The Medium – Recensione della versione PlayStation 5

Dopo il successo riscontrato con il rilascio su PC e Xbox Series, The Medium da oggi è disponibile anche su PlayStation 5.

Realizzato da Bloober Team, casa di sviluppo polacca dietro a titoli come Layers of Fear e Blair Witch, The Medium è ispirato principalmente dalle opere del pittore Zdzisław Beksiński, ma sono innegabili anche le influenze date da uno dei capostipiti del genere horror in campo videoludico, ovvero Silent Hill.

Grazie a Koch Media, abbiamo avuto modo di giocare alla versione della console di casa Sony, analizzando anche le novità portate dalle funzionalità del controller DualSense per potervene parlare in questa recensione.

Tutto inizia con una ragazza morta

La vita di Marianne non è mai stata facile. La nostra giovane protagonista è tormentata da una visione ricorrente e da un potere che considera una maledizione: infatti vive contemporaneamente nel mondo materiale e in quello spirituale, dove può parlare e interagire con i fantasmi. Ciò l’ha portata a diventare una medium, grazie al supporto del padre adottivo, in modo da usare il suo potere per il bene del prossimo.

In un momento di estrema fragilità, Marianne riceve una misteriosa telefonata nella quale un uomo, Thomas, fa riferimento alla visione ricorrente della ragazza. Per ricevere più informazioni in merito, però, Marianne dovrà recarsi all’ormai abbandonato resort Niwa e si troverà catapultata in un incubo vivente.
Soltanto scoprire cosa è successo al Niwa la porterà più vicina alla verità sui suoi poteri e sulla visione che la tormenta.

The Medium Marianne

Fin dai primi minuti di gioco possiamo notare l’ottima qualità a livello narrativo. Durante tutta la durata del titolo, che si attesta sulle otto ore di gioco, si crea un ottimo livello di tensione senza mai scadere nel banale, e più volte ci ritroviamo a formulare ipotesi su un dato personaggio o su cosa sta per accadere su schermo, rimanendo spiazzati ogni volta da colpi di scena spesso imprevedibili.

La narrazione si mantiene a livelli altissimi per quasi tutta l’esperienza, ma purtroppo scivola rovinosamente proprio alle battute finali. Dopo quella che risulta una trama magistrale, gli ultimi minuti di gioco lasciano una sensazione di incompletezza, sensazione che si trasforma in confusione quando arriviamo alla scena post-crediti.

Alla fine dei conti, The Medium è e rimane un’esperienza davvero intrigante e ben realizzata narrativamente parlando, però si sarebbe potuto fare di più per lasciare un finale sì aperto, ma ben più soddisfacente di quello presente.

The Medium Marianne Tristezza

Divisa tra due mondi

Durante l’esplorazione, con telecamera fissa come omaggio ai capostipiti dei videogiochi horror, vediamo fin da subito le abilità che caratterizzano la nostra protagonista.

Marianne può utilizzare l’abilità Intuizione, la quale le permette di trovare tracce altrimenti invisibili e oggetti nascosti, ma anche di vedere, interagendo con alcuni dei suddetti oggetti, degli squarci che le permettono di ascoltare degli Eco, ovvero dei ricordi impressi e persistenti, e con una grande carica emotiva.

In più occasioni dobbiamo muoverci in simultanea nel mondo materiale e in quello spirituale, spesso trovando in una dimensione il modo per proseguire anche nell’altra.
Durante queste sezioni, vediamo entrambi i mondi in split-screen in contemporanea e, mentre analizziamo degli elementi possiamo decidere se concentrarci maggiormente sul mondo materiale o su quello spirituale per poter procedere.

Durante queste fasi, interagendo con determinati oggetti nel mondo materiale è possibile ricostruire dei frammenti di ricordi sia visivi che uditivi: questi vanno ricomposti muovendo la levetta analogica sinistra e poi permangono nel mondo spirituale sotto forma di immagine statica.

The Medium gameplay

Delle volte è necessario che Marianne abbandoni il corpo fisico per esplorare maggiormente la dimensione spirituale, risolvere dei piccoli enigmi o trovare degli oggetti chiave per proseguire. Queste esperienze extracorporee devono essere, però, di breve durata per non arrivare a una schermata di game over.

Proseguendo nell’avventura, da un certo punto in poi, abbiamo la possibilità di passare completamente da una dimensione all’altra senza ripercussioni. Ciò è possibile attraverso degli specchi e degli oggetti specifici che otteniamo andando avanti nella storia.

Nel mondo spirituale capita di imbatterci in delle fonti di luci da cui Marianne può trarre energia: ciò le permette di utilizzare altre due abilità. La prima è lo Scudo Spirituale, il quale ci permette di proteggerci contro alcune minacce che infestano il resort Niwa; la seconda è una carica di luce, Scoppio Spirituale, che nel corso dell’avventura si rivela utile sia per la risoluzione di alcuni enigmi, sia come altro strumento di difesa per Marianne.

Non mancano oggetti da utilizzare e da combinare, da buon horror che si rispetti, sia per procedere in aree precedentemente non accessibili, sia per risolvere degli enigmi.

The Medium gameplay dual rendering

Parlando più a fondo sulla questione enigmi, questi sono di risoluzione estremamente semplice e per niente memorabili.
In generale il tasso di difficoltà di The Medium tende fin troppo verso il basso, regalando un’esperienza sì piacevole da vivere, ma poco invitante per chi cerca un livello di sfida più entusiasmante.

Un orrore memorabile

Al lancio su PC e Xbox Series, The Medium presentava dei grossi problemi di stuttering e di cali di frame rate specialmente dove sono presenti molti effetti particellari e nelle sezioni in split-screen che richiedono Dual Rendering, ovvero la renderizzazione in simultanea di entrambe le schermate in tempo reale.

