Resident Evil Village – Recensione della versione PlayStation 4

Si è parlato tanto di Resident Evil Village in questi mesi. Nell’attesa spasmodica che ci separava dall’arrivo del titolo sugli scaffali, siamo stati deliziati dalle demo rilasciate da Capcom, permettendoci così di farci un’idea un po’ più chiara della visione della software house di Osaka per quel che concerne l’ottavo capitolo della saga.

L’azienda giapponese ha già dato prova in tempi recenti di saper confezionare dei survival horror di buon livello, decidendo di scindere passato e futuro del brand in un’interessante operazione di restauro del vecchio (vedasi Resident Evil 2 Remake, forse uno dei migliori remake degli ultimi tempi, ed il più infelice, seppur comunque valido Resident Evil 3 Remake) e sperimentazione del nuovo (Resident Evil 7, che ha segnato un ritorno alle atmosfere claustrofobiche originali, introducendo una visuale in prima persona e un nuovo filone narrativo, insospettabilmente legato a doppio filo ai precedenti capitoli della saga).

Proprio dalle ottime basi del celebre settimo capitolo prende forma Resident Evil Village, un sequel diretto che, non vi nascondiamo, aveva instillato in noi qualche timore. Il dubbio che il titolo potesse essere fin troppo action e fuori contesto rispetto alle precedenti iterazioni della saga era forte, fomentato ulteriormente da alcuni trailer rilasciati durante la campagna promozionale.

Oggi, noi di GameIndustry.it siamo qui per parlarvi del titolo nella maniera più approfondita possibile, grazie a Koch Media, che ci ha fornito un codice per PlayStation 4 e PlayStation 5. Sarà riuscita Capcom a dissipare i nostri dubbi e restituirci quindi un Resident Evil degno di questo nome? Scopritelo nella nostra recensione!

Family

In Village rivestiremo i panni del mai troppo fortunato Ethan Winters. L’incipit narrativo sembra all’apparenza banale: sono passati 3 anni dall’incubo vissuto da Mia e suo marito in Lousiana. Gli orrori vissuti in casa Baker sembrano essere solo un brutto ricordo per la coppia che, grazie all’aiuto della Blue Umbrella, è riuscita a risollevarsi e a vivere una vita tutto sommato tranquilla assieme alla loro neonata Rose. Purtroppo non è tutto rose e fiori in famiglia e il trauma indelebile ha ormai marchiato le menti dei coniugi.

In una sequenza registicamente di buon impatto, il nostro verrà coinvolto nel giro di pochi secondi in un conflitto a fuoco nella sua abitazione ad opera di una squadra speciale al cui comando sembra esserci un viso assai familiare ai fan della saga: Chris Redfield.

Quella che potete leggere qui sopra è esattamente la stessa reazione che abbiamo avuto noi, attoniti dinnanzi a questa scena.

Non ci esprimeremo più di tanto sul perché un personaggio da sempre positivo all’interno della saga possa essere fautore di un simile gesto, ma quasi a volervi rendervi la pillola ancora più amara vi diciamo solo che oltre ad aver crivellato l’abitazione di proiettili, il ragazzone qui sopra rapirà Ethan e la sua tenera pargoletta Rose. Durante il trasporto però, qualcosa andrà storto e ci ritroveremo catapultati nelle terre gelide dell’est Europa, soli, sperduti, in cerca di nostra figlia e con un incredibile quantitativo di domande su ciò che sta accadendo.

Ci fermiamo qui, perché vogliamo che siate voi a scoprire come proseguiranno le vicende dal punto di vista narrativo. Vi diciamo solo che la trama di Resident Evil Village ci ha stupiti non poco, presentando dei personaggi interessanti, un ritmo particolare fatto di silenzi, fugaci rivelazioni e piccoli dettagli che incuriosiscono il giocatore, accompagnandolo verso un finale esplosivo, sorprendente che decisamente eleva il livello qualitativo medio della narrazione all’interno della saga.

