Scusate il ritardo – Vi presento El Shaddai: The Ascension of the Metatron

Esistono dei momenti in cui sei preso dalle ultime novità e ti godi l’hype per ciò che verrà ed altri in cui una vocina dentro di te ti dice “E perché no?” e ti viene voglia di riprendere un gioco completato tempo fa per rivivere un momento passato – il classico effetto nostalgia potremmo dire – o più semplicemente per un senso di sfida personale che ti fa dire “Chissà se so ancora giocarlo”.

Questa rubrica è nata così.
“Scusate il ritardo” è quindi il titolo che vogliamo dare a questa nuova serie di recensioni che prende in esame i giochi che hanno fatto – o non fatto – la storia delle generazioni precedenti di console per guardarli da un punto di vista più attuale e, allo stesso tempo, senza prendersi troppo sul serio.

INTRODUZIONE

La cosa bella di scrivere per un sito come GameIndustry.it è rimanere sempre aggiornati sul mondo dei videogiochi, ed è stato così che nel quotidiano lavoro di redazione mi è giunta tra le mani la notizia del ritorno di El Shaddai in una sua remastered per PC.

Gli sviluppatori infatti hanno annunciato l’arrivo di questa edizione per il decimo anniversario del gioco e io non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di riprendere per le mani un gioco il cui ricordo è legato alla sua particolarità.

Quando acquistai il titolo per Xbox 360 ero nella piena ricerca di qualcosa di interessante ad una cifra modica. Quel periodo era segnato più che mai da offerte succulente presenti sugli store U.K. e il fatto che molto spesso ad un’offerta succulenta corrispondesse un titolo multilingua mi spinse a provare questo gioco.

Tuttavia è bene non dilungarci troppo nei miei ricordi.

El Shaddai: The Ascension of the Metatron desta curiosità sia nel titolo sia nella sua copertina e potrebbe essere anche considerato di nicchia, quindi credo sia ormai giunto il momento di esaminare il gioco nelle varie peculiarità che lo hanno reso intrigante e un’esperienza indimenticabile.

THE ASCENSION OF THE METATRON

Questo è il sottotitolo che accompagna El Shaddai ed è uno dei primi indizi a rendere il gioco particolare. La cosa che bisogna dire fin da subito è la matrice d’ispirazione della trama: ci troviamo infatti di fronte ad un titolo che pone le sue basi sul libro apocrifo di Enoch, che fa riferimento alla bibbia giudaica e sono dei testi di natura prettamente apocalittica: e non per nulla lo scopo del nostro protagonista, Enoch appunto, sarà quello di salvare l’umanità dall’ennesimo diluvio.

Ma chi è Enoch?
Per capirlo dobbiamo fare riferimento alla parola “metatron”. Il metatron è comunemente descritto come uno scriba celeste che registra i peccati e i meriti degli uomini, un custode dei segreti celesti e un mediatore tra Dio e l’umanità, rappresenta l’archetipo dell’uomo ed è uno “il cui nome è come quello del suo maestro”.

L’Enoch che andremo a manovrare è uno scriba di natura umana che gode della più totale fiducia di Dio, l’unico uomo ad essere stato assunto da vivo nel suo regno. Inoltre, essendo l’uomo più puro esistente sulla terra e nei cieli, è l’unico che può riuscire a salvare l’umanità dalla corruzione portata sulla terra da alcuni angeli caduti (Azazel, Ezekiel e Sariel) che si atteggiano a dei di una nuova evoluzione, sfruttando i doni che Dio stesso ha concesso all’umanità, incluso il libero arbitrio.

Scritto in questo modo, sembrerebbe tutto molto semplice, ma la realtà è più complessa.
Fin dal filmato iniziale il nostro narratore, l’arcangelo Lucifel, ci fa presente che la nostra storia va al di là dei confini del tempo e dello spazio per come lo conosciamo noi: potrebbe essere avvenuta ieri, un milione di anni fa o anche domani. Inoltre ci sottolinea il fatto che abbiamo tutto il tempo del mondo per riuscire nella nostra impresa.

A dimostrazione di ciò, non solo vedremo fin da subito che il vestiario di Lucifel è odierno visti i suoi jeans e camicia nera, ma sarà anche simpatico assistere alle conversazioni che quest’ultimo ha con Dio al cellulare…
In contrapposizione a tale modernità, vedremo dapprima un Enoch con abiti tipicamente ellenici come una toga oppure un’armatura spartana in combattimento, ma che in seguito si trasformeranno in jeans e sandali coperti da una strana armatura a cui dovremo sempre far riferimento per capire quanti punti vita ci restano: l’armatura disintegrata è sinonimo di morte imminente… Tuttavia, come abbiamo anche visto in altri titoli come il primo Prince of Persia per console di settima generazione, non significherà K.O. in combattimento.

Grazie all’aiuto di Dio e dei suoi potenti arcangeli (Michael, Uriel e Gabriel), Enoch potrà ritentare infinite volte una battaglia. Gli arcangeli non saranno solo indispensabili in combattimento, ma anche per ricevere aiuti ed indicazioni nelle parti esplorative.

Tutto questo che vi ho appena accennato, viene spiegato nei vari filmati introduttivi posti in ordine sparso: rappresentano uno strano modo di fare tutorial in quanto non ti viene spiegato nulla finché non subisci le prime disfatte.

È giunto quindi il momento di aiutare Enoch a scalare la torre degli angeli caduti e salvare l’umanità!

VIAGGIA ALL’INTERNO DI UN MONDO MAI VISTO DAI MORTALI

Più proseguo nella stesura di questo articolo e più mi rendo conto di quanto sia complesso parlare di El Shaddai. Risulterebbe semplicistico definirlo un action game con fasi platform.

