Rust Console Edition – Recensione della versione Xbox

Il genere dei survival ha subito negli ultimi anni diversi periodi di popolarità, nei quali, grazie soprattutto a Twitch e YouTube, alcuni titoli hanno avuto modo di farsi largo fra la vetta delle classifiche di vendita di Steam. Alcuni di questi in particolare, hanno saputo attirare l’attenzione di decine di migliaia di giocatori, specialmente quei titoli che si sono prestati meglio alla macchina della diretta streaming.

Ma non sempre grandi numeri vuol dire anche grande qualità. Grazie alla potenza della rete e della viralità, nel bene e nel male, sono usciti allo scoperto anche giochi di dubbio valore.

Probabilmente avrete già capito dove andrà a finire il mio discorso, ma una premessa è d’obbligo: questa recensione si distacca dal mio solito stile di scrittura, perché credo sia necessario portare la discussione riguardo questo titolo su un piano più soggettivo, ovvero al livello di esperienza utente come fruitore finale del prodotto.

Per chi non conoscesse il titolo di cui stiamo parlando, Rust è un gioco multiplayer di stampo survival con una forte impronta PvP e visuale in prima persona. Uscito originariamente in Early Access su Steam nell’ormai lontano 2013, ha visto il suo lancio ufficiale su PC solamente nel Febbraio del 2018, per poi approdare su console il 21 Maggio di quest’anno.

Il gioco ha vissuto periodi più o meno floridi in base all’andamento degli aggiornamenti e del ritorno periodico come protagonista di tante dirette.

Noi abbiamo provato il titolo su Xbox Series X in retrocompatibilità, visto che al momento non è presente una patch dedicata alle console di attuale generazione.

 

Survival, PvP e un po’ di Battle Royale

Il gioco pone le sue basi sulle classiche meccaniche ormai consolidate del genere. In ogni partita ci ritroveremo su un isola, in compagnia di un massimo di altri 99 giocatori, con solamente una grossa pietra e una torcia, pronti a raccogliere tutte le risorse necessarie per poter sopravvivere e costruire nuova attrezzatura. Sete e fame saranno sempre dietro l’angolo e il nostro compito sarà quello di esplorare l’isola per ricavare l’indispensabile per potersi potenziare e restare in vita.

La caratteristica unica di Rust che lo ha portato a differenziarsi dagli altri migliaia di giochi simili, è che tutte le partite sono in realtà perpetue e continue in server che si resettano settimanalmente o mensilmente (in base al server scelto). In pratica, questa meccanica permette ai nostri personaggi di “esistere” all’interno del server anche nel momento in cui non stiamo fisicamente giocando.

Ciò che nella pratica succede, è che il nostro alter ego virtuale si metterà a “dormire” e gli altri giocatori non faranno altro che vederlo steso a poltrire.

Questa particolare meccanica, crea delle dinamiche sociali all’interno delle partite sicuramente inusuali, ed è sicuramente uno dei motivi che ha portato Rust ad essere così conosciuto. Inoltre, come accennato prima, il titolo è completamente PvP, quindi qualsiasi giocatore può arrecarvi danno in qualsiasi momento.

Base costruita in Rust

Giocando però, si iniziano a riscontrare i primi enormi problemi di game design di Rust. Senza troppi giri di parole, vi riassumerò in una frase quello che penso sia il cuore dell’esperienza utente di Rust per un player che inizia a giocare da solo: una glorificazione del bullismo digitale. Cercherò di spiegarmi meglio, contestualizzando ciò che ho detto.

Le meccaniche di gioco di Rust non funzionano.

Ogni volta che ho iniziato una nuova partita su Rust ho notato un primo spiacevole fenomeno che si è presentato in tutti i server in cui ho tentato di giocare. Fondamentalmente, nella maggior parte dei casi erano presenti due tipi di giocatori. Il primo è il gruppo A, ovvero il gruppo armato fino ai denti, organizzato, preparato e con decine se non centinaia di ore di gioco su quel server.

Il secondo gruppo è il B, ovvero il gruppo di novizi, senza equipaggiamento, disarmati e che stanno tentando di sopravvivere per più di 20 minuti di gioco.

Ora, quello che spesso e volentieri accade è che il gruppo A vada a uccidere per divertimento i nuovi giocatori, che non solo non hanno modo di difendersi da un lanciafiamme, ma non gli viene data nemmeno la possibilità di avere un minimo di progressione.

Questo perché a ogni morte perderemo tutto quello che abbiamo addosso, quindi è molto probabile (e parlo per esperienza personale) che passerete mezz’ora del vostro tempo a raccogliere materiale, con a malapena un piccone di pietra in mano e una freccia scagliata da chissà dove che vi bucherà il cranio senza alcun motivo apparente. Il risultato? Avete perso tutto, dovete ricominciare da capo senza possibilità di recuperarlo.

Se riuscirete a sopravvivere abbastanza a lungo potrete costruirvi un primo rifugio, dove piazzerete un sacco a pelo (in modo tale da impostare un punto di rientro predefinito). Questa meccanica PvP così brutale potrebbe anche essere giustificata (in parte) se la raccolta di materiali potesse avvenire in maniera rapida e fluida, ma così non è.

