La Nicchia Nascosta – Spirit Hunter – L’horror che bussa alla porta (parte 1)

Avete presente cosa succede quando esce un gioco di un noto sviluppatore, no? Ci troviamo le bacheche dei social media invasi da annunci, articoli e immagini. Troviamo video sulle varie piattaforme di streaming che puntualmente contengono spoiler che non volevamo vedere.

E ora immaginate di essere nel vostro negozio di videogiochi di fiducia. State spulciando come veri esperti tra gli scaffali pieni di quei grandi titoli che tutti conosciamo. Ad un certo punto, il vostro occhio viene attirato da qualcosa di diverso. Una custodia solitaria, un titolo che non avete mai sentito, uno stile che non vi è familiare. Tra la curiosità e il commesso di turno che guarderà quello che avete in mano come se non fosse un articolo del suo negozio, iniziate a leggere la trama che vi farà porre una semplice domanda:

“E tu da dove spunti?”

Questo è ciò che ci ha portati a creare questa rubrica. Spinti dal motore della curiosità, vogliamo esplorare gli anfratti del panorama videoludico per farvi conoscere quei giochi “di nicchia” che una grande fetta di pubblico il più delle volte ignora; quelli che sì, hanno successo subito dopo la loro uscita, ma che finiscono dimenticati in pochissimo tempo.

Cercheremo di trasmettervi tutta le particolarità dei titoli che, a nostro modesto parere, meritano una possibilità e magari anche un angolino nella vostra collezione. Li descriveremo con attenzione, serietà e un pizzico di ironia dove serve. Il nostro intento è suscitare la vostra curiosità e invogliarvi a provare queste piccole gemme grezze, il tutto riducendo al minimo gli spoiler o, in caso, avvisandovi preventivamente.

Se questa idea vi piace e siete alla ricerca di qualcosa di nuovo da provare, “La nicchia nascosta” è qui al vostro servizio!

Come inaugurazione di questo nuovo progetto, voglio proporvi una visual novel che racchiude in sé horror e folklore giapponese, all’interno di una routine alquanto sovrannaturale. Vi presento con piacere…

Spirit Hunter: Death Mark

Sbarcato sulle maggiori console, quali PlayStation 4, PlayStation Vita, Xbox One, Nintendo Switch e Microsoft Windows, il produttore Experience e il publisher Aksys Games ci portano nella Tokyo degli anni ’90, più precisamente in periferia, nella città H. Qui, strane voci hanno cominciato a diffondersi in seguito a macabri e spiacevoli incidenti. Si parla di una strana cicatrice rossa, simile al morso di un cane, che appare sul corpo di coloro destinati a morire.

Questo marchio compare da un giorno all’altro, senza preavviso, e allora come fare per liberarsene? Come si può capire se le voci che corrono di bocca in bocca sono veritiere e lasciano presagire una futura morte? Consultare riviste di occulto, chiedere a veggenti o ignorarlo non servirà a nulla. Ma c’è un luogo, e una persona, che potrà darci le risposte che cerchiamo.

La villa e la bambola

In Death Mark vestiremo i panni di un uomo di mezz’età che, nel mezzo di una notte primaverile, si risveglia in un luogo a lui sconosciuto, senza ricordi riguardanti la sua vita e persino il suo nome (da qui, la possibilità di scegliere quello che più ci aggrada, ma per comodità di narrazione mi riferirò a lui con il suo nome preimpostato, Yashiki Kazuo). Il paesaggio intorno a lui è quello di una periferia buia e fredda dove, in mezzo alla vegetazione, spicca un’enorme villa dall’aria intimidatoria. L’unico rumore proviene dal cielo, in quello che sembra il rombo di un temporale in avvicinamento.

Un solo indizio ci viene fornito; nella tasca, il protagonista trova un biglietto da visita di una certa Saya Kujo, guaritrice spiritica; un nome a lui in qualche modo familiare. Sul retro, vi è un’illustrazione della villa. Mettendo insieme i pezzi, Yashiki conclude che la donna di nome Saya è una residente della casa e decide di bussare. Non c’è risposta, ma una luce si accende al piano superiore. L’uomo scopre che la porta è aperta ed entra.

