Curse Of The Dead Gods – Una recensione maledetta su Playstation 4

Negli ultimi anni è diventato sempre più comune l’utilizzo di componenti Roguelike, in particolar modo nel panorama indie, per dar vita a progetti miscellanei in grado di offrire nuove ed interessanti esperienze ai videogiocatori.

Prendiamo in esempio il blasonato Hades uscito lo scorso anno, colpì tutti grazie al grande talento dei ragazzi di Supergiant Games riuscendo ad adattare le diverse meccaniche roguelike al loro stile che li contraddistingue da sempre.

Offrendo una profondità sia in termini ludici e narrativi, regalando una mole di contenuti sempre nuovi e stuzzicanti, invogliando il giocatore a sessioni prolungate in cui fermarsi diventava un’impresa. Riuscendo perfino a caratterizzare in modo sublime i vari personaggi dando vita a dei momenti memorabili.

Bene, tenendo a mente questo il team francese Passtech Games, cavalca l’onda del momento portando Cursed Of The Dead Gods, un action roguelike con visuale isometrica ambientato in un tempio oscuro e maledetto. Teniamo a ringraziare Indigo Pearl per averci dato l’opportunità di provarlo in anteprima.

A questo punto la domanda sorge spontanea, saranno riusciti nel monumentale tentativo di eguagliare la concorrenza spietata degli altri esponenti del genere? Scopritelo con noi in questa recensione!

Animo Arcade

Il titolo ha inizio con un brevissimo filmato dove vediamo per la prima volta il protagonista, un avventuriero assetato di ricchezza e fama pronto a rischiare il tutto per tutto pur di ottenerle, addentrarsi e rimanere intrappolato in questo tempio pericolante e misterioso.

Proseguendo si imbatte in questa porta ovale la quale ha una reminiscenza dello stile Azteco/Maya, toccandola per curiosità viene colpito da una maledizione che si lega precisamente al suo braccio destro. Questo evento da vita a un qualche specie di meccanismo, che la sblocca.

A questo punto il giocatore sarà obbligato a scegliere tra due percorsi con diverse diramazioni. Dovrete farvi strada tra le diverse stanze fino ad arrivare al/ai boss del piano.

Ogni figura nella ramificazione rappresenterà una ricompensa da ottenere, che siano denaro, armi malefiche, reliquie e potenziamenti delle caratteristiche, avrete modo di divertirvi a personalizzare la vostra partita.

Anche se non in maniera esaustiva come speravamo, difatti la prima critica che dobbiamo muovere è proprio sulla scarsa varietà d’approccio nei vari stage procedurali, sia come level design e interazioni ambientali, che per le esigue tipologie di armi a nostra disposizione. Il senso di riciclo e di fin troppa ripetitività si faranno sentire presto.

Quando avremo scelto, saremo catapultati direttamente nell’azione senza un minimo di preparazione, che stranamente verrà aggiunta successivamente quando il giocatore avrà già preso un po’ di confidenza con l’ambiente circostante.

Pad alla mano il movimento e le azioni del personaggio risultano macchinose il più delle volte, poco fluide e maneggevoli, che potrebbero causare situazioni frustranti.

Luci Imprigionate in un’Oscurità Eterna

Parlando delle basi del gameplay, che comprendono sia le classiche azioni disponibili in un action di questo tipo, che alcune aggiunte, ovvero:

  • Una schivata non infinita, basata su una barra stamina costituita da cinque punti resistenza, che scaleranno per via del costo delle nostre azioni. Il rimanere senza non compromette il movimento e la possibilità di attaccare con colpi basilari.
  • Un parry capace di farci stordire e indebolire il nemico, dandoci l’opportunità di contrattaccare.
  • La capacità di usare attacchi leggeri, i quali consumeranno stamina se portata a termine la combo e attacchi pesanti, che la prosciugheranno ad ogni utilizzo, tutto varia in base alla tipologia di arma utilizzata. Ad esempio armi ad una mano come un machete, armi secondarie come un revolver ed anche delle armi a due mani come un martello.
  • Eliminando i bersagli attiveremo “le uccisioni di avidità”, una meccanica a tempo, permettendoci così di guadagnare molte monete d’oro, più ne annienteremo consecutivamente senza farci colpire e più oro otterremo.
  • La torcia non solo ci illuminerà la strada, ma funzionerà attivamente nell’economia generale del titolo. Potremo bruciare i nemici, scovare trappole nascoste, accendere diverse fonti e ricevere meno danni se presenti nelle nostre vicinanze, visto che al buio prenderemmo il 50% di danni in più.
  • I “teschi di cristallo” e gli “anelli di giada” corrispondono alla valuta di scambio per nuove abilità, equipaggiamenti migliori con cui partire, altri invece da trovare nelle run successive e “I doni divini” punti che resetteranno il contenuto degli altari per le offerte, dei quali parleremo meglio in seguito.

Quello che abbiamo faticosamente guadagnato potrà essere investito una volta ritornati trionfanti o sconfitti agli “Inferi”, ovvero al centro del crocevia in cui vi è posta la suddetta porta ovale.

