La Nicchia Nascosta – Spirit Hunter – L’horror che bussa alla porta (parte 2)

Come promesso, eccoci di ritorno con la seconda parte della visual novel più folkloristica degli ultimi tempi! Vi ricordate della leggenda del marchio? Di quella strana cicatrice rossa “donata” da qualche spirito? Se la risposta è sì, allora magari avete anche sfidato la sorte, uscendone vincitori e con qualche certezza in più. Avete provato a mettervi una fine, ma sarà davvero così?

Pensavate forse che in tutta Tokyo ci fossero solo una manciata di spiriti a scorrazzare per le strade? Vi sbagliate, anche perché quella del marchio è una leggenda che si racconta da parecchi anni. Dunque non rilassatevi troppo e fate attenzione se le luci di casa vostra cominciano ad accendersi da sole o se strane chiamate iniziano a far vibrare il vostro telefono. Poco distante dalla ormai famigliare Città H, un altro mito viene tramandato di bocca in bocca, e si dice che si ripeta ogni dieci anni.

Signore e signori, è un (dis)piacere darvi il benvenuto nel gioco di Kakuya.

Spirit Hunter: NG

Portato sulle medesime console del suo predecessore, eccetto che per Xbox One, è il secondo capitolo della saga e si svolge circa nove anni dopo le vicende di Death Mark, nel 1999. Siamo sempre a Tokyo, ma questa volta a Kissouji, in pieno centro città.

A narrarci la storia sarà una ragazzo dall’aria da teppista, il classico tipo con la faccia spaventosa al quale non ti avvicineresti se vuoi stare fuori dai guai. Non vuole attirare l’attenzione altrui, preferisce la notte al giorno, ama andare in giro con la sua moto e compete in incontri dell’underground cittadino dove è il campione imbattuto. Agile, con ottimi riflessi e uno spiccato sesto senso, poteva non essere lui il protagonista di questa nuova avventura?

È la seconda settimana delle vacanze estive scolastiche, e Kijma Akira cammina come suo solito nei vicoli più bui della città, lontano dai luminosi neon e dalla confusione della strada principale.

Quel giorno, davanti alla stazione di Kissouji, assiste alla scena di una ragazza importunata da un tipo piuttosto losco. Non volendo immischiarsi, fa per andarsene, quando la ragazza lo nota e improvvisa una recita fingendo di conoscerlo. Ovviamente infastidito, il molestatore affronta Kijima con aria di sfida, lasciando intendere una sua affiliazione con la Yakuza.

Kijima, però, non si lascia intimidire e lo mette presto K.O. con un singolo colpo. La ragazza ringrazia il suo salvatore ma, quando sta per presentarsi, interviene la polizia attirata dal trambusto della lite. I due sono così costretti a fuggire prendendo strade separate.

Dopo un agile depistaggio, Kijima ritorna sui suoi passi e si dirige verso un bar della zona. Ad accoglierlo vi è Natsumi, la zia che lo ha preso in custodia dopo la morte di sua sorella, nonché madre del protagonista. Gestisce un bar ma la sua occupazione principale è dedicata alla scrittura di racconti horror. Natsumi ha anche una figlia di nome Ami, che stravede per il cugino, tanto da considerarlo più come un fratello. Nonostante l’amorevole famiglia, Kijima preferisce vivere da solo, e aiuta la zia portando Ami a casa sua durante l’apertura serale del locale.

Una sera come tante, arrivati sulla soglia dell’appartamento, Ami nota una strana cartolina nera per terra davanti alla porta. Kijima la raccoglie, notando come sia indicato solo il destinatario ma non il mittente. Sul retro, poi, vi è una strana frase: “Quando la principessa Kaguya ritornò alla luna, disse: Lbamet’s pboolay. Che cosa significa?” Il significato di questo misterioso indovinello viene subito spiegato da Kijima, collegandolo alla Storia di un tagliatore di bambù (Taketori Monogatari) , riuscendo così a svelare il messaggio segreto: Let’s play.

Credendolo uno stupido scherzo, i due ignorano l’oggetto e iniziano a preparare la cena, parlando del più e del meno finché la zia non torna a prendere Ami dopo aver finito il lavoro. La sera dopo, la routine si ripete. Ma questa volta Kijima opta per utilizzare un sottopasso come scorciatoia verso casa. Qui, Ami nota un cabinato automatico per le foto e convince il fratello a scattarne una insieme. Il risultato, però, ha qualcosa di inquietante. Su una delle foto, la faccia della bambina è sfigurata da decine di inquietanti occhi sovrapposti. Credendolo un malfunzionamento della macchina, anche questo evento lascia il tempo che trova.