Ad accoglierlo, c’è un ambiente completamente buio, freddo e inquietante. Nel silenzio surreale si sente solo il ticchettio di quello che pare un orologio. Yashiki intravede un scala e decide di raggiungere quella luce vista da fuori, ma un rumore lo distrae. Nell’oscurità intravede una figura dalle sembianze umane, ma senza identificarla a pieno. Ad un’ispezione più vicina si accorge trattarsi solo di una bambola. Tirando un sospiro di sollievo, sale al piano superiore.

La stanza che doveva avere la luce all’interno, però, si rivela presto totalmente buia. Yashiki è confuso, nell’aria vi è uno strano odore, simile a quello della frutta zuccherata ma con un retrogusto simile al ferro e il pavimento sotto i suoi piedi risuona come se fosse bagnato. All’improvviso, un fulmine si schianta al suolo e illumina per pochi attimi la stanza. C’è qualcosa di strano per terra, ai piedi del letto. Sembrano dei fiori, delle piante, ma quando altri fulmini rischiarano la scena, Yashiki comprende di cosa si tratti veramente.

Un corpo di donna è riverso a terra, in una pozza di sangue e con il ventre squarciato da una rigogliosa fuoriuscita di fiori. Pur trattandosi di una scena macabra, il dettaglio della flora colorata, che appare fuori posto, quasi affascina il giocatore, richiamando vagamente le impressioni suscitate dalle creature lovecraftiane.

Ovviamente incredulo, Yashiki è preso dal panico quando un ulteriore fulmine cade e… tutto diventa bianco. In sottofondo, si sente una risata. Quando riapre gli occhi, la stanza è illuminata delle calde luci del lampadario e il corpo della donna è svanito lasciando dietro di sé solamente la macchia di sangue sul pavimento. Credendo di aver sognato ad occhi aperti, il protagonista torna al piano inferiore dove, nel mentre, si sono accese anche le restanti luci.

La prima cosa che nota è l’arredamento piuttosto antiquato ma che ben si sposa con il resto della villa. Poi, si avvicina alla bambola di prima, potendola guardare meglio. Seduta su un divano rosso cremisi, la bambola di porcellana è finemente vestita con un elegante abito nero e i lunghi capelli biondi incorniciano la sua presenza. È così bella da sembrare quasi viva.

Benvenuto a Villa Kujo

Mary

Dopo un iniziale smarrimento per il fenomeno appena vissuto, Yashiki non la prende seriamente ma quando essa nominerà il marchio, tutto comincerà a farsi più interessante. Mary, questo il nome della bambola, racconta di essere la custode della villa da diversi anni, in supporto della famiglia Kujo. La defunta capofamiglia, Saya, stava facendo ricerche su come poter sciogliere la maledizione del marchio, ma purtroppo senza aver fatto in tempo a confidare le sue scoperte prima del sopraggiungere della morte.

Ci viene introdotta così la vera storia di questa maledizione. Gli spiriti che causano l’apparizione del marchio non sono altro che la concretizzazione del rancore dei defunti. Gli umani che hanno la sfortuna di incontrarli cominceranno a perdere gradualmente la memoria e gli spiriti stessi trarranno grande piacere nel vederli affrontare la morte, mentre soffrono nel terrore di perdere se stessi. Più i ricordi svaniscono, più si è vicini alla fine.

Mary ci dirà inoltre che il nostro tempo limite è al sorgere del sole. Non avremo altra scelta che imbracciare tutto il nostro coraggio e sfidare la sorte nelle poche ore rimaste. Anzi, un’altra possibilità c’è, e il gioco ce la fornisce all’istante, ma lascerò a voi il piacere di scoprirlo.

