetto per riflettere la natura stessa dell’uomo.

Esso è, infatti, resistente e trasparente quando dobbiamo affrontare i puzzle che il gioco ci propone, ma diventa incredibilmente opaco e fragile quando Sam deve affrontare le sue crisi di personalità. E questo palazzo non è un luogo solitario in cui il protagonista può perdervisi, ma è accompagnato costantemente dalla presenza di un “amico immaginario“, come in molti lo potrebbero chiamare.

La manifestazione dell’Io interiore di Sam prende forma in un suo alter ego, la sua schizofrenia galoppa rapidamente tra i riflessi cristallini della struttura, i ricordi vengono a galla lampanti come se fossero appena accaduti. E, di colpo, quella che si pensava essere libertà di scelta si trasforma in costrizione, il libero arbitrio diventa una via a senso unico che tenta in tutti i modi di distoglierci dalla nostra strada.

Investigazione offuscata

Come detto poco sopra, Sam è stato per tanti anni l’investigatore di punta del giornale per il quale ha lavorato prima di scappare da Basswood. E tutte le abilità apprese durante quei lunghi anni torneranno molto utili nel proseguo dell’avventura, che nelle sue 6 ore circa di durata ci metterà di fronte a scelte molto importanti e mai banali.

Ogni parola andrà soppesata con attenzione, ogni dettaglio calcolato all’interno dell’infinita ragnatela che compone lo svolgimento della trama, ogni spiraglio di luce inseguito fino alla verità. Ed è proprio in queste fasi che, purtroppo, Twin Mirror cede il passo a uno svolgimento nel gameplay che comincia a sentire il peso degli anni.

Siamo ormai abituati da anni allo stile DontNod, e allo stesso siamo affezionati sin dai tempi del primo Life is Strange, ma all’alba di una nuova era tecnologica è giunto il momento di provare a variare un po’ la formula. Per quanto le scelte siano importanti e diano sbocco a diversi filoni narrativi, la sensazione di stantio inizia a permeare le componenti relative al gameplay.

Ovviamente il gioco è perfettamente giocabile da chiunque, ma se siete grandi fan dei DontNod e li seguite sin dai tempi di Life is Strange (se non addirittura da Remember Me o prima) vi sarete accorti che la loro formula di gameplay non ha praticamente mai subito grosse variazioni se non per pochi dettagli.

A questo si unisce un comparto tecnico piuttosto altalenante su console, passando da scene nel bosco dove il framerate risulta terribilmente ballerino e la risoluzione cala a picco fino a scene cittadine dove assistiamo a un framerate più solido e stabile, nonché una risoluzione più alta che rende giustizia al prodotto stesso, nonché alla sua direzione scenica.

Il fascino di Basswood, una cittadina immobile dove le persone non possono permettersi di fuggire verso nuovi orizzonti, sembra quasi cristallizzata sia nella mente di Sam che in quella degli sviluppatori. In questi frangenti si propaga inoltre una colonna sonora accogliente e interessante, in grado di tenere alto l’interesse del giocatore senza tuttavia risultare mai in una componente così fondamentale dall’obbligarvi a cercarla su YouTube o Spotify per ascoltarla in loop.

In conclusione

Twin Mirror è l’ennesima, buona, avventura targata DontNod. Lo studio di sviluppo sa come raccontare una storia e dopo il recente Tell Me Why mette a segno un altro colpo di classe nelle sue produzioni.

Certo è che, però, la quasi immobilità relativa alle pochissime differenze nel gameplay inizia a farsi sentire e sarebbe ora di cominciare a sperimentare con le caratteristiche tecnologiche offerte dalle nuove console.

Prima di concludere, tuttavia, è importante sottolineare le straordinarie doti recitative di Graham Hamilton e Erica Luttrell, rispettivamente Sam e Anna. Entrambi i doppiatori hanno saputo dare vita a due personaggi estremamente convincenti e ben caratterizzati. Capita spesso di vedere doppiaggi non all’altezza di determinate produzioni, ma sappiate che Graham ed Erica sono stati in grado di toccare picchi d’eccellenza che difficilmente si possono riscontrare altrove.

Acquistate e giocate Twin Mirror perché sicuramente ne vale la pena, le avventure disturbate e investigative di Sam riusciranno a strapparvi 6 ore di gioco con facilità, ma non aspettatevi un capolavoro. Se riuscirete a vivere il gioco seguendo questa idea, ne trarrete grande beneficio e potrete godervi un’avventura di tutto rispetto.

Riassumendo

Twin Mirror è l’ennesima, buona, avventura targata DontNod. Lo studio di sviluppo sa come raccontare una storia e dopo il recente Tell Me Why mette a segno un altro colpo di classe nelle sue produzioni.

Voto Finale
7/10
7/10

Pro

  • Ottima recitazione
  • Il palazzo di cristallo è molto interessante
  • Bassword è il simbolo dell’immobilità umana

Contro

  • Dettagli tecnici altalenanti
  • Il gameplay andrebbe ammodernato
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Simone Aragno