El Shaddai: The Ascension of the Metatron è in realtà un’esperienza all’interno di un gioco che offre un’avventura che bilancia e fonde perfettamente diversi tipi di gameplay: ci troveremo di fronte ad un’esplorazione in ambienti 3D con battaglie in 3D assieme ad un’esplorazione in 2D con battaglie a loro volta in 2D in base non solo alla situazione di gioco, ma anche al tipo di esperienza narrata.

Un gioco che all’apparenza sembrerebbe semplice, visti i pochi comandi sul pad, rappresenta invece un’esperienza quanto mai complessa perché il mondo di El Shaddai risulta veramente particolare nel concept stesso di ogni livello: nulla è realmente quello che sembra.

Affiancati a livelli platform semplici e intuitivi, ci ritroveremo dei livelli dove invece tutto sarà complicato non solo per la difficoltà del salto ma anche per il tipo di sfondo su cui ci andremo a muovere. Molto spesso non si avrà difficoltà solo a livello di prospettiva, per cui quello che sembra un salto frontale in realtà è un salto con inclinazione a destra, ma in alcuni capitoli il design delle piattaforme sarà tale da non riuscire veramente a capire su cosa bisogna saltare: si avrà la sensazione di avere un vero e proprio trip allucinogeno.

Ma questo trip non sarà solo esteriore, ma anche interiore!
Come abbiamo accennato prima, Enoch è un protagonista dall’animo più puro e sarà più volte vittima dei piani degli angeli caduti con lo scopo di corromperne l’integrità. Le difficoltà esteriori diventeranno allora difficoltà interiori in livelli e combattimenti che saranno esclusivamente dentro l’anima del protagonista e che lo proveranno nel corso dell’avventura.

Per rendere al meglio questo passaggio, gli sviluppatori hanno creato delle ambientazioni che fanno diventare El Shaddai un vero gioiello del design: ogni piano della torre, come anche ogni livello dentro l’anima di Enoch è il frutto di un lavoro magistrale. Nulla è uguale al precedente e nulla è lasciato al caso: luci, colori struttura del livello… Tutto fa parte di un piano ben preciso dedito a far immergere il giocatore nella mente di quell’angelo caduto e del suo modo di vedere sia il mondo che l’umanità. Potremo allora ritrovarci in livelli dal gusto estetico che potrebbero ricordare, alla lontana, i Super Mario di Nintendo o qualcosa di molto vicino al mondo di Tron, per citare dei titoli che possano risultare familiari a ciascuno di noi.

Tuttavia, questa cura maniacale per la diversità delle fasi platform non si ritrova all’interno delle dinamiche di combattimento e nel design dei nemici. Credo che sia questa l’unica reale pecca del gioco.

I nemici possono essere differenziati per tipologia, 3D o 2D, ma si presentano sempre uguali.

Per quanto riguarda i nemici 3D, si distinguono per le armi usate (3 in totale) e per il tipo di armatura indossata che può essere più o meno spessa e, quindi, che necessita di più o meno colpi per essere distrutta. Un’ulteriore pecca è anche il fatto che i combattimenti non sono evitabili e di conseguenza portano alla noia a lungo andare.

I nemici 2D rappresentano delle ombre o anime perdute o delle fiammelle e hanno come scopo quello di porsi come ostacolo durante le fasi platform. Sono evitabili, ma conviene affrontarli per ripristinare l’armatura o caricare velocemente la turbo.

Enoch per combattere può utilizzare le mani nude, ma può anche rubare le armi ai nemici ed utilizzarle dopo averle purificate in modo che abbiano il potere divino. Di conseguenza, avrà a disposizione a sua volta 3 tipologie di armi da utilizzare in base al nemico che si avrà di fronte, le quali saranno particolarmente efficaci quando si sbloccherà nel corso della storia lo stato di turbo: una mossa veramente potente che potrebbe decretare la fine di un boss in un colpo solo.

Per quanto riguarda la tipologia delle combo, non vi è nemmeno qui una particolare varietà: usufruiremo principalmente di un tasto che, in base alla scelta di contrattacco o meno, mostrerà il set dei colpi in modo diverso.

Anche per quanto riguarda i boss, la varietà di design è molto scarsa ad eccezione delle loro true form. Questa scelta, voluta o meno, influirà sulla continua sensazione di ridondanza non appena viene avviata qualsiasi tipo di battaglia.

Ad accompagnare il nostro viaggio ci sarà un’ottima colonna sonora, sempre azzeccata e mai fastidiosa, nemmeno nei punti più frustranti delle fasi platform.

A TALE BY LUCIFEL

È giunto il momento di tirare le somme su El Shaddai: The Ascension of the Metatron.
La prima cosa che mi viene da dire è che non è un gioco per tutti. Sebbene le dinamiche all’interno del gioco siano ormai comuni a tutti, il loro connubio e gusto artistico potrebbe non essere gradito dai più. Io stessa mi rendo conto che, da non amante dei platform, ho trovato certe soluzioni frustranti.

Tralasciando la pessima localizzazione in italiano del titolo, quello che maggiormente mi ha demoralizzato nel corso del gioco è appunto l’assenza di varietà nei nemici e il fatto che certi livelli siano davvero allucinanti nel concept: sono seria quando dico che potrebbero causare attacchi di epilessia a chi ne soffre.

Superate queste criticità, resta comunque un’esperienza da affrontare e mi auguro che la versione rimasterizzata in HD per PC riesca a rendere giustizia a quei personaggi che spesso e volentieri sono risultati pixellosi all’interno di un mondo fin troppo colorato e dettagliato.

Maria Chiara Plances

Sicuramente, per trovarsi in un sito che parla di videogiochi e del mondo nerd, non può essere amante dell’uncinetto… Anche se non disdegna le patatine fritte.

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