Dad in the High Castle

I quattro signori
Si fa presto a capire che la situazione è ben più complessa di un semplice “la vampirona alta 3 metri vuole mangiarci vivi”.

Dopo un’intrigante premessa come questa è arrivato il momento di spendere qualche parola su quello che secondo noi è uno degli aspetti più interessanti dell’opera targata Capcom: il level design. Passata la sezione introduttiva piuttosto guidata si aprirà a noi un mondo di gioco stratificato e variegato nelle ambientazioni, che punta forte sull’esplorazione di ogni singolo anfratto e premia il giocatore curioso di sviscerarne i mille segreti.

Se pensavate che questo ottavo capitolo ruotasse solo attorno a Lady Dimitrescu e le sue figlie, vi diciamo senza remora alcuna che avete fatto un buco nell’acqua. Le aitanti vampire così tanto pubblicizzate in fase di marketing sono solo una delle tante insidie che Ethan Winters dovrà affrontare nell’impervia ricerca di sua figlia, così come la stokeriana reggia che le ospita è solo una delle diverse tappe in questo nuovo viaggio.

Quello che pare essere un bizzarro ordine famigliare capeggiato dalla misteriosa Madre Miranda, non è rilevante solo ai fini dell’intreccio narrativo, ma scandisce quella che è la progressione in game. Passeremo quindi dal villaggio che dà il nome all’episodio (il vero e proprio hub centrale del gioco che collega le diverse mappe disponibili) al sopracitato castello vampiresco, senza farsi mancare ulteriori luoghi – più o meno lineari – in cui avventurarsi. Le zone esplorabili sono infatti ben distinte e caratteristiche del signore che le governa.

Non tutte presentano lo stesso livello qualitativo (soprattutto in termini di estensione e complessità), ma garantiscono un’ottima varietà generale e risultano nel complesso tutte funzionali e piacevoli da spulciare.

Il setting scelto per Resident Evil Village quindi, si allontana prepotentemente dai canoni alla quale la serie ci ha abituato, scommettendo sul folklore est europeo e su tutta una serie di citazioni e palesi ispirazioni al panorama cinematografico/videoludico horror. Una scelta che avrà sicuramente fatto storcere il naso ai vecchi fanatici del brand e della quale noi invece, non possiamo che essere contenti, in quanto dona nuova linfa vitale alla saga.

Questa sezione particolare ci ha ricordato l’ormai defunto P.T. Silent Hills di Konami sotto molteplici punti di vista.

Come Resident Evil 4, più di Resident Evil 4

Non è un segreto che il quarto capitolo sia stato di grande ispirazione nello sviluppo di Village. Ad affiancare un level design da primi della classe ci pensa un gameplay solido e collaudato, che prende a piene mani quanto di buono c’era nel prequel e lo migliora. Il sistema di shooting restituisce pad alla mano un ottimo feeling generale con i colpi che hanno un effetto diretto sui nemici a seconda della parte del corpo interessata.

Ritorna la possibilità di entrare in guardia mediante la pressione del tasto L1 e viene aggiunta la capacità di spintonare via il nemico se il comando viene attivato col giusto tempismo. Una meccanica vitale che vi salverà da morte certa in moltissime situazioni, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati.

Ethan avrà a disposizione un arsenale che conta diverse bocche da fuoco: avremo dalla nostra pistole, fucili a pompa, esplosivi di diverso genere, un fucile di precisione e altre armi ancor più devastanti.

Segnaliamo inoltre che qualora doveste giocare il titolo su PlayStation 5, il grado di coinvolgimento nelle sezioni action salirà ulteriormente grazie al Dualsense e ai suoi grilletti adattivi: ogni arma presenterà infatti un feedback proprio, che si tradurrà in una resistenza alla pressione dei grilletti differente per ognuna di esse. Dispiace purtroppo che non sia stato sfruttato il feedback aptico.

“What are you buying?” an old friend would say!

