Silver Chains – Recensione della versione PlayStation 4

Abbiamo provato in anteprima la versione PS4 del primissimo titolo dei ragazzi di Cracked Heads

Titolo di cui si è iniziato a parlare fin dall’ormai lontano 2017, Silver Chains è la prima opera dei ragazzi russi di Cracked Heads, uscito nel 2019 per PC ed in uscita il 29 Gennaio 2021 per le piattaforme PlayStation 4, Xbox One e Switch.

Il gioco promette un’esperienza horror basata sulla risoluzione di enigmi per addentrarsi sempre più all’interno degli oscuri segreti di una magione abbandonata ormai da tempo.

Una magione diroccata nel mezzo del nulla

L’incipit dell’avventura è molto semplice: dopo un misterioso incidente, Peter si risveglia all’interno di una casa abbandonata, situata nell’Inghilterra rurale. Non sapendo come e perché sia finito lì, Peter si rende conto fin da subito di non essere solo.

Mentre il nostro protagonista cerca di trovare una via d’uscita, inizia a scoprire gli oscuri segreti sulla tenuta e su cosa sia avvenuto in quel posto.

Partiamo dunque col dire che l’ambientazione strizza tantissimo l’occhio ad altri titoli del panorama indie-horror: una tenuta ormai dimenticata ed abbandonata da tempo in cui dovremo sopravvivere alle innumerevoli insidie che si opporranno alla nostra fuga, sempre con la sensazione di essere seguiti da qualcuno.

Ci troveremo quindi a risolvere puzzle ed enigmi per addentrarci sempre più all’interno della magione, districandoci tra stanze impolverate e luoghi segreti celati all’interno della casa. La realizzazione della mappa di gioco è pero abbastanza basilare, con una mappa molto piccola ed aree che si assomigliano fin troppo tra di loro.

Purtroppo avremo fin da subito l’impressione di una mappa povera e che impareremo a conoscere a memoria più per ripetitività delle aree che per abilità del giocatore.

Una grande atmosfera horror…

Nonostante le premesse precedenti, Silver Chains ha però il merito di riuscirvi subito a catapultare nell’atmosfera del gioco.

La sensazione di essere perennemente osservati da qualcuno, unita alla paura di essere sopraffatto da un nemico nascosto dietro un angolo suscita ansia fin dall’avvio del gioco.

Ed è questo probabilmente il punto più interessante del titolo. Piuttosto che puntare su svariati jumpscare, gli sviluppatori si sono concentrati sul creare un’atmosfera ansiogena che non scema ma anzi, cresce per tutta la durata della campagna: tuoni in lontananza, legno che scricchiola, sussurri , sono tutti elementi che aiutano ad immergersi nel mondo di gioco ed a creare ansia nel giocatore.

Più volte all’inizio dell’avventura ci siamo ritrovati a risolvere i puzzle ambientali che il gioco ci proponeva con una certa fretta e tensione scaturite dalla sensazione che ci sia qualcuno alle nostre spalle.

Puzzle game che risultano mediamente ostici nel loro complesso e metteranno a dura prova il giocatore, ma noteremo comunque alcuni picchi tra enigmi fin troppo semplici ed altri fin troppo difficili. E tutto ciò nelle prime ore di gioco funziona….

…che si esaurisce però dopo poche ore di gioco

…fino a quando non ci si accorge dei limiti progettuali del gioco stesso. Chiariamoci subito, l’enorme e forse più grave pecca di Silver Chains è il rendersi conto che alcune meccaniche horror del gioco sono in realtà un castello di carta. Tolte quelle diventa un semplice puzzle game lineare.

All’inizio del gioco incontreremo subito “la madre”, questo personaggio che funge un po’ da Xenomorfo di Alien: Isolation. Seguite il parallelismo: nel titolo della saga Alien, lo Xenomorfo è una presenza continua all’interno dell’avventura, vi seguirà per tutta la mappa e punirà i giocatori troppo spavaldi che non presteranno abbastanza attenzione nel non farsi scoprire.

Stessa funzione che dovrebbe avere la madre in questo Silver Chains, ma ben presto capiremo che le uniche volte in cui appare sono in realtà scriptate in relazione al completare certi enigmi: basterà nascondersi in un armadio per qualche secondo per farla svanire completamente fino al prossimo evento scriptato.

Aggiungete a questo il fatto che è praticamente il solo ed unico nemico all’interno del gioco (tolto il boss finale) e trarrete subito la conclusione per cui in realtà potrete incappare nel game over pochissime volte, con la libertà di poter correre liberamente per tutta la mappa senza la minima preoccupazione.

Capirete quindi che questa scelta fa crollare tutta l’atmosfera horror che il gioco cerca di costruire nelle prime ore di gameplay.

Menzione speciale anche per la boss fight finale, che se nella teoria dovrebbe essere una forsennata fuga dal boss alla ricerca di un modo per sconfiggerlo, nella pratica si traduce in un prendere le distanze dal boss all’interno di una stanza quadrangolare.

La sfida consiste sostanzialmente nel girare intorno alla camera per attivare/raccogliere oggetti fin quando non sarete indirizzati al centro della stanza per sconfiggere il boss.

Purtroppo la realizzazione è molto lontana dagli standard odierni, anche per un indie, con una IA del boss totalmente da rivedere ed una ripetitività straziante nelle meccaniche della boss fight.

Non è tutto oro quello che luccica

Per quanto riguarda il comparto tecnico, non ci troviamo di fronte ad un capolavoro ma anzi, i difetti grafici ci sono e sono anche parecchio evidenti: texture caricate con qualche secondo di ritardo, con una qualità non definitissima, e l’inspiegabile “finta” illuminazione, che si traduce in alcuni angoli con texture nere piuttosto che colorate e poi successivamente messe in ombra per l’illuminazione della lanterna.

Purtroppo siamo anche incappati in una zona della mappa in cui vi è un’assenza di una striscia di texture, lasciando intravedere porzioni di mappa blu. Nonostante tutto il titolo riesce ad avere comunque un buon impatto a prima vista, a condizione di non concentrarsi troppo sui problemi sopra citati.

Ricordiamo inoltre che è il primo titolo dei ragazzi di Cracked Heads, per cui confidiamo certamente che questo sia un monito per una cura più dettagliata del comparto tecnico nei futuri titoli del team di sviluppo.

Per quanto riguarda il comparto sonoro, a differenza di quello tecnico, vi è una maggiore pulizia e varietà dei suoni, che nel loro insieme riescono comunque ad imprimere una certa atmosfera.

Silver Chains

Riassumendo

In conclusione, Silver Chains è un titolo che fa proprie alcune meccaniche ormai collaudate da tempo nel mondo degli indie horror non riuscendo però ad innovarle, con la grave pecca della ripetitività di alcune meccaniche del gioco che perdono di fascino con l’avanzare dell’avventura. Tutto sommato però il titolo riesce ad avere alcuni spunti giusti che se siete amanti del genere siamo certi possiate apprezzare.

Voto Finale
6.5/10
6.5/10

Pro

  • Alcuni puzzle game davvero ispirati
  • Comparto sonoro che ha il merito di immergervi nell’ambientazione
  • Grande atmosfera horror…

Contro

  • … che però cala irrimediabilmente dopo poche ore di gioco
  • Comparto tecnico insufficiente
  • Gameplay a volte fin troppo ripetitivo
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Antonio Rignanese