WitchSpring 3 [Re:Fine] The Story of Eirudy – Una recensione stregante

WitchSpring 3, il terzo capitolo della serie sviluppata dai ragazzi di Kiwi Walks sotto la supervisione di Suyoung Jang si appresta ad approdare sulla console di Nintendo dopo un primo giro sulle piattaforme mobile come Android e iOS.

Il titolo è il primo della serie ad arrivare su console e partiamo già col dirvi che non ci è ben chiara questa mossa intrapresa dalla software house in quanto, chi volesse recuperare l’intera serie dovrà comunque affidarsi alle versioni mobile. Avremmo preferito l’approdo di una trilogia rispetto al singolo capitolo.

Fatto questo preambolo, The Story of Eirudy si presenta come una remaster del terzo capitolo, che prevede l’introduzione di diverse migliorie relative sia al comparto tecnico che a quello narrativo e grazie a PR Hound siamo riusciti a metter mano sul titolo. La software house coreana sarà riuscita ad ammaliarci con le vicende della giovane strega Eirudy? Scopritelo con noi in questa recensione!

Così ebbe tutto inizio…

Una vita in solitudine

Partiamo col dirvi che il titolo al momento presenta un problema singolare legato alla lingua di default del gioco. Infatti una volta avviato questo partirà in coreano, nel menù principale, che comprende solamente 3 opzioni, non vi era la possibilità di poter cambiare la lingua dei testi, ma senza scoraggiarci fin troppo abbiamo fatto partire una nuova partita.

Dopo i primi dialoghi, al momento a noi incomprensibili, ci è stata data la possibilità di poter aprire un menù nel quale al suo interno figuravano le impostazioni del gioco. Qua abbiamo trovato il fatidico tasto che ci ha permesso di trasformare quella stramba scrittura in una lingua a noi intellegibile, l’inglese.

나는 아무것도 이해하지 못한다

Oltre al cambio lingua era possibile pure il cambio delle voci, infatti una prima chicca di questa remastered è l’introduzione del doppiaggio giapponese che va ad affiancarsi a quello coreano. Noi abbiamo optato per quello nipponico in quanto vanta di un cast d’eccezione!

Sistemato il tutto, abbiamo richiuso il titolo e fatto partire una nuova partita, questa volta abbiamo potuto seguire tutta la vicenda introduttiva, capendo perfettamente cosa stesse accadendo nel mondo di gioco.

Vi ritroverete dentro una casa, la Marionett House, nella quale assisterete a un breve dialogo di una “ragazzina” che parla tra sé e sé, in quanto poco più avanti scopriremo non avere amici. Quando ad un certo punto scende nello scantinato (Eren non è il tuo momento) nel quale sono stipate numerose “bambole” senza vita, ma a queste penseremo dopo in quanto meccanica fondamentale del titolo.

Il piccolo Failur…ah che triste vita

La ragazza, che pressapoco scopriremo essere una strega, effettua un esperimento su un piccolo esserino senza vita, riuscendo a farlo “vivere” ma al contempo stesso etichettandolo come un fallimento, infatti gli viene donato il nome di Failur. Da quel momento in poi l’animaletto viaggerà sempre sulla nostra testa e sarà spesso protagonista di spiacevoli, ma bizzarri eventi, come quello durante la creazione degli oggetti.

Una volta usciti di casa, vi addentrerete in una grotta e qui verremo a conoscenza di due fatti, il primo è l’incontro fortuito con un avventuriero svenuto a causa di una caduta e la seconda, il nome della strega, Eirudy, datogli proprio da quel ragazzo che aveva salvato. Qua la giovane scoprirà, senza volerlo, di aver messo in moto il suo destino, che ben presto la condurrà a dover fare delle scelte…che vi porteranno a uno dei due finali presenti.

L’incontro fortuito con un umano

Un gameplay vecchio stampo

Il titolo è un RPG vecchio stampo, nel quale la parola turni è all’ordine del giorno. Avremo la possibilità di poter esplorare i vari ambienti, nei quali vedremo scorrazzare piccoli esseri e pure grandi creature, queste risulteranno essere immobili, in quanto pericolose.

Infatti se contro i piccoli esserini una volta avvicinatoci ad essi in automatico la nostra strega li ucciderà, la stessa cosa non accade con quelli più grossi, bensì avranno un range d’azione che una volta valicato ci permetterà di avere una visione generale sulle statistiche del mostro prima di prendere la decisione di affrontarlo o meno.

Riusciremo a batterlo?

Se avrete deciso di partecipare allo scontro, vedrete apparire la barra degli HP e del turno sul nemico, inoltre avrete una ghiera contenente svariate opzioni di combattimento, grazie alle quali potrete attaccare in cambio di un quantitativo di HP, utilizzare le magie, evocare le bambole a vostra disposizione, che saranno molto d’aiuto, utilizzare gli oggetti, difenderci o scappare.

Un opzione per tutti i gusti

Abbiamo sentito molto la mancanza di un’ opzione capace di farci velocizzare l’intero scontro, che risulterà essere molto lento nelle fasi iniziali e in quelle più avanzate, mentre la curva di difficoltà puntata verso l’alto si fa sentire già dalle prime battute, infatti molte volte vi ritroverete senza HP o one shottati dal nemico di turno.

Tante bambole per tutti i gusti

Le bambole, citate poc’anzi sono parte fondamentale del gameplay in quanto queste vengono utilizzate fino a un massimo di 3 per scontro, garantendoci svariati buff, debuff, attacchi e quant’altro. La meccanica di “creazione” delle stesse è legata all’utilizzo di anime per poterle riportare in vita.

