La Cultura dell’Hype – Di Chi è la Colpa?

Dopo un inverno all’insegna di Cyberpunk 2077, dell’hype prima dell’uscita e delle delusioni post-lancio, siamo tornati a parlare in questa calda estate di un altro fenomeno che ha generato hype e relativo scontento, ovvero Abandoned.
Non è mia intenzione entrare troppo nel dettaglio del progetto e di Blue Box Games (che il nostro Simone ha già trattato in un suo editoriale), ma vorrei affrontare una questione che sembra tornare a galla ogni volta.

Sto parlando della cultura dell’hype.

Questi ultimi dodici mesi hanno avuto i due titoli citati ad alimentare la discussione a riguardo, facendola vertere anche su di chi sia la colpa. Siamo noi consumatori a farci troppe fantasie sul gioco di turno, oppure sono le case di sviluppo senza scrupoli che fanno salire l’eccitazione di noi videogiocatori per poi deludere le aspettative?

Certo, l’ago va a pendere un po’ dalla parte dei giocatori, specie se pensiamo a tutte le teorie del complotto su un possibile ritorno di Silent Hill che hanno alimentato per mesi l’intera community. Però secondo me non bisogna dimenticare la responsabilità che certi studi hanno avuto quando si trattava di far piazzare due pre-ordini in più o di far parlare del loro gioco.

Addentriamoci in alcuni dei casi di cultura dell’hype più emblematici dell’ultimo decennio, tentando di rispondere a una domanda: di chi è la colpa?

Ubisoft e la Presentazione di Watch Dogs

Se penso ai fenomeni che alimentano la cultura dell’hype, il primo esempio che mi viene in mente è la presentazione del primo Watch Dogs.
Ho vissuto l’annuncio del titolo in prima persona, o meglio dal divano di casa in diretta, durante l’ormai lontanissimo E3 2012.

In quel periodo si percepiva già il sentore dell’ottava generazione di console fisse in arrivo e delle meraviglie che sarebbero state in grado di riprodurre, specialmente in comparazione all’ormai vetusta settima generazione.

Quell’anno Ubisoft arrivò, presentando quella che dichiarò essere una demo di Watch Dogs, e rubò il cuore di molti giocatori che stavano seguendo l’evento in diretta.
Si formò intorno al titolo un hype smisurato dopo la presentazione, ma poi venne a galla la verità quando ci stavamo avvicinando sempre di più all’uscita effettiva. Ciò che Ubisoft aveva mostrato non era davvero una demo del gioco in-engine e in-game, ma un video realizzato in CGI.

Inutile dire che la furia della community fu immensa, con video, articoli e post su Reddit che parlavano di questo imbroglio. Watch Dogs al lancio non era nemmeno lontanamente ciò che la casa di sviluppo aveva mostrato e promesso, causando un taglio del prezzo del gioco quasi immediato.

BioWare, Electronic Arts e il caso Anthem

BioWare è lo studio di sviluppo che non sembra mai sbagliare un colpo, però con Anthem purtroppo c’è stato uno scivolone indimenticabile.
Facciamo nuovamente un viaggio nel tempo, questa volta ci troviamo durante l’E3 2017 e ancora una volta un trailer di annuncio fu il responsabile dell’hype.

Rispetto al caso precedente, il problema di Anthem non fu un downgrade tecnico imbarazzante, anche se pure questa volta ci troviamo davanti a un video gameplay pre-alpha e in-game che puzzava di CGI, ma proprio tutta l’esperienza di gioco.

Anthem trailer annuncio
Il trailer di annuncio di Anthem era contornato anche da un simpatico disclaimer, rivelatosi non veritiero. La morale dovrebbe essere “mai fidarsi dei trailer mostrati durante l’E3”

Ciò che i giocatori trovarono nel disco al lancio non era nemmeno l’ombra di quanto promesso, con un post-game praticamente inesistente. Senza contare che il supporto da parte della casa di sviluppo è stato assente e ha contribuito ad affossare ulteriormente il gioco.

Il titolo sarebbe potuto essere salvato, insieme la faccia di BioWare ed Electronic Arts, da Anthem Next, un aggiornamento gratuito che avrebbe dovuto cambiare e stravolgere l’esperienza di gioco. Però il progetto venne cancellato e di Anthem sono rimasti solo brutti ricordi di hype trasformato in promesse infrante.

Cyberpunk 2077 non è stato “Breathtaking”

Il re della cultura dell’hype al momento è Cyberpunk 2077, titolo rilasciato quasi un decennio dopo l’annuncio, e quello che doveva essere il prossimo capolavoro targato CD Projekt RED.
Trailer dopo trailer, l’hype per il gioco era in continuo aumento, sembrava l’esperienza RPG definitiva e tutti non vedevano l’ora di metterci le mani sopra, purtroppo anche arrivando a minacciare lo studio polacco all’ennesimo rinvio.