Compagni di sventura

Per nostra fortuna, non saremo gli unici ad aver avuto spiacevoli incontri con gli spiriti. Presto, alla porta della villa, busseranno altri personaggi, tutti portatori di marchio. Ognuno di loro ci fornirà un breve riassunto della propria esperienza e, con l’aiuto di Mary, li aiuteremo a vedere l’alba del giorno dopo. Sarà possibile portarli con noi nelle esplorazioni, ma solo uno alla volta e non sempre potrebbe rivelarsi il personaggio giusto nel momento giusto.

Diamo uno sguardo a i nostri compagni:

Tsukasa Yoshida, studente delle scuole elementari, solitamente cortese e gentile, ha un risvolto inaspettato nelle situazioni di pericolo.

Moe Watanabe, studentessa delle superiori, dal carattere allegro e sempre piena di energia, è una grande amante dell’occulto.

Satoru Mashita, ex-detective licenziato a causa di un presunto scandalo, dal carattere scontroso e cinico.

Shou Nagashima, studente delle superiori ed ex giocatore di baseball a causa di una ferita, tende a comportarsi da duro per nascondere le sue paure.

Christie Arimura, ex giornalista forzata a lasciare il lavoro in seguito ad uno scandalo, ha un forte potere spiritico.

Suzu Morimiya, studentessa delle elementari, cresciuta in una complessa situazione famigliare che l’ha resa molto matura per la sua età. Idolizza Eita come se fosse un fratello maggiore.

Eita Nakamatsu, maniaco dell’occulto, ha incontrato Suzu tramite il magazine mensile Ooparts.

Ai Kashiwagi, idol del popolare gruppo Love & Hero, bravissima pianista, ha un grande talento che le permette di cantare e ballare simultaneamente.

Towako Yasuoka, famosa veggente, usa i suoi poteri spirituali per dare consigli ai clienti, tra i quali vi sono anche politici.

Madoka Hiiro, ricercatrice di una grande compagnia farmaceutica, crede nella logica e rifiuta il sovrannaturale, non ha nessuna vena artistica.

Shuuji Daimon, dottore nella clinica della città H, dal carattere scorbutico ma molto abile nel suo mestiere, la sua salute non è delle migliori…

Itou Banshee, eccentrico vecchio che vive nel rifugio sotterraneo, sembra che possa interagire con gli esseri spirituali.

Alcuni di loro, purtroppo, risulteranno piuttosto privi di contenuti da raccontarci, limitandosi solo ad una breve presentazione, ma nulla di più che possa far pensare che quel personaggio sarà importante per la storia a venire o possa in qualche modo rimanere nella mente del giocatore.

È un vero peccato perché, a mio parere, saranno solo meno della metà dei personaggi a farci venire la voglia di conoscerli più a fondo. E saranno anche quelli che meglio si sposeranno con il carattere serio ma a tratti ironico del protagonista, creando simpatici scambi di battute in grado di smorzare un po’ la tensione costante che il titolo sa offrire.

L’oscurità che affascina

La visual novel verrà narrata in prima persona, dal punto di vista di Yashiki. Oltre a ciò, il gioco ci offrirà anche scenari esplorativi in stile dungeon crawler. Saranno cinque i capitoli in cui ci destreggeremo per sfuggire alla morte che ci soffia sul collo, ricercando nel frattempo la verità dietro questa strana maledizione e saranno solo le nostre decisioni a decretare se concluderemo l’avventura in un good o bad ending.

Con un gameplay piuttosto semplice basato su spostamenti direzionali, ci troveremo immersi in ambienti oscuri, decadenti, il più delle volte abbandonati e infestati (ovvio, i fantasmi non saranno mica nel bagno di casa nostra). Le nostre investigazioni avverranno sempre sotto la pallida luce della luna e il sole sarà cosa proibita per tutto il corso del gioco. Occasionali jumpscare ci accompagneranno nel nostro spostarci di zona in zona, ma non sempre saranno in grado di spaventarci.

Una piccola mappa a schermo ci aiuterà nell’esplorazione, anche se l’ho trovata molto minimale e con pochi dettagli su cui fare affidamento, rendendo alle volte caotico l’orientamento, complici anche gli ambienti di gioco molto simili tra di loro. Ad esempio, in una foresta come in un tunnel sotterraneo, la maggior parte degli scenari esplorabili saranno identici a prescindere dal punto in cui li approcceremo.