Anche la gestione dell’inventario ed il crafting hanno subito delle lievi variazioni. Essi non si discostano molto da quanto visto nel settimo capitolo. Avremo la nostra valigetta in cui posizionare armi, munizioni e soluzioni mediche, mentre gli oggetti chiave e i materiali per il crafting avranno una finestra apposita, non consumando quindi degli spazi. L’inventario sarà espandibile tramite l’acquisto del relativo potenziamento.

E qui va introdotta una meccanica che i fan della serie hanno già incontrato nel quarto capitolo: il Mercante. Il Duca, questo il suo nome, farà la sua comparsa piuttosto presto nel corso dell’avventura e ci darà accesso al negozio interno del gioco.

Il Duca è un mercante bizzarro e misterioso che sembra conoscere piuttosto bene quello che sta succedendo a Ethan.

Tramite questo NPC potremo acquistare armi, munizioni, progetti per espandere le nostre possibilità di crafting e potenziamenti per le nostre armi, a patto di aver trovato le giuste componenti durante l’esplorazione. A riempire le nostre tasche virtuali ci pensano i Lei, la moneta locale, reperibili come drop dai nemici o in cambio degli oggetti ed i tesori nascosti nelle diverse aree.

Sì perché Village vede anche il ritorno dei tesori, disseminati in maniera intelligente per le mappe, che porteranno i completisti a sondare ogni stanza e/o risolvere i vari puzzle ambientali opzionali pur di ottenerli. Essi potranno essere vendibili singolarmente o, in alcuni casi combinabili così da ottenere un maggiore profitto in fase di vendita.

Ultima feature che vede coinvolto il nostro paffuto amico e viene incorporata allo shop in una fase più avanzata del gioco è la Cucina del Duca, una sezione nella quale sarà possibile preparare dei piatti (consegnando degli ingredienti) che garantiranno dei buff permanenti per il nostro protagonista come l’aumento della salute e una maggiore efficacia della parata contro gli attacchi nemici.

Between monsters and riddles

Una delle peculiarità che ha causato lo scetticismo generale da parte di molti giocatori sin dal primo annuncio, è stata la tipologia di nemici introdotta in questo nuovo capitolo. Abbandonati gli ormai stra abusati zombie putrescenti, in Resident Evil Village ci troveremo ad affrontare nuovi e tenaci nemici: i Lycan.

Sì, l’idea di aver avviato per sbaglio Bloodborne è passata anche per le nostre menti, inizialmente.

Bestiali nell’aspetto, essi sono comunque dotati di un minimo di intelletto e ci renderanno la situazione complicata qualora dovessero essere in gran numero – data la loro pellaccia dura – in quanto richiederanno non pochi colpi di arma da fuoco per essere abbattuti. A parte le loro movenze animalesche, questi ferali avversari sono all’atto pratico molto simili ai Ganados di Resident Evil 4, presentando un’intelligenza artificiale piuttosto approssimativa e facile da eludere, soprattutto a difficoltà standard.

Ma badate bene: doveste scegliere di aumentare ulteriormente la difficoltà il discorso sarà ben diverso e vi ritroverete nemici significativamente più resistenti, veloci e letali. Ne esistono di diverse tipologie, alcune più pericolose di altre, ma non saranno comunque l’unica minaccia di cui dovrete preoccuparvi.

Capcom sembra infatti aver preso nota delle critiche relative alla ridotta varietà di nemici del settimo capitolo, presentandosi nel suo seguito con un cast di mostruosità ben più variegato che difficilmente verrà a noia.

Non mancano delle sezioni in cui dovremmo fuggire da Lady Dimitrescu e famiglia, in maniera simile a quanto accadeva in Resident Evil 2 Remake con Mr. X.

Parlando delle boss fight, che non potevano mancare, possiamo dirvi senza anticiparvi troppo che anch’esse sono piuttosto divertenti e diversificate nell’insieme. Ognuna infatti avrà le proprie peculiarità e richiederà un approccio diverso per essere affrontata.

