Spencer, Layden e Iwata: un mondo diverso

C’è qualcosa di diverso nel mondo videoludico moderno. C’è qualcosa che si sta rompendo, un sottile filo che univa le fila di fan delle più importanti aziende videoludiche e le aziende stesse, il loro modo di vedere e di ragionare in funzione dei videogiochi e della passione che unisce tutte le parti sopracitate.

Questo sottile filo di lana è stato tessuto per decenni da major e software house, fondando su di esso un rapporto di reciproca fiducia che permetteva così ai fan di attendere con (im)pazienza l’uscita del nuovo gioco di questa o quella compagnia, e alle stesse aziende di avere libertà creativa per puntare a stupire il videogiocatore, con la possibilità quindi di guadagnare sempre più prestigio e soldi, con la conseguente libertà d’azione in campo creativo.

Che cos’è successo?

È notizia di pochi giorni fa che Sony, una delle tre grandi major del settore, ha deciso di cambiare diversi piani di produzione relativi alle software house in suo possesso. Un ipotetico Days Gone 2 sembra essere sfumato in favore di un altrettanto ipotetico The Last of Us Remake, con Bend Studio posta sotto a Naughty Dog per aiutare nello sviluppo.

Inoltre, un altro studio Sony pare “devastato” dal fatto che l’azienda abbia deciso di non accettare una loro proposta per un nuovo gioco in favore di lavori su IP più conosciute e dal potenziale di vendite molto superiore. E a tutto ciò si unisce Japan Studios praticamente smantellato a causa di diverse fuoriuscite e licenziamenti.

L’ultimo gioco Bend Studio

E questa notizia sta facendo molto discutere su come Sony sia irrimediabilmente cambiata negli ultimi anni, come le sue strategie di marketing siano diverse rispetto alla visione del passato. E forse è un bene parlarne, forse sarebbe anche un bene capire verso quale strada stanno puntando e perché essa rappresenti un distacco enorme rispetto a quella del precedente CEO, Shawn Layden.

Ma in linea generale non è l’unico esempio che prenderemo in carico in questo articolo. Perché questa stessa strada è stata percorsa anche dal nuovo Presidente Nintendo, ovvero Shuntaro Furukawa, successore spirituale del compianto Satoru Iwata.

Incredibilmente, la strada che unisce Furukawa e Ryan è in piena controtendenza con quella intrapresa da Phil Spencer, il CEO di Xbox e amatissimo volto dell’industria videoludica americana.

Ma in cosa differiscono le loro strade? E, soprattutto, perché Phil Spencer è più vicino a un Iwata o a un Layden di quanto non potrebbero mai esserlo i ben più recenti Furukawa o Rayan?

I sogni sono importanti

Nintendo Switch, il punto di svolta di Nintendo

C’è una cosa che ha da sempre contraddistinto questo particolare mercato dagli altri, ovvero la capacità di coinvolgere il giocatore all’interno di produzioni di qualità fino a creare una vera e propria affezione nei confronti di un singolo titolo o di un brand intero, se non addirittura verso l’azienda che produce gli stessi videogiochi.

Certo, questo meccanismo esiste anche in altri settori (vedasi quello automobilistico), ma è più contenuto e costruito su basi differenti. Nel settore videoludico, saper vendere il proprio prodotto ancora prima di renderlo disponibile sul mercato, è la chiave vincente. Ma non basta, perché saperlo vendere non è automaticamente sinonimo di successo né di accoglimento da parte dei giocatori.

Il caso più recente è quello che vede Cyberpunk 2077 subissato di critiche e polemiche a causa della terrificante gestione avvenuta da parte dell’amministrazione di CD Projekt Red, la quale ha puntato fortissimo su una campagna di marketing aggressiva e che metteva in mostra tutte le enormi potenzialità del titolo, salvo pubblicare poi un gioco molto diverso da quello mostrato antecedentemente.

L’ ansia per il lancio del gioco era semplicemente alle stelle, le premesse (e promesse) erano quelle di un gioco mai visto prima, i personaggi speciali inseriti di livello altissimo, eppure il gioco di per sé si è rivelato uno dei peggiori acquisti di sempre fatti da moltissime persone. E questo è ciò che succede quando crei una grandissima affezione nel pubblico nei tuoi confronti (con giochi come The Witcher 3) e poi li sbalordisci negativamente con mosse del genere.