Poco più avanti, lungo la strada, Ami vede un vaso rovesciato e alcuni fiori sparpagliati per terra. Alla sua richiesta di risistemarlo, racconta a Kijima che in quel punto è avvenuto un brutto incidente nel quale una ragazza ha perso la vita. Yuri, questo il nome della defunta, era un’amica e vicina di casa di Ami ed anche la persona che le ha regalato le cuffie rosa che porta sempre con sé. Dispiaciuta per i fiori rovinati, la bambina decide che l’indomani ne avrebbe offerto di nuovi all’amica.

Il giorno dopo, Ami coinvolge il fratello nel comprare il mazzo di fiori e la sera stessa si recano nel sottopasso, ma qualcosa di insolito accade. All’improvviso, si sente una voce strana e appare quello che sembra essere il fantasma di una ragazza che, dopo averli minacciati di morte, svanisce illuminata dai fari di una macchina che corre a tutta velocità nello stretto sottopasso.

Impossibilitati a scappare per via di uno strano fenomeno, Kijima riesce a mettere in salvo sia Ami che se stesso, e velocemente rientrano a casa. La bimba entra nel bagno per lavarsi le ginocchia sbucciate e Kijima cerca la cassetta del pronto soccorso, quando d’un tratto l’urlo di Ami sconvolge tutto. Il ragazzo corre in bagno e quando entra… non trova nessuno. Ami sembra scomparsa nel nulla, lasciandosi dietro solo le sue amate cuffie insanguinate.

Kijima le raccoglie ma viene colto da una strana visione alla quale però non riesce a dare un senso. Poi, viene distratto dal suono di un flauto. Seguendo la melodia, percorre tutto il sottopassaggio giungendo così al cospetto di una creatura che del tutto stona nel mezzo del panorama cittadino. Una ragazzina sta suonando lo strumento argentato, con i lunghi capelli bianchi che fluttuano nel vento e vestita con preziosi abiti tradizionali. La sua bellezza innaturale sembra quella di una bambola.

Dice di chiamarsi Kakuya e di voler fare un gioco con lui. Le regole sono molto semplici: se lui perde scompare, riservando lo stesso destino ad Ami. Furioso per aver trovato il responsabile del rapimento di sua cugina, Kijima cerca di colpire la misteriosa fanciulla, ma senza riuscirci mentre questa svanisce nel nulla.

Da quel momento, non fui più in grado di vivere i noiosi giorni a cui ero abituato. In quel giorno, alla fine del Luglio del 1999…iniziarono i miei giorni NG”

Akira Kijima

Così ha inizio il secondo capitolo della saga dei Spirit Hunter e che, personalmente, reputo davvero molto ma molto bello. E adesso andiamo a scoprire il perché.

Gli amici che tutti vorremmo

A differenza del suo predecessore, i personaggi in questo titolo saranno di meno ma di gran lunga più curati. Ognuno avrà il suo spazio, le sue caratteristiche e, chi più chi meno, metteranno a dura prova i nervi e la pazienza del protagonista con ironiche battute e simpatiche prese in giro ma saranno sempre pronti ad aiutarlo. Conosciamoli meglio.

Akira Kijima, il protagonista, frequenta il terzo anno delle superiori. È una testa calda, taciturno e indifferente, ma sa essere molto premuroso verso gli amici e la famiglia. Famoso delinquente conosciuto nell’undergound cittadino, eccelle nel combattimento e i suoi riflessi fanno invidia ai migliori lottatori. Il suo migliore amico è Amanome.

Seiji Amanome, studente del terzo anno delle superiori, è il miglior amico di Kijima sin dall’infanzia. All’apparenza un ragazzo educato e dalle buone maniere ma che nasconde un lato pericoloso. Altri non è che il figlio del corrente capo della Yakuza della famiglia Amanome. Viene soprannominato “Principe del ricatto”. Il suo unico punto debole sono le storie dell’orrore e tutto ciò legato al paranormale. (Nda. È il personaggio che ho amato più di tutti, merita davvero tanto)

Kaoru Hazuki, frequenta il primo anno di una prestigiosa scuola privata. È amica di Ami, la sua cultura sull’occulto è molto vasta. Si veste in modo eccentrico e nonostante la sua aura in apparenza riservata, è invece coraggiosa e non teme nulla. Nasconde un particolare segreto…

Ami Kijima, frequenta il quinto anno delle elementari. Figlia di Natsumi, è molto matura per la sua età. È una grande fan della più famosa idol dell’occulto, Momo Kuruse. Indossa sempre un paio di cuffie con le quali ascolta le canzoni della sua beniamina.

Natsumi Kijima, scrittrice di romanzi dell’orrore. La sera si occupa del bar Black Rabbit, anche se riscuote poco successo tra i clienti, al contrario delle sue opere letterarie invece molto ben accolte dal pubblico. Ha un carattere gentile e premuroso.

