Zack Snyder’s Justice League – Ne avevamo davvero bisogno?

No.

L’articolo potrebbe finire qui, ma mi rendo conto che quando si dà un giudizio assoluto di questo tipo bisogna spiegare i motivi a sostegno di questa tesi.

Direi che è opportuno in questo caso partire dal contesto storico dietro non solo il film di Justice League, ma di tutto l’universo DC e farlo seguendo poche e semplici tappe che porteranno, indubbiamente, ad un confronto diretto con la controparte Marvel, perché tutto nasce da lì: Warner Bros. e il suo tentativo – ormai possiamo dirlo senza remore – fallimentare di creare un cinematic universe che contrastasse la sua diretta concorrente.

È stato grazie al successo de “Il cavaliere Oscuro” di Nolan che la Warner Bros. ha iniziato a credere che si potesse realizzare qualcosa di buono dal mondo DC comics e quindi riportare in auge anche una storia di Superman dopo l’ultimo insuccesso di un film sul supereroe di qualche anno prima. Il mondo era pronto al cinema autoriale sui supereroi e uno dei modi per farlo era non mettere più il nome del protagonista in locandina ma il suo appellativo più famoso.

Con il film “Man of Steel”, Zack Snyder dà inizio alla nuova ondata di film DC dedicati al supereroe e il riscontro avuto dal pubblico fu sufficiente per mettere in moto l’uscita di altri lungometraggi a tema. Ma c’era qualcosa di sbagliato nel modo di agire della DC, qualcosa che nessuno aveva ancora capito. Warner Bros. sicuramente ha pensato che bastasse parlare di supereroi per avere successo, ma si sbagliava di grosso perché non vedeva l’insieme che aveva portato avanti la Marvel e che aveva fatto amare i supereroi anche a chi non ne aveva mai sentito parlare prima.

La Warner Bros. non aveva un progetto e questo si è sempre rispecchiato in ogni film e soprattutto in ogni film di Snyder.

BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE

Il secondo prodotto DC targato SNYDER ha destato moltissima curiosità negli appassionati del genere: lo scontro tra i due più grandi rappresentanti di quel mondo era da sempre stato relegato ai fumetti e quindi metterlo su schermo era una vera e propria novità. Io per prima rimasi affascinata dai primi leak e teaser usciti e ne aspettavo trepidante l’uscita in quanto appassionata dell’uomo pipistrello.

Lo ammetto, non sapevo che questo titolo era una sorta di seguito di quanto era avvenuto in “Man of Steel”. Avevo visto quest’ultimo al cinema e non mi era nemmeno piaciuto chissà quanto, senza contare che il finale mi aveva lasciato perplessa: da quando Superman uccide?

Fortunatamente nel 2016 avevo ancora una buona memoria e quindi ricordavo più o meno quanto fosse successo per poter ricollegare certe situazioni a determinati fatti avvenuti nella pellicola precedente.

Probabilmente ci saranno stati parecchi tagli in fase di montaggio o forse il film era esclusivamente per chi ha sempre seguito i fumetti e quindi riusciva a distinguere il sogno dalla realtà e non rimanere spiazzato quando puntualmente non si capiva nulla delle immagini che scorrevano davanti agli occhi, oppure chissà che altro. Puntualmente nemmeno questo capitolo della serie mi entusiasmò al punto da ignorare qualsiasi ulteriore notizia inerente a questo film.

Perché vi dico questo? Perché proprio mentre sto scrivendo questo articolo sono venuta a conoscenza del fatto che Batman v Superman ha una director’s cut che affronta e spiega bene o, comunque, meglio tutti quei fatti narrati che ad oggi continuo a dire che sono senza senso come ad esempio i sogni di Bruce.

Il che pone una ulteriore domanda. Dando per scontato che Zack Snyder non sia un incompetente e sapendo che la casa cinematografica della Warner Bros. imponeva un determinato minutaggio del film, perché non chiedere fin da subito che un film di questo calibro fosse suddiviso in due parti?

La volontà di creare un universo narrativo pone le basi, appunto, alla narrazione degli eventi, all’affiliazione al brand e all’affezione ai personaggi di cui narri le gesta. Non devono essere dati per scontati, soprattutto se vuoi richiamare l’attenzione di chi non ti conosce.