La nostra principale attività sarà comunque quella di raccogliere indizi e prestare attenzione ad ogni minimo particolare, ma non tutto sarà così facile. Ci saranno due meccaniche molto interessanti, utili per mantenere alto il livello di tensione. Partiamo con la modalità Deadly Choice.

Si tratta di una serie di scelte che compariranno nei momenti di maggior pericolo e potenzialmente mortali. A correrci contro, ci sarà un timer, aumentabile grazie a talismani raccolti in giro, che diminuirà velocemente dandoci poco tempo per poter ragionare sulle risposte.

Con gli indizi alla mano, non dovremo avere difficoltà a scegliere quella corretta riuscendo così a salvarci la pelle. Ma nel caso di risposta sbagliata, o la morte ci coglierà a braccia aperte o potremo ancora uscirne vivi indovinando quelle successive. Non preoccupatevi se la vostra avventura incontrerà una brusca fine, il gioco sarà comprensivo permettendoci di ripartire dalle scelte, da un checkpoint o da un salvataggio.

Essendo un titolo che fa uso di miti tipici del Sol Levante, anche certi indovinelli saranno basati su ciò, ma non tutti sono stati localizzati per noi occidentali. Ci ritroveremo in più di un’occasione davanti ad una serie di scelte da cui dipenderà la nostra vita e non ci sarà stato fornito l’indizio utile per portarci sulla giusta strada. Un esempio? Una domanda sarà basata sui Kanji e la loro lettura ma niente e nessuno ci darà chiaramente una spiegazione utile. Credo che questo renda bene il concetto.

Se avremo compiuto tutte le azioni in modo corretto, alla fine di ogni capitolo ci ritroveremo al cospetto del nostro simpatico spirito di turno. Essi sono creature dall’aspetto inquietante, deforme ma proprio per questo affascinante. Ognuno di loro avrà un qualche particolare legato alla storia che li caratterizza, intuibile in parte con i diversi indizi e che solo alla fine vedremo completa nella sezione delle informazioni visualizzabili nel menù di gioco.

Con un originale sistema di combattimento, in generale poco presente nelle classiche visual novel, avremo due possibilità per liberarci dalla maledizione: purificare o distruggere lo spirito. Insieme al partner prescelto, dovremo sfruttare combinazioni particolari di oggetti per indebolire il nemico. Se le nostre scelte saranno giuste, libereremo lo spirito dal suo rancore e il marchio scomparirà da coloro affiliati a tale essere. Ma se invece sbaglieremo qualcosa, lo spirito non potrà riposare in pace, continuando a trascinarsi appresso la sua rabbia e anche qualcun altro.

Ma attenzione! La decisione di distruggere anche solo uno spirito vi porterà inesorabilmente al bad ending, al quale va la mia menzione d’onore perché, dopo tutte le vicissitudini passate, merita davvero di essere visto, in quanto sentirete letteralmente un brivido freddo corrervi lungo la schiena in una scena davvero magistrale.

Chi non muore si rivede

Se nel corso del gioco saremo riusciti a purificare ogni spirito e a salvare ogni nostro compagno di sventura, allora ci sarà dato l’immediato accesso al dlc aggiuntivo, ovvero il capitolo 6.

Yashiki ancora una volta si ritroverà coinvolto nell’ennesimo fenomeno paranormale supportato dallo sporadico aiuto di tutti i precedenti personaggi, dei quali sempre e solo i 4 o 5 migliori menzionati prima avranno un ruolo primario in tutta la vicenda. Seguendo sempre lo stesso filone, anche qui avremo due finali, bad e good ending.

