Guilty Gear: Strive – Recensione della versione PC

Pochi giorni fa è uscito Guilty Gear -STRIVE-, il nuovo capitolo della serie di picchiaduro in stile anime targata Arc System Works. Per il titolo le aspettative erano alte viste le promesse degli sviluppatori, sia per quanto riguarda il gameplay rinnovato e adatto ai novizi, sia per quanto riguarda il suo meraviglioso comparto estetico. Abbiamo avuto modo di provare con mano entrambe queste cose durante le due closed beta rese disponibili prima della sua release ufficiale, ma mai in una versione definitiva come quella uscita l’11 giugno su PlayStation 4, PlayStation 5 e PC.

Da quello che si è potuto vedere e sentire durante i diversi Developer’s Backyard, questo dovrebbe essere il miglior titolo della serie, nonché l’ultimo, perché sarebbe andato a concludere la storia cominciata quasi vent’anni fa con il primo capitolo di Guilty Gear. Se siete interessati alla complessa narrativa o alla serie in generale, vi consigliamo di leggere i nostri pezzi sulla trama fino a -STRIVE- e sull’ordine in cui recuperare gli altri giochi.

Sarà questo titolo riuscito a soddisfare le sue tante e altisonanti promesse? Scopriamolo assieme in questa recensione della versione PC di Guilty Gear -STRIVE-!

Un gioco adatto a tutti? Non proprio

Tra le intenzioni dichiarate per questo gioco, c’era quella di renderlo il più possibile accessibile ai neofiti senza abbandonare quell’anima hardcore che la serie di Guilty Gear ha sempre avuto. Per questo, sono state applicate diverse modifiche al sistema di combattimento per cercare di renderlo più semplice da padroneggiare, più interattivo e una curva d’apprendimento abbassata per poter far avvicinare tanti nuovi player.

Quanto all’efficacia di questo approccio, c’è poco da discutere. In pochi giorni il titolo ha riscontrato, solo su PC, 31,000 giocatori in contemporanea, andandosi a posizionare come uno dei titoli più giocati di questo genere – come Tekken 7, Mortal Kombat 11 e Street Fighter 5 – avvicinandosi addirittura a colossi come FIFA 21.

Sol esegue un Wall Break su Ky Kiske in Guilty Gear -STRIVE-

Pad alla mano, il gioco è chiaramente più semplice e più responsivo, con mosse molto più facili da eseguire, combo più corte e che recano risultati migliori in termini di impatto e danno in partita. Per rendere il gioco più interattivo, le combo sono state ridotte in numero, e con il Wall Break System, è impossibile fare più di 4 colpi di fila quando l’avversario è bloccato al muro. Tutto questo allo scopo di portare il focus del gioco su una componente di tattica e posizionamento più che su una serie di combo infinite e impossibili da parare come succedeva, alle volte, in titoli precedenti.

Ma queste scelte non sono tutte positive, e per quanto abbiamo trovato molte di esse azzeccate per un gameplay più sano, è impossibile accontentare tutti con decisioni di questo tipo. Ed è qui che arriva la trappola di Guilty Gear -STRIVE-: immancabilmente, il prezzo pagato per rendere il gioco più accessibile è quello di perdere parte delle sue caratteristiche che rendevano unica la serie.

Gameplay diverso oppure mozzato?

Ed è qui che arriva il dilemma. Il gameplay di Guilty Gear -STRIVE- appare veloce, entusiasmante e responsivo in mano a un giocatore novizio, ma mai quanto prima d’ora “mozzato” rispetto ai titoli precedenti in mano a un veterano della serie. Le mosse non si connettono come hanno fatto in passato, il numero di attacchi è ridotto e le opzioni in partita sono notevolmente ridimensionate.

Questo senza parlare dei numerosi personaggi che arrivano dai titoli precedenti, ben 13 dei 15 personaggi presenti nel roster all’uscita. Tutti questi personaggi hanno perso diverse delle caratteristiche a loro peculiari, senza guadagnare praticamente nulla di nuovo. Giocando con personaggi che in passato si padroneggiavano, ci si sente come sotto effetto di un handicap di difficoltà, quasi come se fossero stati “ristretti“, sia nelle abilità che negli approcci. Chiaro esempio di questo è Sol Badguy, che ha perso il suo caratteristico Dragon Install, oppure Faust, che non può più arrampicarsi goffamente sulla propria arma.