Per quanto Resident Evil Village possa sembrare ampiamente votato all’azione, non dimentica le sue origini e si ritaglia spesso delle sessioni dal ritmo più pacato, nelle quali andremo a risolvere enigmi e veri e propri puzzle ambientali piuttosto ispirati. Niente di troppo complicato, ma il fatto che siano presenti e che alcuni in particolare siano stilisticamente davvero curati non può che giovare all’intera esperienza.

Mercenaries, assemble!

Ultimo gradito ritorno nella saga è la modalità Mercenari, già vista nei capitoli più action e rimodernata per l’occasione con meccaniche che sembrano essere prese in prestito dalla modalità Raid dei due Resident Evil Revelations. In questo contenuto aggiuntivo (che sarà sbloccabile dopo aver terminato il gioco una volta) essere veloci e conoscere le mappe sarà essenziale per ottenere un buon punteggio. Ad ogni punteggio sarà correlato un rank che permetterà di sbloccare nuove mappe e ognuna di questa ci vedrà affrontare dei round in cui eliminare un certo numero di nemici entro un determinato tempo.

  • set abilità modalità mercenari
  • set abilità modalità mercenari

La schermata iniziale vi darà la possibilità di acquistare armi e potenziamenti per ogni round presso il Duca. All’interno delle arene saranno disponibili dei tempi bonus da raccogliere e delle abilità passive molto utili al completamento delle sessioni. Questo mix tra la classica modalità Mercenari e i Raid ci è piaciuto, rivelandosi un ottimo passatempo dall’anima squisitamente arcade.

La morte ti fa bella

Il comparto grafico di Resident Evil Village si appoggia ancora una volta sull’ormai rodato RE Engine, motore proprietario di Capcom capace di grandi miracoli (vedasi Monster Hunter Rise su Nintendo Switch), che dimostra anche questa volta una versatilità incredibile, permettendo una qualità visiva di buon livello anche su hardware meno prestanti. Anche su PlayStation 4 Pro, questo nuovo capitolo è perfettamente giocabile, vantando due modalità grafiche distinte che vanno a dare priorità rispettivamente a risoluzione e frame rate.

Nella prima, come potrete intuire, la console andrà a favorire la risoluzione, aumentandola fino al 4K tramite checkerboard rendering. Il colpo d’occhio è notevole, ma a risentirne inequivocabilmente è il frame rate, che a seconda delle situazioni oscilla tra i 30 ed i 40 FPS.

  • Modalita-Risoluzione1
  • Modalita-Risoluzione

Discorso diametralmente opposto per la seconda opzione, che punta a mantenere i 60 FPS in 1080P. Quest’ultima funziona piuttosto bene risultando stabile per la maggior parte del tempo, salvo situazioni concitate piene di nemici ed effetti a schermo, alle quali purtroppo l’hardware di scorsa generazione cede il fianco.

Tra le due modalità preferiamo sicuramente la seconda, ma c’è un però. Entrambe infatti soffrono di pop up e leggeri ritardi nel caricamento delle texture, che potrebbero dar fastidio vista la grande beltà che gli artisti di Capcom sono riusciti a proporre in questo nuovo esuberante capitolo.

  • Villaggio Re8
  • atrio castello RE8

Per il resto la qualità complessiva del tutto è piacevole, i modelli poligonali di personaggi e nemici sono comunque curatissimi e il sistema di illuminazione sebbene ridimensionato rispetto alle versioni next gen, risulta comunque di ottimo livello, riuscendo a mantenere intatta l’intrigante atmosfera in ogni sezione.

Per quel che concerne il comparto sonoro la qualità si mantiene su buoni livelli. C’è un certo esercizio di stile nel sound design, con i suoni ambientali che risultano sempre efficaci e credibili, e in alcuni casi, addirittura inquietanti. Il doppiaggio inglese è di buona qualità con un cast di voci davvero azzeccate. Purtroppo quello italiano per quanto buono nel complesso, non regge il confronto con la controparte anglofona, un vero peccato.

