Black Legend – Recensione dell’RPG strategico su PlayStation 4

Nel corso dei 30 e passa anni che ci separano dalla nascita del genere, la realtà dei videogiochi strategici in tempo reale ha vantato diverse produzioni che hanno tenuto alto il nome della categoria, spesso troppo poco considerata, e che anche di recente ha accolto tra le sue fila diversi titoli dalla pregevole fattura.

Non ci sono solo celebri capostipiti come le serie di Age of Empires e Command & Conquer, che ancora oggi ricoprono un ruolo importante nello sviluppo moderno, ma anche prodotti decisamente più ‘giovani’ che hanno saputo fare propria l’eredità lasciata dagli storici nomi appena citati e proporla in un contesto odierno più evoluto. Ne possono essere un chiaro esempio la serie di XCOM a partire dal reboot del 2012, o anche i recentissimi Gears Tactics ed Iron Harvest, accolti positivamente da pubblico e critica nonostante si trattasse del primo approccio al genere per entrambi gli studi di sviluppo.

Storicamente legato al mondo del PC gaming, il mondo degli strategici in tempo reale ha progressivamente conquistato anche un posto tra le librerie dei titoli proposti su console, sebbene quest’ultime difficilmente risultino adatte ad un’esperienza di gioco egualmente ottimale rispetto ad un approccio su PC.

Tra le nuove file di prodotti legati al genere, e previsti anche su un ampio panorama console in arrivo sul mercato in questo 2021, troviamo Black Legend, sviluppato dal novizio team di sviluppo di Warcave, di cui è anche editore. Dopo un primo esordio tutto sommato positivo con l’RTS War Party, rilasciato circa due anni fa in collaborazione con i ragazzi di Crazy Monkey Studios, il team belga ha deciso di mettersi in gioco sviluppando un titolo indipendente sulla falsa riga del precedente lavoro, arricchendolo con delle meccaniche da gioco di ruolo.

Nella seguente recensione scopriremo se gli sviluppatori sono riusciti a soddisfare le aspettative, prendendo però in analisi esclusivamente il gioco nella sua versione per PlayStation 4, disponibile all’acquisto dal 25 Marzo assieme alle versioni per PC, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S e Nintendo Switch.

Una nebbia troppo fitta

Nella città maledetta di Grant, la presenza di una folta e pericolosa nebbia insidia i vicoli urbani in rovina, attraversati oramai quasi unicamente dai membri del Culto di Mefisto, dal nome dell’alchimista artefice dell’avvento della calamità sulla popolazione, che si sta lentamente consumando a causa delle terribili conseguenze portate dall’esposizione alla nebbia. Questa è la premessa con la quale Black Legend accoglie il giocatore in un’immaginario architettonico scozzese del XVII secolo, incaricato del preciso scopo di dissipare la bruma maledetta.

Fedeli ai dogmi dei giochi di ruolo più classici, gli sviluppatori hanno ben pensato di permettere agli utenti di personalizzare in prima battuta il proprio personaggio, un tentativo che lascia purtroppo il tempo che trova quando ci si scontra con la scarsità di elementi presenti nell’editor, tant’è che nel giro di pochi minuti avrete già preso visione di tutte le possibili caratterizzazioni estetiche del/della protagonista.

Spada alla mano, ci ritroveremo in un batter d’occhio dinnanzi alle porte del cancello di Grant, guidati all’ingresso da uno dei membri di un gruppo di ribelli impegnati anch’essi nella liberazione della propria amata città. Quest’ultimo sarà anche l’elemento del gioco che ci introdurrà alle meccaniche legate al combat system.

Saremo infatti subito ostacolati da un gruppo di nemici del tenebroso culto, brutalmente rovinati in volto e nell’animo per via della maledizione nebbiosa. L’approccio al campo di battaglia si traduce in uno schieramento dei membri del nostro party (che nel caso dei primi scontri non si sa chi siano ne da dove siano spuntati fuori, ndr) e degli avversari distribuiti in un’area divisa in tile, in quella che di fatto diventa una composizione a scacchiera. Nel corso di ogni scontro inoltre, i personaggi in azione guadagneranno dei punti esperienza per il rispettivo aumento di livello.