Sol afferra Ky Kiske in modalità Dragon Install
Sol può ancora usare il suo Dragon Install… solo non in partita ma nella sua mossa Overdrive “Heavy Mob Cemetery”

Diversi sono anche i cambiamenti a meccaniche del gioco per adattarle al power level delle nuove versioni dei personaggi, come il dash aereo, che ora è significativamente più lento, limitando la mobilità aerea della maggior parte dei personaggi. Per colpa di queste modifiche il gameplay appare più lento e meno soddisfacente, pad alla mano, dei titoli precedenti, come AC+R oppure -REVELATOR- 2, che per questo motivo verranno probabilmente ancora frequentati dai player veterani in cerca di un gameplay meglio collaudato.

Con questo capitolo è anche stato introdotto il combattimento 2 v 1, ma non abbiamo trovato la feature di particolare rilevanza. A differenza di capitoli di Isuka, in cui la meccanica era pienamente integrata, Guilty Gear -STRIVE- include questa possibilità in modo solo marginale nella modalità arcade. Le partite appaiono, per quanto divertenti, eccessivamente caotiche. Un’aggiunta benvenuta, ma più un “more of the same” che altro.

Un tutorial quasi perfetto

A compensare per tutti questi tagli è un rehaul completo della modalità Missioni, notevolmente diversa dalle sue versioni precedenti. Se negli altri Guilty Gear queste erano sfide per giocatori esperti, in -STRIVE- sono invece il vero e proprio tutorial del gioco, parzialmente ispirato al miglior tutorial della serie finora, quello di -SIGN-, ma con un sistema più chiaro e immediato per spiegare i concetti.

Questa modalità permette ai giocatori di familiarizzare con quasi tutti i termini e meccaniche della serie senza essere particolarmente difficile e senza riempire di troppe spiegazioni tecniche il giocatore. Consigliamo caldamente di giocare questa modalità, soprattutto se questo è il vostro primo gioco nella serie e fate fatica a capire come districarvi tra le possibilità in partita.

La modalità "Missioni" in Guilty Gear -STRIVE-

Grande mancanza è, però, la modalità Combo, presente nello scorso capitolo, che permetteva di imparare facilmente e sempre all’interno del titolo le principali combo che potevano eseguire i personaggi del gioco. Questa lacuna sarà presto riempita dalla già annunciata modalità Combo Maker, in arrivo con un aggiornamento gratuito, che permetterà di condividere le proprie combo con altri giocatori.

Grazie alla semplificazione di meccaniche, personaggi e a un tutorial ben fatto e accessibile, il gioco appare il miglior entry point per un neofita, nonostante questo venga bilanciato da un gameplay che appare mozzato e inferiore ai suoi predecessori per velocità e feeling. Sicuramente un tentativo migliore per avvicinare nuovi giocatori di Granblue Fantasy Versus, ma ancora non perfetto.

Un colpo d’occhio mozzafiato

Quello che più stupisce di questo titolo è la sua straordinaria bellezza grafica. Guilty Gear -STRIVE- è probabilmente il picchiaduro 2D più bello presente sul mercato. Sia a livello di comparto estetico sia su quello puramente grafico, è difficile trovare un gioco con un colpo d’occhio così bello ed effetti tanto scenici. I personaggi sono nitidi, le loro mosse sono strabilianti e le mappe in cui si muovono sono sicuramente le migliori mai viste nella serie.

In particolare, vorremmo soffermarci sulle mappe. Per quante possano apparire alle volte spoglie – allo scopo di non distrarre dall’azione principale – sono molto spesso in continuo movimento, con stili ed estetiche diverse che cambiano completamente anche con un semplice Wall Break. La meccanica, infatti, non è puramente utile al gameplay, ma permette anche di rendere ogni volta fresche le mappe, che possono ruotare continuamente tra 3 ambienti diversi.

Le mosse speciali sono quasi cinematiche e alle volte, con un sagace uso di telecamera, come nel Heavy Mob Cemetery di Sol, fanno risaltare la grafica a metà tra 3D e 2D del titolo. Se siete alla ricerca della spettacolarità dell’azione in un picchiaduro, questo è il gioco che fa per voi: Guilty Gear ha sempre fatto vanto del suo stile, e non è diverso per questo nuovo capitolo della saga.