Quindi in aggiunta alla frustrazione di essere stati uccisi, annullando di conseguenza qualsiasi progresso ottenuto, dovrete anche aggiungere ogni singola volta una tediosa e lunghissima ricerca di materiali per poter costruire i primi strumenti, visto che sono tutt’altro che facili da trovare.

Orso su Rust

Oltre a ciò, nelle prime fasi di gioco è praticamente impossibile giocare durante le sezioni notturne. L’unico modo per riuscire a muoversi in modo decente è quello di equipaggiare la torcia, in modo tale da ottenere una fonte di luce, non vedremo assolutamente nulla e ciò rende impossibile capire quello che stiamo facendo, inoltre vi verrà preclusa la possibilità di raccolta dei materiali.

In pratica le prime notti non potrete fare altro che equipaggiare la torcia, trovarvi un angolo che vi piace, spegnere il joypad e andarvi a fare un giro fino a che non sorgerà il sole (in gioco).

Capirete dunque, che l’unico modo per riuscire a sopravvivere è quello di tentare di tramutarsi in un membro del gruppo A, continuando così ad alimentare questo ciclo di bullismo digitale che crea indubitabilmente una barriera enorme per i nuovi giocatori che non possono spendere ore ed ore per poter sperare solamente di sopravvivere.

Inoltre, come accennato nell’introduzione, ciò che caratterizza Rust è la presenza di partite perpetue. Ergo, il vostro personaggio rimarrà fisicamente nella sessione anche se voi avete chiuso il gioco. Tutto ciò si traduce nella possibilità che il vostro alter ego venga ucciso o derubato senza che voi abbiate la minima possibilità di replica a riguardo.

L’unico modo per evitare ciò è riuscire a craftare un rifugio con tanto di serratura, ma è difficile riuscire a portare a termine quest’obiettivo se avete poco tempo a disposizione.

Tutto ciò rende letteralmente impossibile giocare a Rust per chiunque abbia poco tempo da dedicargli o non abbiate amici pronti a darvi man forte. Sinceramente non riesco a condividere delle scelte di game design così divisive e che precludono completamente l’esperienza per una grossa fetta di giocatori.

E anche tecnicamente, non ci siamo…

Se (e solo se) riuscirete a sopravvivere per più di mezz’ora senza cadere nella frustrazione, Rust offre in realtà un ottimo sistema di crafting che permette ai giocatori di sbizzarrirsi con la costruzione di fortini e basi. Gli oggetti da poter creare sono tanti e permettono di approcciare diversi stili di gioco, ma questo è probabilmente uno dei pochi pregi di questo titolo.

Anche dal punto di vista tecnico ne esce con le ossa rotte. Il combat system è legnoso, le collisioni sono poco precise e le bocche da fuoco sono scomode da usare, in aggiunta le animazioni dei personaggi sono decisamente di basso livello e indiscutibilmente “vecchie”.

Graficamente è a malapena discreto, ma la profondità di campo praticamente inesistente e gli ambienti blandi vanno a distruggere quel poco di atmosfera che riesce a creare durante le sessioni di gioco.

Rust pietra iniziale

Gli effetti sonori hanno una qualità audio pessima e più volte abbiamo riscontrato problemi col caricamento delle texture. Spesso i server di gioco hanno sofferto di picchi di lag che possono compromettere seriamente l’esperienza e non sono mancati cali di framerate in alcuni frangenti.

La gestione delle luci e dell’illuminazione è forse l’unico aspetto tecnico che ci sentiamo di lodare, visto che è stato svolto un ottimo lavoro a riguardo.

In conclusione

In conclusione, Rust è un gioco per chi ha molto tempo libero, amici con cui giocare ed è armato di tanta pazienza. Personalmente, ritengo il titolo completamente inadatto per il grande pubblico e credo sia pieno di enormi problemi di game design che ne compromettono in maniera totalitaria la fruibilità, richiedendo una completa dedizione se si vuole evitare la frustrazione.

Inoltre è costellato di problemi tecnici che minano ancor di più il precario divertimento che può dare questo titolo, risultando così un gioco totalmente insufficiente, che per di più viene proposto ad un prezzo di lancio decisamente esagerato, 49,99 Euro per la versione standard.

Statene alla larga se non avete intenzione di dedicarvi solo ed esclusivamente a Rust a discapito di qualsiasi altra forma di intrattenimento.

Riassumendo

Rust è un gioco che ha delle meccaniche che ritengo estremamente frustanti e mal gestite, e anche dal punto di vista tecnico il titolo non brilla. Se trovate un gruppo folto di amici con cui giocare, forse potreste riuscire a divertirvi sfruttando l’ottimo sistema di crafting che mette a disposizione, in tutti gli altri casi lo sconsigliamo, visto anche il prezzo di lancio decisamente fuori scala.

Voto Finale
4/10
4/10

Pro

  • Ottimo e variegato sistema di crafting
  • Sistema di gestione dell’illuminazione di qualità
  • In compagnia può divertire (forse)

Contro

  • Estremamente frustante e pieno di scelte di game design discutibili
  • Richiede tantissimo tempo e dedizione
  • Tecnicamente è molto indietro
  • Prezzo di lancio fuori portata
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Classe ’98, appassionato fin da piccolo da videogiochi e tecnologia, laureato in informatica presso l’Università degli Studi di Camerino. Amante della DC Comics e del cinema.

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