Ciascun guerriero in campo possiede una quantità limitata di Action Points e Movement Points, che definiscono rispettivamente il numero di azioni concesse e la distanza percorribile all’interno dell’arena di turno. Quest’ultima assume un ruolo particolarmente importante, dato che la posizione dalla quale vengono inflitti o subiti i danni garantirà più o meno una maggiore incidenza del colpo sugli HP.

Una meccanica che concede ai numerosi (e tediosi) scontri, spesso troppo statici, ripetitivi e privi di animazioni interessanti, un pizzico di capacità strategica aggiuntiva, utile per massimizzare al meglio i danni ed al tempo stesso pericolosa qualora un calcolo sbagliato ci lasci le spalle o il fianco scoperto. Il rischio è dunque, il più delle volte, quello di mandarci KO prima del tempo e lasciare il resto del party in una netta inferiorità numerica.

Black Legend
Uno scontro strategico tra le strade di Grant

Coerentemente con quanto raccontato sia dalle vicende del gioco sia dalla lore del mondo in cui è ambientato, Black Legend fa utilizzo delle leggi dell’alchimia non solo come pretesto narrativo, bensì ne costituisce uno dei capisaldi del combat system, vero elemento interessante del combattimento a turni ma sprovvisto di un approfondimento e di una cura che lo avrebbero reso potenzialmente più apprezzato.

Le tattiche da adottare durante gli scontri infatti, prevedono l’utilizzo di abilità uniche da parte di ciascun membro del gruppo, ognuna di esse legate alle 15 differenti classi giocabili, sbloccabili tramite l’esplorazione delle aree di gioco. Assegnare la classe ad uno dei personaggi, ne equipaggerà direttamente il miglior arsenale a disposizione per lo stile di combattimento selezionato, conferendogli al tempo stesso abilità uniche, siano esse attive o passive, per ciascuna classe scelta.

Queste sono relegate esclusivamente alla categoria adottata, salvo qualche abilità che funge da jolly e che può essere equipaggiata indistintamente da ogni personaggio. La particolarità di queste capacità alchemiche risiede nella possibilità di infliggere degli status ai nemici colpiti: Rubedo, Nigredo, Albedo e Citrinitas (applicabili anche tramite alcuni oggetti specifici). Per ogni coppia di status inflitti al malcapitato di turno, l’attacco speciale che ne consegue impartirà un quantitativo di danni ben più sostanzioso.

Tale elemento potrebbe potenzialmente donare un aspetto strategico e ruolistico ancor più interessante, invitando il giocatore a gestire minuziosamente le sinergie tra i membri del party. Tuttavia, l’intrigante profilo strategico della cosa è destinato a scemare con l’aumento delle classi disponibili, che garantiranno in maniera sempre più costante, già da un paio d’ore dall’inizio, l’acquisizione di abilità in grado di sbloccare le combo più potenti praticamente ad ogni turno.

Inutile dire che l’esperienza in termini di gameplay ne soffre negativamente dopo poche ore di gioco, lasciando unicamente spazio all’interesse del giocatore per gli sviluppi narrativi, i quali risultano una piacevole scoperta man mano che si progredisce nell’intreccio. In più di un’occasione, gli elementi della narrazione potranno essere in grado di risvegliare la curiosità di chi sta giocando e spingerlo a continuare l’avventura, laddove un combat system acerbo non riesce.

Non una gioia per gli occhi

Volendo analizzare Black Legend al di là delle criticità espresse fino ad ora, la situazione non si evolve positivamente nemmeno concentrandosi su ciò che succede al di fuori del campo di battaglia. Sebbene il mondo di gioco rispecchi discretamente la catastrofica situazione descritta, esso risulta a volte fin troppo anonimo, relegando l’esplorazione ad una semplice ricerca di casse disposte per le varie aree e membri del party da reclutare.

Non manca certamente qualche eccezione alla regola: vi capiterà di ritrovarvi in particolari zone più ispirate di altre, tramite la presenza di NPC con cui, raramente, è possibile avviare un breve scambio di dialoghi che contribuisce a donare al giocatore sia la possibilità di accedere a quest secondarie, sia ottenere un maggiore consapevolezza del contesto che lo circonda.

Uno stile, sia in termini estetici che in termini di struttura della narrativa e del mondo di gioco, che strizza più volte l’occhio alle produzioni di From Software, e che più di una volta vi faranno percepire delle similitudini tra le produzioni, interpretandole come una semplice ispirazione ed un genuino omaggio ad un immaginario tanto celebre.