Piccola Emilia..tanto carina quanto utile

Come detto nell’introduzione, nello scantinato avrete a disposizione molte creazioni da dover prima rianimare per poter successivamente potenziare. Ne troverete una adatta a qualsiasi utilizzo, vi serve un tank? Non vi preoccupate il golem farà a caso vostro, cercate un buon supporto? Avrete a disposizione Emilia capace di rigenerarvi ogni turno un buon quantitativo di HP. Inoltre alcune di esse potranno essere utilizzate per scorrazzare negli ambienti più ampi.

Il crafting non può mai mancare

Oltre alle creature, nell’overworld di gioco troverete pure elementi da raccogliere sotto forma di sferette luminose, contenenti materiale adibito al crafting di oggetti o magie.

Come un buon RPG che si rispetti infatti è presente il crafting, a cui potremo accedere tramite il calderone presente nella casa, a cui potrete tornare in qualsiasi momento del gioco tramite la pressione di un tasto. Qua avrete la possibilità di creare oggetti di vario tipo, compresi i cerchi magici e quelli di supporto.

Il potenziamento delle armi si effettua sempre tramite il calderone, combinando insieme i vari “ingredienti” un po’ sulla falsa riga di quanto visto nella serie Atelier.

Un allenamento al giorno toglie il medico di torno

Il titolo permette al giocatore di poter allenare la streghetta facendole effettuare ben cinque esercizi giornalieri. Ognuno di questi andrà a migliorare una o più statistiche specifiche, come ad esempio l’attacco, la magia, la difesa e gli HP. Potrete ovviamente decidere di ripetere lo stesso percorso più volte, dandovi così la totale libertà nello sviluppo di Eirudy.

Un comparto tecnico che non brilla

Il titolo nella sua edizione remastered vanta di un comparto grafico in 3D rifatto, compresi gli artwork, che a livello qualitativo sono veramente ottimi.

Graficamente parlando invece non ci siamo, perché il titolo appare “sfuocato”, in bassa risoluzione e con un frame rate molto ballerino, passerete dai 30 FPS dell’overworld ai 60 FPS dentro le varie grotte.

Sicuramente si poteva fare di meglio, soprattutto per un gioco così leggero e scarno in termini di conta poligonale, dettagli ambientali e quant’altro. Permangono i caricamenti a istanze, che potevano essere eliminati ma sicuramente avrebbe richiesto un maggior impiego di risorse e tempo da parte degli sviluppatori.

Per quanto riguarda il comparto sonoro invece si lascia ascoltare, con dei brani molto orecchiabili e calzanti, anche se avremmo preferito una maggiore diversificazione degli stessi, in quanto questi vengono ripetuti fin troppe volte ciclicamente.

Il doppiaggio coreano è di ottima fattura, come dall’altro canto quello giapponese, anche se noi per abitudine abbiamo preferito quest’ultimo.

Un cinghialotto da salvare

Infine vogliamo segnalare un piccolo problema, che sicuramente verrà risolto con una patch, legato al freeze dell’intera console una volta arrivati alla home del titolo, infatti non vi sarà possibile spostarsi tra le tre opzioni disponibili, ne tantomeno utilizzare il tasto home di switch. Abbiamo notato che questo bug viene triggerato casualmente e che può esser ovviato se una volta nel menù del gioco scegliete immediatamente l’opzione carica partita o continua.

Un primo passo per una serie ai più sconosciuta

Questo primo esperimento di Kiwi Walks possiamo dire che sia riuscito per metà, sicuramente la natura mobile della serie non ha giovato molto alla trasposizione su console, anche dopo esser stato ritoccato per l’occasione. Speriamo che con i prossimi titoli, al momento l’azienda ne ha in cantiere ben due, possano essere migliorati in tutto per poter dar così un po’ di spazio alle bizzarre vicende della strega Eirudy.

Noi di GameIndustry.it lo consigliamo ma con riserva, visto anche il prezzo del biglietto richiesto, che a nostro parere risulta essere un po’ alto, soprattutto se messo a confronto con la contro parte mobile, che può esser acquistata a ben 4,39€ contro i 39,99€ della versione Nintendo Switch.

Riassumendo

WitchSpring 3 [Re:Fine] – The Story of Eirudy nel complesso è un buon RPG senza infamia e senza lode, con una buona storia di fondo, ma che obbliga i giocatori a doversi interfacciare con la controparte mobile per poter capire bene tutti gli avvenimenti accaduti prima di questo terzo capitolo. L’operazione di remaster a nostro avviso non è riuscita, a causa di un comparto tecnico ancora ancorato ai dispositivi mobili e il prezzo richiesto ci è parso un po’ troppo alto.

Voto Finale
6.5/10
6.5/10

Pro

  • Ottima storia…
  • Artwork stupendi
  • Meccanica delle bambole 

Contro

  • …ma partire dal terzo capitolo non ha molto senso
  • …ma tutto il resto poteva esser rifatto meglio
  • Un po’ ostico per i meno avvezzi al genere
  • Poca varietà dei brani utilizzati
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Nato ad Acireale il 28 giugno del 1996, cresce con le passioni dei videogames e della pasticceria grazie anche ai genitori che gliele hanno tramandate. Due mondi completamente opposti ma che in un modo o nell’altro riesce a farli incastrare. Adora gli RPG ma non disdegna gli altri generi, soprattutto quelli mai esplorati.

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