Song of Horror – Recensione su PS4

All’interno di un panorama videoludico che vede da poco grandi titoli del genere Horror brillare in modo fatiscente, un piccolo team spagnolo, Protocol Games, rimette in gioco la sua opera prima, Song of Horror, questa volta su console, in un’edizione pubblicata da Raiser Games.

Sarà riuscita questa piccola perla ad illuminare le nostre notti buie e a prenderci alla sprovvista? Scopritelo nella nostra recensione per Playstation 4.

Trailer di lancio di Song of Horror

“Quel Carillon… quel maledetto Carillon”

Daniel Noyer, il nostro protagonista, lavora come assistente del curatore presso una casa editrice, dove trova il proprio equilibrio dopo un periodo non molto semplice della sua vita a causa dei suoi problemi di alcolismo e il recente divorzio. Tutto sembra andare liscio ora, ma presto riceverà una chiamata che cambierà le carte in tavola.

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Uno degli scrittori, Sebastian P. Husher, è sparito, insieme a tutta la sua famiglia, poco prima della pubblicazione di uno dei suoi libri e sarà compito nostro andare a casa sua per cercarlo. Ma una volta sul posto, Daniel dovrà scoprire l’orrore che si nasconde dietro un antico carillon per risolvere il mistero.

Accompagnato da colleghi, conoscenti e altri personaggi che orbitano intorno a Husher, il nostro compito sarà andare a ritroso lungo la storia del carillon. Ma un’oscura Presenza, un’entità sovrannaturale inspiegabile e legata a quest’ultimo, cercherà di ostacolarci in ogni modo

La trama del gioco, diviso a Episodi, si sviluppa in maniera originale, purtroppo con molti alti e bassi, mantenendo però lo spirito del genere, risultando degna dei grandi scrittori dell’orrore, anch’essi partecipanti al gioco sotto forma di difficoltà da scegliere nelle opzioni.

“Voglio fare un gioco con te…”

Song of Horror è un classico puzzle game con tematiche horror e componenti action, che potrebbe strizzare l’occhio a colonne portanti del genere, come Resident Evil e Silent Hill, per via della camera fissa e il consistente numero di enigmi che troveremo lungo la nostra strada.

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Un corridoio infinito?

Abbiamo trovato quest’ultimi molto interessanti, ma a volte troppo semplici e a volte troppo complicati da risolvere, che porteranno via un ingente quantitativo di tempo nel tentativo di esplorare di nuovo l’intera mappa in cerca di indizi lasciati indietro.

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A darci filo da torcere sarà la Presenza, unico vero nemico del gioco, che appare sotto varie forme: mani che tentano di aprire delle porte, chiazze sui muri fino a presenze sovraumane.
Per scappare da questa, avremo a disposizione dei nascondigli (che verranno segnati sulla mappa se scoperti) o diversi QTE con i quali fuggiremo dalle sue grinfie oppure potremo evitarla completamente non facendoci vedere.

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Il gioco però porta anche qualcosa di nuovo al genere: avremo a disposizione 16 personaggi (in ogni episodio ne avremo un gruppo tra cui scegliere, compreso il protagonista) e se non riuscissimo a sopravvivere agli attacchi della Presenza, lasceremo tutto il nostro inventario nel luogo della nostra dipartita, che potremo recuperare con un altro personaggio e continuare la storia.

Ciò non accade però con il protagonista: infatti, se scegliessimo Daniel e non dovesse farcela, dovremo ricominciare l’intero Episodio. Una meccanica interessante, che ci permette di esplorare con altri personaggi senza compromettere la nostra partita, ma segnaliamo che qualche volta potrebbe capitare un bug sul drop dell’inventario, non facendolo apparire nel luogo del nostro riposo eterno e costringendoci a ricominciare il capitolo.

“Escono dalle fottute pareti!”

Sotto il punto di vista grafico, il titolo vanta un Level Design veramente ricercato in ogni suo aspetto, con ambienti ricchi di dettagli e sfaccettature, degni anche dei migliori romanzi Horror in quanto ad ambientazioni paurose come ville abbandonate, antiquari ricolmi di oggetti perduti e librerie spaventose.

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La nostra Torcia ci darà una mano nei luoghi più bui… se non si spegne
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Tanto quanto gli ambienti, anche i vari oggetti che raccoglieremo saranno molto dettagliati, i quali subiranno anche effetti di gravità qualora provassimo a ruotarli in cerca di indizi o soltanto per osservarli da vicino.

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Per quanto riguarda il Character Design, nonostante anche questo sia molto curato, pecca sul lato delle animazioni facciali, a volte troppo esagerate o piatte, che sfociano in un’ilarità che non collide con alcuni momenti del titolo.

Soundtrack e Sound Design del gioco non hanno invece bisogno di commenti: i momenti di silenzio uniti ai suoni diegetici degli ambienti riescono a trasformare anche la stanza più piccola in un’esperienza ansiogena e paurosa, pronta a seguirvi per tutto l’arco narrativo del gioco.

“Abbi paura. Abbi molta paura…”

Song of Horror, quindi, mantiene le promesse fatte con la versione PC pur concedendo il fianco ad un comparto tecnico non particolarmente brillante, ma dimostrando di poter comunque tener testa anche ai titoli più blasonati.

Un gioco che riesce a trasportare il giocatore in una continua sensazione di ansia e terrore, che ci accompagnerà per tutta la trama del titolo.
In definitiva, un ottimo porting su console quello dei ragazzi di Protocol Games, che si spera possa portare a nuovi orizzonti per il team!

Riassumendo

Il titolo riesce a mantenere la promessa già fatta nella versione per PC, purtroppo portandosi dietro anche i problemi tecnici di quella versione.
Ma nel complesso, risulta essere un ottimo titolo per gli amanti del genere.

Voto Finale
7.5/10
7.5/10

Pro

  • Una trama con delle ottime idee…
  • Enigmi che mettono alla prova il giocatore…
  • Atmosfere da Horror puro…
  • Un level design ricercato…
  • Interessanti meccaniche di gioco

Contro

  • …che purtroppo soffre di alti e bassi
  • …a volte troppo semplici o troppo complessi
  • …interrotte da problemi tecnici
  • …contrapposto alla scarsa qualità delle animazioni facciali
Luca Enrico Pio De Iure

Classe ’97, fin da piccolo ha una grande passione per il mondo videoludico e il cinema, che porta con sé all’interno dei suoi lavori.
SMM per GameIndustry.it, presentatore del podcast “Industry of Gamers”

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