Anche la presenza stessa di Wonder Woman in questo capitolo risulta forzata. Ci si chiede fin da subito chi sia e perché sia lì. Non ci viene fornita una reale spiegazione e anche un Bruce Wayne come Nick Fury fa storcere il naso. Si poteva fare di meglio… Tralasciamo ovviamente il meme “Martha” che ormai è più che abusato, ma che forse rappresenta realmente ciò che è questo film.

Batman v Superman: Dawn of Justice doveva essere sfruttato anche da prologo per quello che sarebbe accaduto in seguito su Justice League, ma il continuo taglio e cucito in fase di montaggio hanno prodotto dei danni collaterali non indifferenti.

WONDER WOMAN

Uno dei danni collaterali dei continui abusi in fase di montaggio si riscontra anche nel film prodotto da Snyder e diretto da Patty Jenkins sulla nostra Amazzone di fiducia, introdotta in Batman v Superman come una delle forze fondamentali durante la lotta al cattivo di turno in una battaglia che ha portato al sacrificio e morte di Superman.

I fatti narrati all’interno del film fanno dei brevissimi accenni agli eventi di Batman v Superman, quelli essenziali per dare la spinta al racconto della vita di Diana Prince.

Il film, infatti, tratta delle origini di Wonder Woman ed è una pellicola che prova a scimmiottare quelli Marvel che trattano di un singolo supereroe. Narrare le origini di qualcuno significa preparare lo spettatore a qualcosa che accadrà dopo, ma questo passo è stato fatto troppo tardi.

Se per Batman e Superman sono note a tutti le origini, degli altri membri della Justice League nessuno sa nulla. Ecco qui parte uno dei problemi della Warner Bros. che ha pensato di risolvere troppo tardi, quando anche i ben speranti avevano pensato di mollare.
Io in primis, nonostante da piccola ero anche affezionata alla vecchissima serie tv sull’Amazzone, ho evitato di guardare questo film.

JUSTICE LEAGUE

Ed eccoci giunti al 2017 e all’arrivo del tanto chiacchierato Justice League, pompato dalla stampa come qualcosa che avrebbe surclassato Avengers.

Anche questo lo vidi al cinema. Non ricordo chi lo propose, ma ricordo chi era presente e il motivo principale per cui molti di loro si mossero fu “Nel caso dovesse essere orribile, almeno mi guardo Gal Gadot”, e anche io avrei voluto avere un motivo di questo tipo anche perché gli articoli di punta del DCU (Cavill e Momoa) non rientrano tra i miei gusti.

Voglio essere sincera con voi. Di questo film ricordo solo gli eroi che erano presenti, le battute indecenti di Flash, alcune scatole aliene, un cattivo no sense e il fatto che avessero fatto risorgere Superman usando un modo quanto mai assurdo. Evidentemente nessuno ha spiegato a Snyder o chi per lui che basta mettere Superman al sole, come i panni ad asciugare, per portarlo nuovamente in funzione. Anche se in realtà avrebbe dovuto ricordarsene lui stesso dato che in Batman v Superman questo sistema era stato lasciato più che intendere visto che non solo il cuore stava riprendendo a battere, ma anche la terra lì attorno alla bara di Superman si era smossa.

Per farla breve, con i miei amici ci fu un “Mai più!” generale e mettemmo nel dimenticatoio l’esperienza appena vissuta, nella speranza di un film migliore poco dopo e sicuramente non del DCU (quindi vi lascio immaginare quanto presi in considerazione Aquaman e Wonder Woman 1984).

ZACK SNYDER’S JUSTICE LEAGUE

Dopo questa lunga premessa, finalmente siamo giunti al pezzo forte dell’articolo.
Se da quanto emerso finora ancora non vi siete convinti del motivo del mio “No.” posto all’inizio, spero che nel proseguo di questa mia tesi riusciate a comprendere maggiormente quanto continua ad esserci di sbagliato nel solo fatto che esista una “SNYDER’S CUT”.

Sì, perché da che mondo è mondo, le director’s cut non avevano mai avuto il cognome del regista prima del titolo del film. In pratica è un modo gentile per dire a chi si è sporcato le mani e sostituito Snyder alla direzione del film che non ha fatto un buon lavoro.