Mitsuru Maruhashi, giovane membro della famiglia Amanome, in quanto novizio è sotto la tutela di Seiji. Nonostante il suo aspetto da duro, è invece molto goffo e fa un sacco di errori, ma è difficile non prenderlo in simpatia. Grande fan di Momo.

Naomasa Ban, losco giornalista famoso nell’industria mediatica. Sembra un adulto affidabile ma la sua vera natura è quella di un teppista di mezz’età a cui piace distruggere organizzazioni utilizzando piste e storie che ottiene attraverso interviste poco raccomandabili. Un uomo tosto che nasconde il suo passato dalle tinte oscure. È consapevole dell’esistenza degli spiriti.

Rosé Mulan, a sua definizione una maga. Il suo vero nome, l’età e il lavoro sono sconosciuti. È interessata al mondo spiritico. Parla come un gentleman dandy e si porta appresso una misteriosa aura. Ha molta stima per le abilità di Kijima e lo fissa come una pantera che guarda la sua preda.

Reina Ooe, poliziotta dal modus operandi non sempre il linea con la legge, è stata isolata dai colleghi per il suo spiccato senso di giustizia, cominciando ad assegnarsi da sola ai casi di suo interesse. Inaspettatamente amichevole e saggia, non perde mai la sua espressione seria.

Momo Kurose, conosciuta come Idol dell’occulto per il suo modo di vestirsi. Ha debuttato come attrice in show comici, soap opera e film. Popolare tra i giovani, lavora anche come modella. I suoi punti di forza sono la bellezza pura di una bambola e il modo di parlare. Spesso lavora a fianco delle colleghe del gruppo Love & Hero.

Una simpatica meccanica legata ai personaggi ed introdotta in NG è il Judgment. Durante le conversazioni, a volte ci verrà chiesto di esprimere una nostra reazione scegliendo tra le cinque facce che appariranno sullo schermo, dalla più arrabbiata alla più felice. Questa scelta affliggerà l’affetto dei personaggi verso il protagonista, ma non la storia in sé. Sarete dunque liberi di mostrarvi in disaccordo quando lo riterrete opportuno e invece mostrare apprezzamento per quel personaggio che magari vi starà più simpatico.

C’è uno spirito nel mio bagno!

Come in precedenza, molte saranno le similitudini ma altrettante saranno anche le variazioni. La storia sarà sempre piacevolmente narrata dal punto di vista del protagonista e i capitoli saranno sette, senza intaccare però la longevità del titolo che continua ad aggirarsi sulle 20 ore. Anche qui, potremo fare la nostra esplorazione in compagnia di uno solo di loro e le scelte saranno sempre molto incisive riguardo la loro sorte, ma verranno resi meno partecipi nei combattimenti finali.

Inoltre, se prima avevamo il marchio rosso a suggerirci l’avvicinarsi della nostra ora e il tempo limite fino all’alba, adesso saremo vittime di una maledizione che si presenterà sotto forma di inquietanti bocche che emergeranno dalla pelle, evolvendosi mano a mano che la “fiaba” (alla quale si ispira la maledizione) progredisce.

Lo stile di gameplay è rimasto invariato, con piccole differenze riguardanti la minimappa, ora ingrandibile, e un’esplorazione resa più semplice e forse più piacevole grazie agli scenari vari e soprattutto vivi. Se prima eravamo bloccati in un mondo di oscurità e abbandono, adesso potremo muoverci (seppur brevemente) anche alla luce del caldo sole estivo. Si assaggerà un gusto di quotidianità che accentuerà ancor di più il mischiarsi del paranormale in ambienti come la nostra casa, il parco cittadino o uffici di famose società, senza mai perdere quel velo di inquietudine tipico della serie.

La raccolta degli indizi è stata resa più semplice, in quanto risulterà più facile collegare gli oggetti ottenuti alla nostra azione successiva. Pur essendo il più delle volte collegati a miti e leggende giapponesi, forse in una sola occasione ho trovato un indovinello non veramente spiegato e più apprezzabile solo se si è a conoscenza di determinate fiabe locali, ma niente di impossibile o esagerato.

Sarà inoltre presente una piccola subquest che, se completata in ogni suo passo, ci sbloccherà un incontro… particolare. Veramente apprezzabile per le citazioni ai vecchi personaggi di Death Mark (e qui noteremo come sempre e solo una manciata di loro sarà nominata), ho avuto una delusione una volta giunta al termine. Ciò che mi aspettavo non era poi ciò che veramente mi si è parato davanti, rendendo quasi insignificante tutto l’hype creatosi. È comunque una questione di gusti, che non va per nulla a interferire con l’esperienza principale e che, volendo, è anche possibile ignorare.