E la versione PS5?

Abbiamo avuto modo di provare anche la versione PlayStation 5 di Resident Evil Village al fine di delinearne le eventuali migliorie dovute all’hardware di nuova generazione. Migliorie che ci sono tutte e rendono l’esperienza generale ancora più solida e convincente. L’SSD custom della console di casa Sony permette dei caricamenti pressoché fulminei (non esistono realmente, sono visibili solo delle brevissime dissolvenze tra il menu principale ed il gioco effettivo).

Anche la versione di nuova generazione conta due modalità grafiche che semplicemente variano per la presenza o meno del Ray Tracing, con tutto quello che ne consegue in termini di prestazioni. Entrambe renderizzano il gioco in 4K mediante l’uso del checkerboard rendering ma puntano ai 60 FPS e ad una presentazione generale più dettagliata rispetto alla controparte Old Gen.

Se questo risultato viene raggiunto piuttosto stabilmente senza il Ray Tracing, il discorso è leggermente differente quando si attiva l’apposita modalità. Non stiamo parlando di cali di frame rate esorbitanti, ma di oscillazioni il cui picco numerico più basso quota 45 FPS. Un valore piuttosto interessante a nostro avviso.

  • ray tracing RE8
  • Re8 PS5

L’effetto garantisce sicuramente una maggiore profondità a riflessi e illuminazione generale, ma nel primo caso ci teniamo a far presente che si tratta di riflessi di bassa qualità, quindi l’optare per il Ray Tracing non è assolutamente una scelta indispensabile.

A chiudere il cerchio delle feature disponibili su PS5 ci pensa l’implementazione del Tempest Audio 3D che, a patto di usufruire di un paio di cuffie Sony Pulse, vi garantirà un audio immersivo e coinvolgente.

Piaciuta la Transilvania?

Nelle quasi 13 ore che abbiamo impiegato per completare il titolo a difficoltà standard abbiamo compreso una cosa: Resident Evil Village è un prodotto estremamente ambizioso. Lo si capisce dalla cura nei particolari, dalla narrazione decisamente più importante e seriosa rispetto al passato. È un seguito sviluppato con passione, che vuole divertire il giocatore senza mai frustrarlo, dosando accuratamente le due anime che lo compongono. Nonostante i numerosi cambiamenti apportati rispetto al passato (di cui Village è insospettabilmente rispettoso), se siete fan della saga o siete comunque alla ricerca di un ibrido ben riuscito tra action e survival horror, Resident Evil 8: Village è sicuramente il titolo che fa al caso vostro.

Riassumendo...

Resident Evil Village è un titolo con delle grandi responsabilità sulle spalle. Tenere alto il nome del brand senza snaturarne l’essenza non è assolutamente un compito facile, eppure l’ottavo capitolo ci riesce alla grande. Ci troviamo davanti ad un titolo solido, divertente nelle meccaniche e interessante nelle atmosfere, che riprende alcune idee dal passato della saga e le svecchia in maniera intelligente. Che siate fan di Resident Evil, degli action/survival horror, o più in generale amanti del videogioco, questo nuovo capitolo non potrà non fare la vostra felicità.

Voto Finale
8.5/10
8.5/10

Pro

  • Artisticamente superbo
  • Level design incredibile 
  • Buon bilanciamento tra fasi action e horror
  • Meccaniche di shooting e crafting sensibilmente migliorate
  • Narrativamente setta un nuovo standard per la serie
  • La rivisitata modalità Mercenari rappresenta una piacevole aggiunta

Contro

  • Alcuni cali di framerate in situazioni concitate e piene di effetti a schermo
  • Pop-up e Texture che caricano in ritardo su console Old Gen
  • Il doppiaggio italiano non regge il confronto con quello in lingua inglese
Davide Albano

Nato e cresciuto a pane e videogiochi, non disdegna gli altri media come il cinema, i manga e soprattutto la musica, per la quale ha quasi sviluppato una dipendenza viscerale.

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