Sol lancia la sua mossa Heavy Mob Cemetery

Menzione d’onore anche alle numerose e bellissime OST del gioco. Ogni personaggio avrà soundtrack cantate che ne riassumono lo stile e il carattere, con stili in continuo cambiamento che non lasciano mai l’orecchio asciutto. Guilty Gear -STRIVE- è esteticamente e musicalmente magistrale.

Una modalità storia… “carente”

Il discorso appena fatto difficilmente si regge però per la modalità storia, che appare quasi come un after thought all’interno del titolo. Questa modalità, similmente a -SIGN- e -REVELATOR-, è una lunga cutscene che dura dalle 4 alle 5 ore, senza alcun tipo di combattimento e scelta al suo interno per saziare il giocatore. Scelta che abbiamo sempre trovata anacronistica e in contrasto con quello che il resto del gioco offre.

Il pacing della modalità storia di -STRIVE- è pessimo. Molte volte le scene sembreranno noiose, ripetitive oppure eccessivamente lunghe, nuovamente contrastando con lo stile aggressivo e in costante azione del gioco. La storia raccontata riesce a essere molto bella negli ultimi capitoli, con scene meravigliose e alcuni plot twist inaspettati. Tuttavia, per arrivarvi, serve moltissima fatica e diverse ore di anticipazione non necessaria. Risulta, inoltre, molto carente e manchevole di tanti elementi che la trama poteva offrire, non riuscendo ad amalgamare le aspettative di 20 anni di serie nel modo giusto.

Happy Chaos Valentine come appare nella modalità storia di Guilty Gear -STRIVE-

La mancanza di cura si nota anche nelle animazioni, che appaiono spesso mal fatte e alle volte strappate direttamente dalla modalità picchiaduro. Ci sono diversi problemi di shading che si presentano appena i personaggi si muovono risultando fuori luogo con la bellezza estetica del tutto. Di nota sono poi diversi assenti per la storia del titolo. Diversi cambi estetici drastici, come quello di Faust, non vengono giustificati, e il personaggio, così come molti altri non appare neanche nel titolo. Personaggi che invece sono presenti nella trama non sono giocabili, e sono stati promessi come DLC. Troviamo questa scelta difficilmente giustificabile, specie per un titolo che ha sempre fatto della propria lore il suo perno principale.

Anche dopo aver finito la storia, il gioco non ricompensa il giocatore in alcun modo, e sembra quasi che non sia necessario né previsto che il giocatore provi a vedere questa modalità.

Un prezzo eccessivo

Il gioco presenta un roster notevolmente ridotto rispetto ad altri capitoli della saga: si tratta di solo 15 personaggi, con molti grandi assenti tra quelli centrali alla storia, come il villain Happy Chaos e personaggi di ritorno che appaiono mozzati e senza diverse delle loro caratteristiche. Anche le mappe non sono numerosissime e lo stesso discorso vale per i colori alternativi per i personaggi. Una quantità di contenuto risicata rispetto a grandi competitor che hanno alle spalle diversi anni di sviluppo e supporto.

Il menù principale di Guilty Gear -STRIVE-

Le modalità presenti sono poche: manca la modalità Medal of Millionare, sempre presente in tutti i titoli fino ad ora. La modalità arcade non è contestualizzata e non ha alcun legame alla storia del titolo, a differenza di -REVELATOR- 2 e, in generale, le modalità online del gioco offrono poco. Di certo, non abbastanza per il prezzo pieno a cui è venduto.

A inasprire il tutto è anche la presenza di un Season Pass al day one, che aggiunge contenuto che sarebbe dovuto essere nel gioco alla sua release, tra cui molti personaggi chiave che mancano. Senza contare il prezzo di questo Season Pass, che difficilmente offre delle aggiunte che giustifichino i 30 euro richiesti visto che contiene: solamente 5 personaggi, un paio di mappe e alcuni contenuti per la trama. Anche la OST stessa del titolo è accessibile solo a chi ha comprato la Deluxe Edition del titolo.

Complicazioni tecniche

Ultimo grande problema per il gioco sono alcune grosse complicazioni tecniche, sia su PC che sulle altre piattaforme. Prima di tutte è il sistema delle lobby del gioco, criticato da tutti i giocatori della serie fin da quando era stato rivelato. Si tratta di un insieme di lobby online che hanno diversi piani in base alle abilità del giocatore a cui questi è assegnato. Ogni tanto, a seguito di vittorie o sconfitte, questo verrà spostato sopra o sotto al suo livello.