Questi problemi sono totalmente esenti nella versione per PlayStation 5, la quale riesce a garantire frame rate e performance generale stabili per tutta la durata del gioco.
Gli unici difetti a livello tecnico sono stati il riscontro di due o tre pop-up durante le sezioni in split-screen, che non vanno di certo a intaccare l’esperienza, e una certa legnosità nei movimenti.

La direzione artistica, ispirata dalle opere del pittore polacco Zdzisław Beksiński per quanto riguarda il mondo spirituale, è semplicemente sublime. È impossibile non rimanere incantati a osservare il bosco che circonda il resort Niwa o la versione della dimensione spirituale dell’edificio stesso.

Si nota la grandissima cura che è stata posta tanto negli ambienti quanto nei modelli poligonali dei personaggi, sia di Marianne che degli altri co-primari.
Bloober Team ha sempre fatto grande attenzione ai dettagli in tutti i videogiochi che ha realizzato, The Medium ne è l’ennesima prova ed è segno che lo studio di sviluppo può ambire a migliorarsi sempre di più.

The Medium Marianne

Ultimo, ma non per importanza, il comparto sonoro. Sia il sound design, sia il doppiaggio e la colonna sonora sono stati realizzati magistralmente. Specialmente indossando le cuffie, grazie alla cura anche sul fronte audio è possibile immergersi completamente nelle atmosfere che gli sviluppatori hanno voluto creare.

Per non parlare poi dei due artisti che firmano la colonna sonora: Arkadiusz Reikowski, compositore polacco che si è distinto nelle produzioni di Bloobler Team così come in Kholat, e il leggendario Akira Yamaoka, padre della memorabile colonna sonora di Silent Hill.

Infine, non possiamo non citare la presenza di Mary Elizabeth McGlynn, che ha avuto per anni un sodalizio con Akira Yamaoka proprio nella realizzazione di alcune canzoni iconiche, tra cui You’re Not Here.
In The Medium possiamo sentire McGlynn cantare in vari brani, tra cui Fade, assieme a Troy Baker, e Voices, canzone dei titoli di coda.

The Medium esplorazione

La tensione a portata di mano

L’unica novità, ma non per questo di poca importanza, introdotta nella versione PlayStation 5 di The Medium è l’utilizzo delle funzionalità del DualSense. Bloober Team è riuscito a offrire una maggiore immersione proprio grazie alle varie feature presenti in quello che è il fiore all’occhiello della console Sony.
Tuttavia riteniamo, seppur l’utilizzo fatto sia riuscito nello scopo che si era preposto, che alcune funzionalità si sarebbero potute sfruttare maggiormente.

Viene fatto un utilizzo massiccio della piccola cassa integrata sia per riprodurre gli echi, sia per coglierci di sorpresa con alcuni effetti sonori ambientali. Altra funzionalità fortemente usata è il feedback aptico, il quale aumenta ulteriormente l’immersione, anche se, viste le potenzialità del DualSense, se ne sarebbe potuto fare un utilizzo migliore.

Più marginale l’utilizzo dei grilletti adattivi, dei quali si sente solo una leggera resistenza e della vibrazione quando usiamo lo Scoppio Spirituale, e del touchpad, che invece si può utilizzare al posto della levetta analogica per ruotare gli oggetti.

È possibile, infine, inclinare il DualSense per spostare il puntatore quando la visuale è in prima persona per analizzare nel dettaglio un punto di interesse.
Per questa funzionalità nello specifico abbiamo notato un’eccessiva sensibilità, ma per fortuna è possibile ricalibrarla o direttamente disattivarla dal menù delle opzioni.

The Medium gameplay split-screen

L’esperienza definitiva

The Medium ancora una volta riesce a tenere incollati allo schermo con una trama scritta magistralmente e un’eccellente direzione artistica sia dal punto di vista del sonoro che da quello visivo.

Purtroppo si riconfermano gli enigmi di risoluzione troppo semplice e un finale decisamente sottotono rispetto al resto dell’esperienza, ma per fortuna i problemi tecnici visti al lancio su PC e Xbox Series sono solo un lontano ricordo.

Le funzionalità DualSense, per quanto non sfruttate appieno dalla casa di sviluppo, riescono ad aumentare ulteriormente l’immersione nell’avventura, rendendo di fatto la versione PlayStation 5 di The Medium quella definitiva e che ci sentiamo di consigliarvi.

The Medium

Summary

The Medium si riconferma un’ottima esperienza videoludica con una forte identità e in grado di sorprendere con i suoi colpi di scena continui e una direzione artistica magistrale.
Nonostante un finale sottotono e degli enigmi purtroppo fin troppo di contorno, Bloober Team ha svolto un ottimo lavoro e si riconferma come casa di sviluppo da tenere decisamente d’occhio per i loro futuri progetti.

Voto Finale
9/10
9/10

Pro

  • Narrativamente ben scritto,…
  • Tecnicamente ben realizzato 
  • Direzione artistica sublime e memorabile 
  • Le funzionalità del DualSense permettono una buona immersività…

Contro

  • …però il finale è decisamente sottotono 
  • Enigmi semplici 
  • …anche se si sarebbero potute sfruttare maggiormente
Seraphim Marotta

Classe ’95, videogiocatrice dal 1998. Da quando ha scoperto Shin Megami Tensei i RPG sono il suo pane (quasi) quotidiano insieme a The Binding of Isaac. Quando non gioca o non parla di videogiochi, scrive racconti o guarda quello che capita su Netflix mentre ricama.

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