Black Legend
I vicoli urbani

A contribuire alla non perfetta riuscita del progetto, c’è da considerare la scarsa capacità di Black Legend di adattarsi ad un approccio ludico che possa abbracciare, non dico senza problemi, ma quanto meno decentemente il mondo delle console.

Se su PC, come già notato sulla demo, gli elementi a schermo risultano ben distribuiti e senza particolari orrori visivi o sovraccarico di elementi, l’assenza di un mouse su PlayStation 4 ha portato gli sviluppatori ad adottare delle soluzioni fortemente discutibili. Che ci si trovi in situazioni di battaglia o semplicemente nell’interfaccia del menu, lo schermo sarà costantemente riempito di schede relative alla descrizione degli elementi su cui semplicemente capiterà di spostarvi.

Ovviamente il tutto si traduce in una confusione a schermo costante, che trova il suo apice nelle fasi di gestione dei membri del party, con scritte e schede che si sovrappongono e scorrono in continuazione, il tutto condito da una mappatura dei comandi nei menu inutilmente complessa e per nulla intuitiva, e una pessima gestione della telecamera.

Uno “scatto” di troppo

In ultimo, ciò che Black Legend offre sotto l’aspetto tecnico lascia spazio ad un’ottimizzazione su PlayStation 4 pessima, e che in più di un’occasione risulterà non solo fastidiosa da vedere, ma potrebbe portare ad una serie di bug che invalideranno in maniera incisiva l’intera esperienza di gioco.

Sin da subito è possibile notare i continui freeze e i mancati caricamenti di texture presenti ogni qualvolta si passi da un’area all’altra del gioco, tramite la quale intercorre un periodo di caricamento, quando ci si approccia ad una battaglia o anche semplicemente entrando e uscendo dai menu.

Per ciò che concerne la nostra esperienza, in più di un’occasione ci siamo ritrovati di fronte all’impossibilità di aprire semplicemente il menu delle opzioni, rendendo impossibile l’accesso alle opzioni di salvataggio, costringendoci così a riavviare l’applicazione per accedere ai dati desiderati o salvarne di nuovi.

Black Legend
Interfaccia dei menu, all’apparenza normale ma che nasconde diverse criticità

Un approccio alla piattaforma disastroso e che rende praticamente rare le situazioni di gioco in cui non si presentano cali di frame, freeze e glitch vari. Neppure il sound design e la produzione delle musiche, non particolarmente degne di note, riescono purtroppo a risollevare l’animo dell’intera produzione tecnica.

In conclusione

Se il genere degli strategici a turni riesce con il passare del tempo a continuare a vedere titoli in grado di tenerne in alto il nome, Black Legend non rientra in quei giochi in grado di lasciare un’impronta di passaggio in questa realtà videoludica, ne tantomeno se si considera l’aspetto ruolistico dell’esperienza. Attraverso un incipit narrativo che si dimostra interessante, il primo gioco indipendente del team di sviluppo belga Warcave mette in scena un insieme fin troppo denso di criticità, causate da una gestione del combat system e del mondo di gioco orfane di qualche tocco in più che avrebbe potuto renderle davvero degni di nota ed una atroce ottimizzazione di quasi tutti gli elementi di gioco nella sua versione per PlayStation 4.

Black Legend

Riassumendo

Il primo progetto indipendente di Warcave non è certamente un esordio coi fiocchi. Black Legend vuole essere un particolare ibrido tra gioco di ruolo e strategico in tempo reale, ma nell’insieme di cose non riesce a risaltare in nessuno dei due ambiti, pur non mancando di alcuni spunti interessanti che purtroppo non vengono approfonditi a dovere. Non giova di certo un’ottimizzazione per PlayStation 4 che rovina sensibilmente l’esperienza di gioco e rischia in più di un’occasione di comprometterne alcune funzioni fondamentali.

Voto Finale
4.5/10
4.5/10

Pro

  • Incipit e sviluppo narrativo interessante

Contro

  • Combat system poco vario
  • Animazioni mai degne di nota e riducibili ad un paio di movimenti ripetuti
  • Ottimizzazione pessima su PlayStation 4
  • Gestione dei menu e della relativa mappatura dei comandi da rivedere
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Giuseppe Lenti

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