Il game over che fa lo sgambetto

Vi ricordate della modalità Deadly Choice presente in Death Mark? Ebbene, qui verrà sostituita con una dalle caratteristiche e dal nome simili: la Crisis Choice. Essa sarà una scelta cruciale in un momento di pericolo che può risultare in un istantaneo game over in caso di risposta sbagliata. Troveremo anche in questo caso un timer che diminuirà molto rapidamente, costringendo il giocatore a ragionare ed agire con prontezza. Se si esaurisce, ovviamente sarà la fine. In entrambi i casi il gioco ci darà sempre l’opportunità di ripartire da quella scelta, da un salvataggio precedente o da un checkpoint.

A questo, si aggiungerà la modalità Survival Escape. Una volta al cospetto dello spirito, dovremo utilizzare i giusti oggetti e non solo, dovremo anche capire il punto giusto in cui usarli tra quelli selezionabili. Questa volta, il nostro partner non ci sarà d’aiuto per la battaglia in sé, ma solo durante l’esplorazione in base alle abilità possedute.

Per quanto riguarda purificazione e distruzione, la musica non cambia. Con l’oggetto giusto al posto giusto, lo spirito sarà libero dal suo rancore e verrà salvato. Ma con l’oggetto giusto al posto sbagliato e viceversa, distruggeremo la povera creatura, condannando al contempo il partner che avremo al nostro fianco.

Se Death Mark aveva due possibili finali, NG ce ne presenterà tre: good, normal e bad ending, raggiungibili sempre con le stesse meccaniche sopracitate ma ci saranno alcune condizioni aggiuntive. Nella storia saranno presenti due personaggi chiave (più uno) per poter sbloccare tutti i finali e completare al meglio il gioco.

  • Good ending: richiede tutti i personaggi vivi e tutti gli spiriti purificati. Tutto molto semplice no? Questo finale ha due ramificazioni a seconda di quale personaggio chiave sceglieremo in un punto preciso del gioco.
  • Normal ending: Almeno uno dei due personaggi chiave deve rimanere in vita, mentre l’altro o uno qualsiasi dovrà salutarci dopo aver fallito nella purificazione di uno spirito. Poverino. Anche qui vi sono due ramificazioni a seconda della nostra scelta.
  • Bad ending: entrambi i personaggi chiave devono essere sacrificati, sempre tramite distruzioni varie di poveri spiriti. Questo finale si divide in tre ulteriori ramificazioni a seconda di come gestiremo il terzo personaggio chiave. Sarebbe spoiler entrare nello specifico, lascerò a voi e alla vostra immaginazione capire le condizioni necessarie (ma fate prima a seguire una guida. Sul serio, non è affatto così intuibile se non per un flebile indizio lasciato nel corso di questo ending).

Una dolce melodia

Il suono del flauto sarà l’elemento che ci accompagnerà in tutto il nostro viaggio e che segnerà ogni volta l’inizio di un nuovo gioco orchestrato dall’affascinante Kakuya. I rumori saranno sempre enfatizzati per rispettare il climax delle scene. I piccoli jumpscare (che sarà possibile scegliere se attivare o meno a inizio partita) saranno un perfetto condimento ma non sempre efficaci, come succede anche in Death Mark.

Il doppiaggio è, ancora una volta, ridotto al minimo del minimo. Ma piccola nota di merito va all’interpretazione di una certa canzone, che sarà possibile ascoltare da ben due personaggi e, volendo, anche nella pagina descrittiva di uno di questi.

Concludendo

Reduce di uno scarno successo all’uscita, Spirit Hunter: NG è però il degno successore del primo titolo della saga. È consigliabile giocarlo seguendo l’ordine della serie, per non perdere le piccole citazioni sparse qua e là di Death Mark che fa davvero piacere riconoscere.

Gli artwork subiscono un miglioramento generale e gli spiriti sono davvero ben costruiti. Gli ambienti cittadini offrono una maggiore immedesimazione, instillandoci il terrore che le nostre quattro mura non siano poi così tanto sicure. I personaggi sono il vero fulcro delle vicende, in grado di farci affezionare e impressionare nel caso le cose non vadano come previsto. La rigiocabilità è resa più semplice grazie allo skip dei dialoghi, ma per poter vedere tutti i finali sarà necessario affrontare nuovamente ogni scenario.

In sostanza, consiglio questo gioco a tutti coloro che hanno apprezzato Death Mark ma anche a coloro che potrebbero avere ancora qualche dubbio perché, statene certi, questo suo seguito saprà soddisfarvi al meglio.

Il terzo capitolo di questa serie, dal titolo Shibito Magire, è stato finanziato tramite una campagna crowdfunding ed è attualmente in sviluppo. Restiamo dunque in trepida attesa di questo nuovo titolo che speriamo possa sorprenderci ancor di più.

Alla prossima!!

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Cresciuta a pane e videogio…no, non è vero, giocava solo a Pokémon. Solo più tardi ha sviluppato una passione per i jrpg sconosciuti ai più.
Ama la Nihon Falcom con tutta se stessa.

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