Purtroppo, questo capitolo aggiuntivo è stato oggetto di una censura tramite patch uscita al day-one. In Giappone, il gioco è stato rilasciato con la classificazione CERO D, il che significa che è destinato ad un pubblico dai 17 anni in poi. Con l’uscita in Nord America e in Europa, Aksys Games ed Experience hanno dovuto applicare la censura, oscurando una certa scena perché ritenuta possibilmente disturbante e/o offensiva da parte dell’ESRB (Entertainment Softwar Rating Board), riuscendo però a mantenere intatti il sonoro e la narrazione.

Personalmente, non ho trovato la scena in questione così problematica, soprattutto rispetto ad altre presenti nel gioco anche perché era perfettamente contestualizzata nella narrazione. Se siete curiosi di vederla, però, un modo esiste. Oltre alle immagini presenti online, se acquistate la versione retail del gioco, la patch non sarà automaticamente applicata ma scaricabile a parte tramite un aggiornamento, permettendovi di giocare il titolo nella sua versione originale.

La paura vien ascoltando

Se c’è qualcosa in grado di far risaltare le atmosfere horror, sono le musiche e in Death Mark il lavoro svolto è eccellente. Avremo diversi momenti nel totale silenzio e altri in cui gli unici rumori presenti saranno quelli di passi, risate, scricchiolii e suoni della natura che terranno alta la tensione, ma ci saranno anche potenti musiche con il compito di marcare ulteriormente il pericolo nel quale ci troviamo.

Per quanto riguarda il doppiaggio invece… è praticamente inesistente e sarà relegato solo a sporadiche frasi, se non addirittura a singole parole.

Un meritato successo

Accolto ottimamente dalla critica con votazioni sulla media dell’8, Death Mark ha vinto numerosi premi, ricevendo diversi adattamenti ed edizioni speciali.

Abbiamo una novel intitolata Shiin, scritta da Hitomi Amamiya e pubblicata da PHP Institute a febbraio 2019, dove ci viene raccontato il passato dei personaggi del gioco. Nello stesso mese, è stato anche realizzato un adattamento manga disegnato da Ena e pubblicato da Kakkiteki in Giappone. In più, ad Agosto è stata creata una serie audio-drama e, sempre nello stesso anno, Aksys Games ha trasformato le soundtrack dell’album in un vinile 12” in edizione limitata.

Insomma, ci sono elementi per tutti i gusti, peccato siano difficili da reperire, soprattutto la novel, che sarebbe un ottimo elemento aggiuntivo per rendere più completo il background dei personaggi.

Conclusioni

In una media di venti ore per il giocatore che vuole completare la galleria delle immagini e vedere tutti i possibili scenari, Death Mark è un titolo che sa dare forti emozioni. La visual novel ha una storia impattante, sempre dai toni cupi, dove la luce del giorno non è contemplata. Ogni passo, ogni scena ha sempre quel filo di tensione utile per tenere il giocatore allerta ed è un piacere ammirare i bellissimi dettagli degli artwork.

Seppur con scenari un po’ scontati e monotoni e le sue piccole pecche, ho trovato questo gioco davvero molto immersivo. Ho provato compassione per gli spiriti, tensione durante le esplorazioni, dispiacere per alcuni personaggi che spesso mi dimenticavo o che non ho praticamente usato ed estremo apprezzamento per quella manciata che mi sarei portata dietro ad oltranza. La rigiocabilità è ottima, resa tale da un veloce skip dei dialoghi. È, insomma, un titolo degno di essere giocato e goduto fino in fondo.

Lasciatevi marchiare e combattete per la vostra vita; l’avventura è appena cominciata.

Ah, ma certo, ho scordato di dirvi la cosa più importante. Tipo il fatto che questo è il primo gioco di una serie. Ebbene, Spirit Hunter non è altro che il titolo generale della saga, con il terzo capitolo ancora in sviluppo, mentre il secondo è già disponibile e ne parleremo nel prossimo episodio di questa rubrica.

Alla prossima!

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Cresciuta a pane e videogio…no, non è vero, giocava solo a Pokémon. Solo più tardi ha sviluppato una passione per i jrpg sconosciuti ai più.
Ama la Nihon Falcom con tutta se stessa.

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