Backlog – Come lo shopping compulsivo rovina una passione

Vi siete mai domandati cosa poter giocare in un pomeriggio di noia, soltanto per ritrovarvi poi a fissare una pila infinita di videogiochi e decidere di lasciar perdere? Ecco, nel caso, benvenuti nel club.

Gioco ai videogiochi da praticamente tutta la vita e questa passione è cresciuta con me giorno dopo giorno, permettendomi di imbarcarmi in avventure sempre nuove anche per fuggire un po’ dalla monotonia delle giornate sempre uguali.

Eppure, strano a dirsi, questa mia passione ha rischiato di essere rovinata da nientemeno che me stessa. O, per meglio dire, dal mio backlog.

La “Fast Fashion” videoludica e le infinite offerte

Ho iniziato ad accumulare attorno al 2014. Anno non solo particolare per me a livello personale, ma per tutta la community. È l’anno in cui realtà come Humble Bundle o abbonamenti come PlayStation Plus, seppur già esistenti, hanno vissuto una vera e propria epoca d’oro.

Da quell’anno in poi ottenere sempre più giochi a una cifra (spesso) irrisoria è diventata la norma. E se all’immagine aggiungiamo la presenza sempre più grande di videogiochi indie sul mercato, il quadro che si dipinge nelle nostre menti è quello di un media non solo estremamente vasto, ma anche fin troppo economico.

Questa epoca d’oro per il mercato è stata, per me, l’inizio di un’epoca oscura.

Sono stata abituata per anni ad acquistare poco e in modo ponderato perché, diciamolo chiaramente, i videogiochi erano un lusso e non in tutte le case si poteva trovare una console, anzi.

Il mio metodo all’epoca era acquistare un gioco (usato), giocarlo in tutta la sua interezza e poi rivenderlo per comprarne un altro (sempre usato). In questo modo ho passato la mia infanzia con titoli del calibro di Resident Evil, Spyro, Tomb Raider, Grand Theft Auto e Fear Effect spendendo relativamente molto poco.

resident evil 2 leon claire

Dal 2014 in poi sono passata dall’acquistare meno di una decina di giochi all’anno a comprarne oltre 40 ogni anno, rimpolpando la mia libreria di Steam e il mio scaffale pieno di confezioni più o meno sgargianti. I saldi di negozi retail sommati alle migliaia di offerte e abbonamenti disponibili per il digitale hanno fatto la mia gioia e (in parte) quella del mio portafogli.

“Tutto bellissimo” mi direte voi, “questo hobby da lusso di pochi è diventato accessibile a chiunque”. Però non dimentichiamoci di quella brutta parola che ho già usato in questo mio articolo e che compare anche nel titolo: backlog.

Perché, come già vi ho anticipato nelle prime righe, proprio il backlog ha rischiato di rovinare per sempre la mia passione per i videogiochi.

Perché il backlog può diventare un problema?

Torniamo alla domanda iniziale dopo questo lungo dispendio di righe. Fa ridere a pensarci, avere una vasta libreria di giochi e proprio per questo bloccarsi e non trovare la voglia di iniziare o continuare un titolo che magari ci stava anche piacendo. O magari accendere la console, iniziare a giocare per poi nuovamente fermarsi, perché magari quel gioco x comprato due mesi fa potrebbe piacere di più.

La troppa scelta può essere a dir poco letale per una passione come quella dei videogiochi, perché non ci vuole poco a finire un titolo, soprattutto se siete come me appassionati di RPG e di roguelike, giusto per portarvi ad esempio due generi che hanno fatto della longevità il loro punto di forza.

L’eccessivo backlog può anche, paradossalmente, farci perdere dei titoli “importanti”, di quelli che scatenano nel prossimo la domanda “perché non ci hai ancora giocato?” senza che noi possiamo arrivare a fornire una risposta adeguata.
Questa cosa mi è successa di recente e il gioco in questione è nientemeno che Dark Souls. Il titolo targato From Software è stato per oltre cinque anni e mezzo a “prendere la polvere” nella mia libreria di Steam. La cosa davvero ridicola di tutto ciò è che Dark Souls mi sta piacendo, e pure tanto, ma non lo avevo mai avviato semplicemente perché era seppellito in mezzo a centinaia di altri giochi che tuttora devo iniziare.

humble bundle origin

Quando per me è stato troppo

Mi è successo proprio di smettere di giocare per un periodo, per me infinito, di oltre nove mesi nel corso del 2019. Accendere una delle mie console o aprire la mia libreria di Steam era semplicemente stressante, perché ogni volta passavo ore a fissare lo schermo senza poi concludere nulla. Nemmeno The Binding of Isaac, il mio gioco preferito in assoluto, riusciva a destarmi da questo letargo.

La cosa ridicola è che io ho continuato a comprare. E ho continuato perché nella mia testa ogni offerta che si parava davanti era semplicemente imperdibile.
Quando avrei ritrovato God of War per PlayStation 4 a 20€? Quando avrebbero rimesso in sconto la All in One di Kingdom Hearts? E se la Endless Night Collection dei Persona Dancing diventasse introvabile (spoiler: la trovate ancora in vendita su Amazon)?