La lobby online di Guilty Gear -STRIVE-

Pensiamo che questo sistema sposti troppo il focus sul comparto ranked, che non è mai stato apprezzato dalla community, piuttosto che sull’offrire una possibilità di sfidarsi equamente ai giocatori. Il vero problema sono però le postazioni sulle quali si possono fare partite: la maggior parte delle volte sono una semplice perdita di tempo, con scontri che non funzionano, disconnessioni continue e pochi posti dove potersi sfidare. Tutto ciò ai danni dell’ottimo netcode rollback sviluppato da Arc System Works per il titolo, che permette di giocare con quasi nessuna perdita di frame anche con giocatori che hanno numeri a doppia cifra di ping.

Un ulteriore problema è che il gioco richiede di connettersi ai server online prima di poter accedere anche solamente alle modalità offline del gioco. Questo si traduce in minuti interi di attesa prima di entrare nel menù principale, senza contare quelli richiesti per poter partecipare alle sessioni online. Molte volte, tutte queste attese tolgono completamente la voglia di aprire il titolo.

Faust è assieme a Zato in un luogo pieno di TV in Guilty Gear -STRIVE-
Come appaiono i personaggi se la qualità degli effetti viene abbassata sotto a “migliore”

Di nota sono anche diversi problemi su PC, come le opzioni grafiche che influiscono poco sulle prestazioni del titolo (tranne “effetti“, che se abbassata sotto a “migliore” rende il gioco completamente sfocato) oppure una mappa che porta su quasi tutti i PC gli FPS a meno di 30, a differenza delle altre, stabili sui 60. Di nota anche un’assenza di crossplay tra PlayStation 4/5 e PC.

La traduzione italiana del gioco fa il suo dovere ed è abbastanza efficace, ma abbiamo notato che alle volte il gioco oppure i suoi achievement sono rimasti in lingue straniere, come il tedesco o lo spagnolo. Pensiamo che questo sarà sistemato con delle patch in futuro.

In conclusione

Guilty Gear -STRIVE- è un titolo con diversi problemi, promesse esaudite a metà e mancanze difficili da scusare. Il gameplay sa essere divertente e ben fatto, ed è un ottimo inizio per i neofiti, ma è indubbio che Arc System Works nel rendere il gioco più semplice lo abbia anche fatto perdere di anima e di contenuto.

Il suo prezzo non corrisponde a ciò che offre, e sono di nota alcuni problemi tecnici che speriamo vengano risolti al più presto. Dall’altra parte, ha una qualità grafica incredibile e OST invidiabili, che rendono le partite indimenticabili nonostante il gameplay non eccelso. La modalità storia dà una meritata conclusione alle vicende del leggendario Sol Badguy, ma sembra solo un’aggiunta alla spettacolarità delle partite del picchiaduro, con diversi problemi di pacing, grafica e contenuti.

Axl Low atterra Giovanna con uno dei suoi colpi

È sicuramente un buon Guilty Gear, ma per chi cerca un’esperienza migliore non sarà difficile trovarla, anche in titoli che ormai hanno più di dieci anni sulle spalle, come Guilty Gear Accent Core + R, oppure nello scorso gioco della serie, -REVELATOR- 2. Sicuramente, il gioco poteva essere di più.

Guilty Gear -STRIVE-

Riassumendo

Guilty Gear -STRIVE- è il picchiaduro più bello presente sulla piazza e il miglior entry point per i neofiti. Nonostante ciò, il gameplay appare tagliato, con pochi personaggi e poco contenuto offline. La modalità storia è bella, ma rovinata da un pessimo pacing, mancanze e problemi grafici. Il sistema delle lobby è pessimo e ci sono diversi difetti tecnici.

Certamente, Guilty Gear -STRIVE- è un bel gioco, ma appare troppo spesso carente in diversi aspetti, specialmente per il prezzo a cui è venduto.

Voto Finale
7.5/10
7.5/10

Pro

  • Bellissima grafica
  • Musica fenomenale
  • Gameplay semplificato e accessibile
  • Conclusione alle vicende di Sol

Contro

  • Poco contenuto
  • Gameplay “mozzato”
  • Modalità storia problematica
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Giocatore fin da piccolo, ha sviluppato attrazione per diversi generi videoludici, in particolare titoli provenienti dall’oriente. Adora gli RPG, con una predilezione per il Dark Fantasy e le scelte multiple. Non disdegna niente e cerca sempre di espandere i propri orizzonti.

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