Lo studio di Varsavia, al lancio del gioco, è stato al centro di un ciclone di critiche spietate dai giocatori (ne abbiamo parlato anche in un nostro editoriale), ma ha anche perso la fiducia degli investitori, oltre a essere citati in causa da questi ultimi.

Cyberpunk 2077 Johnny Silverhand

Il motivo? Non solo erano state promesse feature totalmente assenti dal gioco, ma è stata fatta quella che potrebbe essere considerata la carognata più grande in ambito videoludico: era stato promesso e spergiurato che il titolo era ottimizzato anche per PlayStation 4 e Xbox One. Così però non è stato, e Cyberpunk 2077 sulle due console di ottava generazione (specialmente nella loro versione base) girava tutt’altro che bene.

Certo, nei mesi successivi sono usciti aggiornamenti per cercare di rimediare al grandissimo danno d’immagine, ma ormai c’era poco da fare: fu emblematica la rimozione del gioco da PlayStation Store e l’aggiunta di un disclaimer su quello Xbox per avvertire i consumatori dei problemi di performance di Cyberpunk 2077.

Questo triste capitolo nella storia di CD Projekt RED dovrebbe essere preso come esempio da tutti gli studi videoludici per non commettere più errori simili, ma pare che il messaggio non sia stato colto.

Abandoned e il Peccato di Avarizia

Dietro Abandoned e Hasan Kahraman non c’erano né Silent Hill, né Hideo Kojima. Eppure lo sviluppatore olandese ha alimentato sempre di più le voci di corridoio, cercando probabilmente di far vertere tutta l’attenzione possibile sul suo videogioco.

Hasan Kahraman ha peccato di avarizia, cercando di catturare gli sguardi di tutti, che fossero videogiocatori o la stampa specializzata. Ciò è risultato in una grossa bolla di hype che, quando alla fine è venuta fuori la verità, è esplosa proprio contro lo sviluppatore.
Eppure ha ottenuto ciò a cui puntava, ovvero che si parlasse di Abandoned anche dopo la delusione collettiva.

Abandoned gameplay teaser

Di sicuro si tratta del modo sbagliato per far parlare del proprio titolo, ma la vicenda di Abandoned ricorda fin troppo ciò che viene fatto da molti nell’industria videoludica, come abbiamo visto nei casi citati precedentemente, ovvero creare hype a ogni costo e con ogni mezzo permesso e non.

Di chi è la colpa?

La cultura dell’hype, a mio parere, è uno strumento con una forza di traino sì potente, ma anche con un potenziale autodistruttivo.
La sua potenza, nel corso degli anni, è stata sfruttata nei modi più disperati e per cercare di arrivare sempre agli stessi obiettivi: attenzione di pubblico e stampa e vendite.

Che la menzogna riguardi la natura di un progetto, il comparto tecnico o i contenuti a livello di gameplay, il risultato è sempre e solo uno: una bolla di hype che si trasforma in delusione.

Torniamo alla domanda fatta a inizio editoriale: chi ha la responsabilità di questo fenomeno sempre più deleterio per l’industria?

All’inizio di questo mio editoriale ho detto che sì, l’ago pende verso l’utenza e la stampa specializzata quando si parla di teorie del complotto come quella inerente ad Abandoned. Però penso che gli studi di sviluppo stiano marciando troppo sul creare hype a tutti i costi, e che la responsabilità dovrebbe essere per lo più loro. Tutto questo senza togliere parte del fardello a giocatori e stampa.

Beyond Good and Evil 2 trailer
Non dimentichiamoci però che la cultura dell’hype è alimentata anche da tutti quei giochi annunciati di cui non sappiamo nulla a distanza di anni

Personalmente, dopo ormai un decennio che seguo da vicino l’industria videoludica sia per scriverne che per interesse personale, sono una persona disillusa. Confesso di non provare hype per nessun gioco, se non quel titolo che ogni due o tre anni risveglia il mio interesse (quasi) morboso (qualcuno ha detto Shin Megami Tensei V?).

Non vengo più abbagliata dalle luci sfavillanti dei trailer di annuncio, delle dichiarazioni degli studi di sviluppo e quant’altro, ma non è una sorte che auguro a voi che state leggendo.

L’hype è giusto che si crei quando si aspetta con trepidazione un videogioco. Bisogna solo ricordarci delle delusioni del passato per non incorrere in nuove, e cercare di non essere più vittime della cultura dell’hype.

Seraphim Marotta

Classe ’95, videogiocatrice dal 1998. Da quando ha scoperto Shin Megami Tensei i RPG sono il suo pane (quasi) quotidiano insieme a The Binding of Isaac. Quando non gioca o non parla di videogiochi, scrive racconti o guarda quello che capita su Netflix mentre ricama.

Leave a Reply