La sostituzione di Snyder in testa al progetto non è stata dovuta per motivi di produzione, ma perché il regista ha subito un lutto molto pesante in famiglia che lo ha fatto ritirare e per questo umanamente mi dispiace. L’intero progetto Snyder’s Cut è infatti dedicato alla figlia Autumn che è venuta a mancare. Joss Whedon, che era stato chiamato in precedenza da Snyder per concludere il film, è subentrato quindi a quest’ultimo per supervisionare la post-produzione del film e dirigere le ultime scene restanti.

Il cambio di direzione ovviamente ha cambiato anche il modo di vedere la pellicola e se ho parlato di “lavoro sporco” è perché Whedon si è occupato di ridurre il film alle due ore richieste dalla Warner Bros. e questo sforzo, ovviamente, aveva messo in luce il grosso difetto di comprensibilità degli eventi narrati nella prima versione del film.

Ma cosa ha apportato la versione di Snyder al film di Justice League?

Indubbiamente la cosa più evidente è la durata: il film secondo Snyder dura quattro ore. Questa particolarità indubbiamente scoraggia la visione integrale del film in un’unica seduta perché, per dirla in modo simpatico, ciò equivale ad un “sequestro di persona”. Io ho già ho una scarsa tolleranza per un film che ne dura due di ore, figuratevi quanto fossi contenta all’idea di stare seduta sulla poltrona per tutto quel tempo.

Snyder, che a quanto pare ci ha pensato, ha suddiviso il film in 6 parti in modo da creare delle pause. Tuttavia la suddivisione non è equa, per cui ci si può ritrovare benissimo in situazioni in cui una parte dura 20 minuti ed un’altra più di un’ora. Personalmente l’ho suddivisa in due tappe da un’ora e mezza ciascuna e poi il rush finale di un’ora.

Come vi accennavo prima, del primo Justice League mi era rimasto ben poco e quindi per me è stato come vedere un film ex novo.
Man mano che passavano i minuti, però, il mio cervello andava risvegliando ii ricordi al punto che ho iniziato a riconoscere il nuovo dal vecchio.

Una cosa che ho indubbiamente notato nella prima scena con Wonder Woman è l’incoerenza tra ciò che accade e le reazioni delle persone. Ci ritroviamo di fronte ad un episodio terroristico dove è stata presa in ostaggio una scolaresca composta da delle ragazzine. Wonder Woman per salvare la situazione non solo uccide tutti lasciando parecchio sangue in giro e distrugge mezzo palazzo, ma le ragazzine alla fine sono felici e spensierate come se non fosse successo nulla. Dicevano che la pellicola avrebbe avuto toni più cupi e violenti, eppure cominciamo malissimo.

La Snyder’s Cut, come potete immaginare, inserisce tutte le scene tagliate in fase di post-produzione e che erano state pensate da Snyder stesso. Una di queste è quella che funge da spiegone al male superiore che sta per arrivare e dona un background a quelle strane scatole viste fin dall’inizio che erano da millenni sorvegliate sulla Terra nella speranza che non si attivassero mai.

Protagonista di questa scena madre è sempre Wonder Woman.
Tutto parte dalla terra delle Amazzoni dove la regina spera che Diana capisca il segnale di pericolo rappresentato dal lancio della freccia di Artemide. Questa scena è tediosamente lunga. Anche quando spunta in scena Diana stessa per prendere in mano la freccia, tutto sembra fatto al rallenty.

Si scoprirà, dopo questa lunghissima sequenza, che la freccia di Artemide apre una stanza segreta all’interno del tempio delle Amazzoni, dove, al suo interno, partirà un flashback che racconterà di come gli antichi popoli di déi, uomini e atlantidei sconfissero il male supremo rappresentato da Darkseid – nonostante l’ennesimo vichingo non sia riuscito a mirare alla testa – ed impedirono alle tre scatole di creare l’unità e di conseguenza la sottomissione della Terra e la sua inclusione tra le conquiste di Darkseid stesso. L’obiettivo ultimo di Darkseid è trovare, infine, l’equazione Anti-Vita in grado di togliere il libero arbitrio a qualsiasi essere vivente per il dominio totale sui popoli.

Oltre a questa, direi abbastanza importante sebbene più lunga del dovuto, sono state aggiunte ulteriori scene che danno profondità e un background ad altri co-protagonisti del film ossia Aquaman, Flash e Cyborg.