Il momento in cui mi sono resa conto che questo ciclo di acquisti compulsivi doveva finire è stato quando un anno fa, vedendo Red Dead Redemption 2 a 35€ in offerta, decisi di comprarlo.
Non riesco a a dimenticare il momento in cui aprii il pacco, tolsi il cellophane e appoggiai il gioco senza nemmeno aprirlo sullo scaffale. Per poi ricordarmi che possiedo anche il primo capitolo della serie, che acquistai su PlayStation Store ormai sei anni fa e che nemmeno installai sulla console.

Ho sentito il bisogno di rompere questo circolo vizioso per potermi riavvicinare alla mia passione, la quale era mutata in un mero acquistare compulsivamente qualsiasi cosa non fosse a prezzo pieno.

Ovviamente non ho smesso di comprare videogiochi, semplicemente pondero molto di più cosa acquistare e cerco di finire più giochi rispetto a quelli comprati nel corso di un anno.
Il mio backlog fa ancora paura, e non credo che riuscirò a giocare tutti i titoli che ho accumulato soprattutto in digitale. Però ora è più il tempo che passo a giocare effettivamente invece di stare a guardare cosa prendere o a fissare la pila che cresce sempre di più davanti a me.

No al Backlog? Non proprio

Giocare ai videogiochi è ancora più accessibile, ora che siamo nel 2021, rispetto al passato: non solo troviamo sempre i saldi digitali e gli sconti imperdibili da parte di varie catene retail, ma il numero di abbonamenti è incrementato ulteriormente (basta pensare a Xbox Game Pass Ultimate, il quale sta riscuotendo un enorme successo sia sulle console targate Microsoft che su PC).
Questa non è assolutamente una cosa brutta, sia chiaro. Anzi, è bello che chiunque possa avvicinarsi al mondo videoludico senza spendere un patrimonio per un piccolo parco titoli da provare per trovare il proprio genere preferito.

Tutto questo era per dirvi di annientare il vostro backlog o di non arrivare mai ad accumularne uno? Assolutamente no.
Penso che il punto di tutto questo sia arrivare a porci delle domande, prima tra tutte chiederci: perché siamo arrivati ad avere un backlog?

Io so perfettamente quando ho iniziato ad accumulare: ho passato tutta la mia vita a essere giudicata perché non avevo giocato un determinato titolo, oppure perché non possedevo una console in particolare. Ero semplicemente stufa di sentirmi inferiore sia in ambito personale, sia professionale quando ero ancora agli inizi.
Così ho iniziato a comprare sempre di più, oltre a giocare molte più ore. Il mio legame con i videogiochi, in un primo momento rafforzato, ha finito con l’essere diviso da un muro di custodie colorate e di key a basso prezzo.
Ho recuperato la mia passione dopo un periodo di pausa e dopo aver deciso che non mi importava più nulla di ciò che alcune persone avrebbero potuto dirmi. Perché alla fine avrei potuto avere la libreria giochi più vasta del mondo, ma non mi sarei goduta alcun titolo in quello stato.

backlog foto videogiochi
Una piccola parte del mio backlog retail (contando che compro principalmente in digitale e che l’ho già sfoltito negli ultimi mesi)

Questa è solo la mia esperienza personale con un problema che tuttora affligge il mio modo di approcciarmi ai videogiochi. Mentre cerco di ponderare ogni acquisto al meglio, spesso mi ritrovo a pensare al fatto che magari dovrei pure acquistare alcuni titoli prossimi all’uscita, per poi bloccarmi e ripensare a tutti quei giochi che ancora non ho nemmeno mai installato.

Mi rendo conto che, sì, alla fine in questo mio editoriale sto parlando di me come videogiocatrice, ma spero di racchiudere anche le esperienze di alcuni di voi e degli amici con cui ho già toccato questo argomento in passato. Perché magari le mie ragioni possono essere completamente diverse dalle vostre o da quelle di qualcun altro ancora, ma alla fine sempre di backlog si parla.

Ora che siamo arrivati davvero alla fine, vi chiedo ancora una volta: vi siete mai domandati cosa poter giocare in un pomeriggio di noia, soltanto per ritrovarvi poi a fissare una pila infinita di videogiochi e decidere di lasciar perdere? E poi aggiungo: perché siete arrivati ad avere un backlog?
Qualunque sia la vostra risposta a entrambe le domande, non dimenticate mai che il vostro amore per i videogiochi è sempre lì, da qualche parte, anche se magari è sepolto in pile e pile di titoli.

Sofia Marotta

Classe ’95, videogiocatrice dal 1998. Da quando ha scoperto Shin Megami Tensei i RPG sono il suo pane (quasi) quotidiano insieme a The Binding of Isaac. Quando non gioca o non parla di videogiochi, scrive racconti o guarda quello che capita su Netflix mentre ricama.

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