Phil Spencer, l’attuale capo della divisione Xbox di Microsoft

Ecco, quello in cui erano (o è, parlando di Spencer) veramente bravi i tre personaggi protagonisti di questo nostro articolo è proprio questo. Tutti e tre i “capoccia” delle rispettive aziende sapevano(sanno) come catturare l’interesse del pubblico ancora prima di vendere effettivamente loro il prodotto.

Ecco perché i sogni sono importanti, soprattutto in questo settore. Ciò che ricevi prima di acquistare una Nintendo Switch (progetto a cui Iwata ha ancora lavorato prima della sua scomparsa), o una Xbox Series X|S con il suo GamePass, o ciò che ricevevi prima di acquistare una console Sony sotto la gestione Layden era anzitutto un sogno, una promessa.

Era il sogno di avere tra le mani un prodotto unico, un prodotto che gli altri non hanno o comunque non offrono allo stesso livello. Un prodotto che ti rende parte di “un’élite” di persone ristrette che scelgono di acquistare. Una promessa di vedere giochi che altrove non potrai mai e poi mai avere, come le esclusive Nintendo, Sony o i servizi Microsoft.

Oggi manca quella spinta

Ciò che manca oggi, soprattutto in Jon Ryan e in Shuntaro Furukawa è questa capacità di venderti una speranza ancora prima del prodotto. La cosa si nota particolarmente nel momento in cui prendiamo in esame gli ultimi periodi di PlayStation 5 e Nintendo Switch.

Per quanto riguarda Sony, lo spostamento verso l’occidente è ormai palese e anche l’interesse nella creazione di giochi il più apprezzabili possibile da utenti al di fuori del Giappone è sotto gli occhi di tutti. Ma la differenza si nota anche prendendo in esempio il tweet che trovate qui sopra.

Shawn Layden stava parlando di Vib Ribbon, un gioco lanciato originariamente su Play Station 1 e divenuto iconico per il suo stile assolutamente unico. E la frase “non fu un successo multi-milionario, ma non era quello il punto” cozza terribilmente con la Sony moderna, quella che chiude i possibili progetti di una software house dipendente per spostarli a lavorare sull’ennesimo Remake che nessuno desidera.

È un cambio di mentalità nettissimo, una presa di posizione che fa comprendere al volo come l’interesse verso la creatività sia diventato pari alla capacità di quest’ultima di generare profitto. Insomma, i giochi si creano solo se generano tanto guadagno, in caso opposto rimangono solo delle idee appuntate su un block-notes in un cassetto.

E in Nintendo questo cambio è avvertibile in pieno sin dall’inizio del 2020, quando Animal Crossing non era ancora stato pubblicato ma la comunicazione dell’azienda Giapponese era già piuttosto traballante. Il periodo della pandemia poi è stato il colpo di grazia, il quale ha portato Nintendo addirittura ad annunciare a secco il lancio di alcuni titoli con un semplicissimo trailer sul canale YouTube.

Uno dei gesti più amati e riconoscibili dell’intera industria

Una mossa che è tutto tranne che da Nintendo. Non di quell’azienda che ha sempre fatto della comunicazione e della spettacolarizzazione del prodotto da presentare il suo punto forte, creando per prima i famosi Nintendo Direct per avere un contatto più intimo e diretto con i propri utenti, uniti insieme in quello che era il gesto più iconico donatoci da Satoru Iwata.

E infine possiamo citare Don Mattrick per Microsoft, il quale ha snaturato Xbox portando la divisione a perdere molta credibilità rispetto a quella guadagnata con Xbox 360 e facendo floppare il progetto Xbox One. E meno male che ad un certo punto è stato Phil Spencer a prendere le redini di Xbox, portando l’azienda a proporre prodotti come Xbox One X, a portare avanti una campagna marketing molto più aggressiva, a creare il GamePass e via discorrendo.

Poi certo, non tutto è rose e fiori ed è giusto ricordare che non esiste l’infallibilità. Sony ha avuto terreno difficile con PlayStation 3, specie nei primi anni, e ha lasciato fallire miseramente PlayStation Vita. Nintendo ha avuto ben più problemi di Sony con il Nintendo Wii U e Microsoft ha tentato l’azzardo di alzare il prezzo dell’Xbox Live per spingere più sul GamePass Ultimate, incontrando non poche proteste che l’hanno fatta tornare sui suoi passi molto in fretta.

Jim Ryan, attuale CEO della divisione PlayStation di Sony

Però, malgrado tutto, il discorso detto sopra rimane intatto. I sogni sono importanti, ed è bene non dimenticarselo mai. Soprattutto perché, sui sogni e sulle speranze, milioni di giocatori hanno accordato la loro fiducia alle più famose aziende del settore.

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