Tuttavia questo accorgimento non basta. Ho già accennato al problema dell’assenza di empatizzazione con tre quarti del cast protagonista perché non li si conosce.
Chi è informato sul DCU sa che un film su Aquaman è uscito nel 2018 che racconta delle sue origini, cosa che invece è appena accennata in Justice League, quasi data per scontata. Assieme ai suoi poteri.
Parlando di Flash, un film delle sue origini deve ancora uscire. Di quest’ultimo nemmeno è accennato il motivo per cui ha i poteri e nemmeno che poteri abbia, come faccia ad usarli e anche quando li usa non vengono spiegati.
Snyder non spiega mai nulla, ma ci torneremo più avanti.

In questa Snyder’s Cut solo Cyborg è veramente approfondito. A lui viene dedicata almeno mezz’ora su quattro dell’intera durata, ma solo perché è funzionale alla trama e svolge un ruolo basilare nella risoluzione del problema Steppenwolf.

Già, Steppenwolf. Mi ero dimenticata di dirvi che il cattivo che agisce in questo film è lui, non Darkseid. L’obiettivo di Steppenwolf è quello di recuperare le tre scatole magiche e riabilitarsi agli occhi del suo signore e padrone Darkseid.

Fortunatamente questo cattivo è la costante dei due film, a parte il nuovo design. A quanto parte Snyder ama usare la CGI ovunque e ha ritoccato anche il suo costume. L’elegante e oscura armatura dallo stile antico è diventata un’armatura spigolosa, di una lega che sembra più che altro alluminio e le frange dell’armatura (quella parte dell’armatura greco-romana simile ad una gonna, per intenderci) sono diventate un… beh, sono inequivocabilmente altro: il movimento ciondolante non lascia dubbi.

Ma adesso passiamo alla resurrezione di Superman.
Come dicevamo qualche paragrafo fa, Snyder si è dimenticato del potere del sole e del fatto che in Batman v Superman ne aveva fatto cenno di come quest’ultimo lo avrebbe rimesso in piedi. Sia Whedon che Snyder proseguono nel far utilizzare la scatola madre ai nostri eroi per riportarlo tra i viventi, poiché scopriremo tramite le parole stesse di Cyborg che quest’ultima è in grado ricomporre qualsiasi cosa.

E alla fine ci riescono.
Tuttavia la Justice League wannabe non aveva previsto la reazione di Superman e di conseguenza inizia lo scontro più bello all’interno del film. Davvero, mi è piaciuto moltissimo anche con il rallenty perché in questo caso avevano motivo di esistere.
La colonna sonora molto efficace e le sequenze davvero ben realizzate. Forse l’unica scena che rivedrei dell’intero film. Cheapeau.

Adesso però si passa al clou della vicenda. La battaglia finale.

La fase finale della Snyder’s Cut è qualcosa di totalmente diverso dalla prima versione. Rifatta per intero, cancellando quegli intermezzi comici che Whedon aveva inserito tra Superman e Flash. E, non mi è piaciuta.

Manca totalmente il senso del pericolo, sia perché sai che arriverà Superman e in un colpo farà fuori Steppenwolf, sia perché si scopre un potere che fino a tre ore prima era stato totalmente lasciato all’oscuro. Flash sa tornare indietro nel tempo perché sa andare più veloce della luce.
Questo potere si intuisce appena. Non ti viene spiegato, come non vengono spiegate tante altre cose.

Con la sconfitta di Steppenwolf grazie ad un’azione combinata di Aquaman e Wonder Woman (stavolta mirano alla testa), finiscono le prime 3 ore e mezza di film con gli eroi in posa sul campo di battaglia, dove hanno combattuto e sconfitto il male. Il film poteva concludersi così. Ma manca ancora mezz’ora, cos’altro ci sarà mai da dire?

L’ULTIMA MEZZ’ORA

L’epilogo del film è quanto di più delirante possa accadere.

Se da una parte abbiamo il ritorno alla normalità dei nostri eroi, con tanto di nuovi progressi nelle loro vite (Aquaman accetta di diventare re di Atlantide, Superman mette su famiglia con Lois, Flash trova lavoro), la scena cambia totalmente colore.

Reduce da Batman v Superman so bene che quando i toni attorno ai personaggi assumono gradazioni di rosso, stiamo parlando di sogni e nello specifico dei sogni di Batman. Sì, Batman ha il dono della veggenza. E no, questa cosa non ci viene spiegata nei film al cinema.