Sacrificarsi per Proseguire

Avanzando da stanza a stanza nella nostra avventura dovremo passare attraverso delle porte maledette, che andranno ad aumentare la barra apposita.

Ogni qual volta la riempiremo al suo massimo con i punti corruzione, verremo colpiti da un malus randomico che varia anche in base allo stage in cui ci troviamo.

Durante una partita potremo averne massimo quattro senza ripercussioni gravissime, malauguratamente ottenendo la quinta non si morirà istantaneamente, ma si metterà a durissima prova la vostra sopravvivenza.

Questi effetti dureranno fino alla fine della sessione o alla prematura morte.

Non fatevi scoraggiare però, il gioco tolto un primo approccio confusionario risulterà accessibile ed equilibrato nella difficoltà generale, aumentando gradualmente fino a sfociare nelle sfide più hardcore. Anche perché la corruzione non sarà soltanto una componente negativa per il giocatore.

Potrà essere usata come baratto facendosi maledire intenzionalmente tramite gli altari appositi, ottenendo in cambio:

  • Un boost agli attributi come costituzione, destrezza ed alla percezione, statistiche che influenzano rispettivamente salute, danni, e scoperta d’oggetti.
  • Armi normali e corrotte o miglioramenti vari per quelle attualmente equipaggiate.
  • Reliquie le quali funzionano come abilità passive.

Tutto questo è ottenibile anche tramite le monete d’oro o con i forzieri randomici reperibili nei diversi percorsi.

Il gioco presenta 11 bossfight principali che risultano essere il piatto forte della produzione, tutte diverse tra loro sia di design che per i vari moveset e abilità uniche. Quando uccideremo uno di essi per la prima volta, ci verrà donato un “Rubino” oggetto chiave utile nel proseguire la scalata verticale del tempio.

Concludiamo la parte relativa al gameplay accennando la presenza di sfide giornaliere (che vanno dall’attesa di uno fino a tre giorni).

Narrazione Impalpabile

Saremo molto brevi d’ora in poi visto che la ciccia ormai è finita. Il comparto narrativo è pressochè inesistente, tralasciando la parte iniziale e finale non avremo nessuno sviluppo o rivelazioni di sorta, scordatevi risvolti alla Hades/The Binding of Isaac.

L’unico modo per avere più informazioni è tramite il racconto silente degli approfondimenti (completamente adattati in italiano), sbloccabili una volta uccisi abbastanza nemici e boss.

Tempio a Fumetti

Dal punto di vista tecnico il gioco non brilla particolarmente, pulito e semplice con un utilizzo intelligente del cell-shading ed un’estetica il più delle volte blanda.

Difatti togliendo alcuni casi come le bossfight e stage, l’art design generale risulterà piatto e con una forte sensazione di già visto.

Un’ altra componente che ci ha deluso è stata la gestione dell’illuminazione, elemento fondamentale del titolo, non perché utilizzata in malo modo ma risulta a malapena sufficiente, senza infamia e senza lode.

Passando al comparto audio, troviamo una scelta precisa nell’assenza di qualsiasi tipo di sonorità (tranne per pochissime occasioni), lasciando il giocatore crogiolare nei suoi pensieri e nella sua ansia.

Gli unici suoni che sentiremo per tutto il tempo saranno gemiti di dolore provenienti dalle carni lacerate nemiche o nostre.

Concludo invece la parte tecnica con delle note positive, il titolo gira a 60 fps dove non abbiamo notato cali di sorta, e la durata complessiva si attesta sulla 20 di ore solo per completare la scalata principale, ovviamente ci saranno anche vari extra e soprattutto essendo un roguelike questa potrà essere espansa praticamente all’infinito.

Uroboro

Curse of The Dead Gods in definitiva rappresenta un ibrido tutto sommato piacevole, che riesce ad intrattenere il giocatore nelle prime fasi ma perdendo inesorabilmente mordente progredendo, interrompendo il sacro gameplay loop.

Certo non aiutano un art design e un level design scarni, tantomeno l’assenza di una qualche tipo di narrazione, ma per chi è in cerca di un prodotto arcade basato interamente sul giocare e rigiocare con un combat system gratificante, con una buona ottimizzazione e un livello di sfida gestito egregiamente, si troverà comunque un prodotto valido tra le mani.

Peace.

Riassumendo

Curse of The Dead Gods rappresenta al netto di una legnosità nei movimenti, una povertà degli ambienti e della varietà d’approccio un’esperienza tutto sommato ben congeniata, con un tasso di difficoltà sempre crescente per accontentare anche i più esigenti ed un gameplay in grado di restituire un ottimo feedback.

Voto Finale
7/10
7/10

Pro

  • Buon livello di sfida
  • Gameplay gratificante ma…
  • Interazioni ambientali da poter sfruttare in modo astuto
  • Ben ottimizzato  

Contro

  • Movimenti il più delle volte macchinosi
  • …Con una poca varietà di approccio e degli scenari 
  • Illuminazione che non raggiunge il suo massimo potenziale
  • Sensazione di ripetitività costante fin dai primi tentativi 
  • Inizio leggermente confusionario 
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