Bonus dei videogiochi – Parliamone

Il Ministro della cultura Franceschini e il Ministro dei beni culturali Franco, hanno firmato un decreto per regolamentare delle agevolazioni indirizzate alle aziende videoludiche in Italia, ora sta alla commissione europea dare il via libera.

Cos’è il decreto e come funziona

In un momento sicuramente complicato per quanto riguarda lo sviluppo industriale/economico (e non solo) nel nostro paese, farà sicuramente piacere la notizia della firma questo decreto, trattata già in precedenza su Il Sole 24 Ore.

Nonostante non sia ancora entrata in vigore – manca infatti il benestare della Corte dei conti, la quale ha l’incarico di trasmetterlo alla Commissione UE che ne verificherà la compatibilità con gli aiuti di stato – possiamo già delineare come funzionerà il decreto.

L’agevolazione, pari al 25% del costo di produzione, è a favore delle imprese produttrici di videogiochi di nazionalità italiana (o soggette a tassazione in Italia) per prodotti riconosciuti di valore culturale da un’apposita commissione esaminatrice, fino all’ammontare annuo massimo di un milione di euro.

«I videogiochi sono frutto dell’ingegno creativo – ha dichiarato il ministro Franceschini al momento della firma – ed è giusto che, analogamente a quanto avviene per il cinema e l’audiovisivo, possano ricevere un sostegno, se riconosciuti come opere di particolare valore culturale».

Inoltre Franceschini ha fatto notare che «in Italia il settore è in crescita esponenziale, con numerose start up di under 30 in grado di sviluppare prodotti di elevata qualità, attrarre le grandi produzioni internazionali e far crescere i giovani talenti: si tratta di vere e proprie officine creative, che meritano ogni sostegno e possono contribuire a nuovi modi di conoscere e di apprendere».

Un altro passo avanti

Quello che è mancato in Italia è stato il saper attrarre anche le grandi aziende videoludiche, quelle che muovono le grandi masse di denaro. Ad oggi quasi tutte le grandi software house hanno diversi studi sparsi per il mondo, basti pensare a Rockstar Games oppure Ubisoft.
Sgravi fiscali significa possibilità di incentivare queste aziende, ma anche nuove, nell’aprire le loro sedi in Italia. Ciò comporterebbe un grande afflusso di denaro nell’economia videoludica italiana, che si rifletterebbe anche, appunto, nei fondi statali distribuiti alle software house della penisola. Nella speranza che quelle che ora sono start up diventino un giorno “grandi” aziende.

Dopo la recente “fondazione” nel 2020 di IIDEA (Italian Interactive Digital Entertainment Association, associazione che comprende gli editori e gli sviluppatori italiani e precedentemente nota come AESVI) eravamo ben speranzosi nei confronti di un’apertura dell’Italia nei confronti del mercato videoludico.

Un mercato da quasi 160 miliardi di euro a livello globale, che vede l’Italia (e gli italiani) soltanto fruitori e molto raramente “creatori” dei contenuti, rispetto alla maggior parte stati nel mondo. Sia chiaro, i nostri connazionali impiegati nelle maggiori aziende videoludiche sono un fiore dall’occhiello ed il mercato indie italiano è sempre stato valido.

In sintesi

La firma di questo decreto rappresenta un passo verso l’innovazione del settore dei videogiochi in Italia e, per quanto piccolo possa essere, la nostra speranza è quella di vedere il nostro paese sempre di più coinvolto per quanto riguarda l’esplorazione di nuovi mercati, come quello videoludico, a cui non sempre viene dato il giusto peso.

La responsabilità in questo settore l’abbiamo anche noi videogiocatori. Perché se da un lato è vero che ad oggi nel grande mercato risulta esclusa (o quasi) una grandissima fetta di produzioni italiane, è anche vero che il mercato lo determiniamo noi videogiocatori, che spesso ci dimentichiamo del nostro ruolo centrale.

Concludendo, il mio consiglio è quello di dare una chance ai titoli italiani, spesso bistrattati ma assolutamente validi, perché si sa, “italians do it better“.


Leave a Reply