Probabilmente il reale accenno al Knightmare, così viene chiamato Batman che fa incubi su questi futuri distopici, viene fatto solo nella director’s cut di Batman v Superman e dato per scontato in questa versione di Justice League.

In questa scena di un possibile futuro vediamo non solo Joker alleato di Batman, ma un Superman cattivo con contorno di morti importanti come Wonder Woman, Aquaman e Lois Lane…

Questa improbabile squadra sta scappando da Superman che – ma non mi dire – vuole Batman morto perché a quanto pare ha causato la morte di Lois. Insomma, le solite cose che capitano a Bruce.

Il film si conclude con l’incontro tra Bruce Wayne e Martian Manhunter pronti a collaborare perché DarkSeid sta per arrivare e con lui la fine del mondo se non saranno pronti a combattere.

Chi è Martian Manhunter? Boh! Spunta nel film solo due volte: una sul finale che vi ho appena accennato e la prima in una scena rivista tra Lois e Martha Kent in cui scopriremo che quest’ultima in realtà era Martian trasformatosi in lei.

Evitabile? Sì.

EPILOGO

Siamo giunti alla fine di questo percorso. È arrivato il momento di tirare le somme.

Qual è il motivo principale per cui non avevamo bisogno della Snyder’s Cut? Il motivo principale è perché la direzione Warner Bros. non ha alcuna intenzione di finanziare un seguito, di conseguenza gli eventi che sono stati narrati e che lasciavano presagire una seconda parte risultano inutili e l’opera monca.

Un’altra ragione è dovuta al fatto che se già Snyder era a conoscenza del fatto che 120 minuti non gli sarebbero bastati per raccontare la sua storia, avrebbe dovuto chiedere la possibilità di dividere il film in due parti: è riuscito a farsi dare 70 milioni di dollari per aggiungere scene, tanta cgi e infiniti rallenty a questa sua versione di Justice League, sicuramente sarebbe riuscito ad avere tale possibilità.

Un altro motivo è dovuto alle basi del DCU stesso. Come abbiamo detto manca un’affiliazione ai protagonisti dovuta all’assenza di film che possano creare quell’affezione ed empatia che dovrebbero legarci a loro. Sono personaggi non umani non tanto perché nati da qualche divinità che li rende speciali, ma perché di loro non sai nulla.

Il DCU ha tanti eroi veramente validi e che vale la pena conoscere, perché non ci hanno pensato prima ai film stand alone con quei piccoli pezzi di puzzle da collegare poi nei successivi Justice League?

Mi dispiace, infine, per tutte quelle testate che osannano questa Snyder’s Cut come qualcosa di eccezionale, mai visto ed imprescindibile. Se per rendere discreto un film di due ore ne hanno dovuto aggiungere altre due, c’è un problema a monte. Qui non stiamo parlando di una versione estesa del film, ma che è godibile anche senza quelle scene aggiunte. Parliamo di un prodotto che non ha motivo di esistere senza più di due ore di scene. Perché la differenza con la versione cinema di Justice League è davvero troppa.

Zack Snyder’s Justice League è un altro film, quindi in sostanza i fan e tutti quelli che sono andati al cinema perché curiosi di vedere tanti supereroi combattere assieme contro un potente nemico, sono stati presi in giro.

Questa versione del film è un regalo che è stato fatto a Snyder per “salvare” la sua carriera, ma che ha definitivamente minato la fiducia di chi lo aveva seguito più o meno speranzoso fino al 2017. Non importa quante pezze mettano lui o la Warner Bros., la verità è che Justice League resta un prodotto mediocre in tutte le sue forme perché non ha le basi solide su cui costruire le sue vicende.

Non sarò io ad impedirvi di guardare la Zack Snyder’s Justice League, sicuramente sarò la prima a dirvi di impiegare queste quattro ore a fare altro perché la vita è fatta per i vivi e non per i progetti morti come questi.

Infine, volevo ringraziare il mio Alessio, la cui costanza mi ha infine portato alla visione oramai divenuta ineluttabile della Snyder’s Cut e la stesura di questo articolo.

Maria Chiara Plances

Sicuramente, per trovarsi in un sito che parla di videogiochi e del mondo nerd, non può essere amante dell’uncinetto… Anche se non disdegna le patatine fritte.

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