Tormented Souls – Recensione su PlayStation 5

Sin da quando la capostipite di tutte le saghe videoludiche Horror, Resident Evil, ha deciso di prendere una svolta più Action con il suo quarto capitolo, i giocatori di vecchia data e affezionati alle scorse iterazioni del brand sono stati pervasi da questo feeling nostalgico che tutt’ora non trova fine.

Tra questi spuntano anche Gabriel e German Araneda che, vogliosi di mettersi in gioco per la loro grande passione, fondano Dual Effect e, assieme ad Abstract Digital e al publisher PQube, decidono di ridare vita alla loro infanzia creando Tormented Souls.

Il titolo ha attirato la nostra attenzione, ma sarà stato in grado di farci rivivere la paura come una volta? Scopriamolo assieme in questa recensione per PlayStation 5.

Vieni con noi… vieni con noi…

In Tormented Souls vestiremo i panni di Caroline Walker, giovane e intraprendente ragazza che, quando riceve una lettera enigmatica proveniente dal Wildberger Hospital, decide di partire in direzione di quest’ultimo per scoprire la verità.

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Addentratasi dentro questo luogo fatiscente ed ottocentesco, Caroline sviene, vittima di un improvviso malore. Il suo risveglio non è dei migliori: nuda in una vasca attaccata a un respiratore e senza un occhio. Ricomposta, si ritroverà a vagare per i bui corridoi dell’ospedale, alla ricerca di una via d’uscita.

Ma cose strane succedono dentro l’ospedale e toccherà a lei svelare l’oscuro mistero che vi si cela dietro.

Nonostante la presenza di finali multipli e di clichè del genere horror, la trama di Tormented Souls risulta ispirata, quasi un tentativo di ripercorrere le orme dei grandi classici come Resident Evil e Silent Hill, in una chiave totalmente inedita, che potrebbe gratificare i giocatori di vecchia data.

Inghiottirò la tua anima!

Il titolo non solo strizza un occhio in fatto di trama alle opere videoludiche di genere degli anni ’90, ma ne richiama l’essenza anche nelle sue ambientazioni e nel gameplay.
Infatti, ci troveremo a vagare per enormi scenari tra stanze d’ospedale, sotterranei e addirittura un mondo parallelo, il tutto mantenendo la tipica camera fissa.

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Ci sposteremo quindi in inquadrature ben definite, a volte troppo strette per permetterci di capire dove muoverci o tali da non farci vedere un imminente pericolo nella stessa stanza.
Nonostante ciò, Caroline si potrà spostare liberamente, infatti non presenta dei movimenti scattosi nelle sue animazioni o addirittura nel gun play.

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Per quest’ultimo avremo, più o meno all’inizio del gioco, la nostra affidabile sparachiodi, compagna di stermini che ci aiuterà nei momenti più disperati, con la possibilità di essere affiancata ad altre armi o addirittura un piede di porco, per i più pratici.

Non avremo però la possibilità di mirare sull’asse verticale: quando andremo a puntare i nemici striscianti, nonostante punteremo dritti il colpo andrà sempre a segno, agevolando il sistema di puntamento anche con le armi fisiche e rendendo più semplice l’approccio al gioco anche per i neofiti.

L’introduzione all’uso di un comando o di un determinato oggetto avverrà in modo originale, con Caroline che troverà in giro delle board con disegni, che faranno da tutorial su come usare tale cosa, possa essa essere il metodo di movimento o i comandi per sparare.

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Fiore all’occhiello di questa avventura horror sono i classici puzzle che ci ostacoleranno nel nostro cammino. Possiamo dirvi che, nonostante la difficoltà crescente di questi, li abbiamo trovati assai macchinosi, con obbligo di passaggi superflui per il loro completamento.

Ma non basterà arrivare all’enigma per risolverlo: in alcuni di questi sarà necessario un vero e proprio backtracking delle zone esplorate per poterlo completare, alla ricerca di un oggetto o interazione mancante.

Proprio per questo NON ci verrà in aiuto la funzione di salvataggio. Essa è infatti legata al ritrovamento dei nastri per il registratore, che ci consentiranno di salvare una volta. A tutti gli effetti può dare quelle vibes old school dei primi capitoli di Resident Evil, ma allo stesso modo la mancanza di checkpoint potrebbero surriscaldare anche gli animi più miti.

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Non mancheranno naturalmente, sparsi nel mondo di gioco, gli interminabili documenti, perni fondamentali per approfondire la trama ma anche per aiutarci con gli enigmi che ci ostacoleranno, che verranno racchiusi in un inventario veramente minimal e dal design poco accattivante, utile giusto a rappresentare il nostro stato di salute e gli oggetti.

Uno tra questi, fondamentale, è l’accendino, un amico che ci tornerà molto utile lungo l’intera durata del gioco per via della meccanica delle zone oscure: infatti, se vi sosteremo troppo a lungo, l’immagine si disturberà e qualcosa ci trascinerà verso il game over, costringendoci a ricaricare l’ultimo salvataggio.

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Una meccanica affascinante di questo gioco è sicuramente l’altro mondo, accessibile tramite degli specchi, con i quali finiremo in una dimensione distorta di dove ci trovavamo, spesso per completare parzialmente un puzzle o interazioni che si rifletteranno nel mondo normale.

Purtroppo, il volersi attenere a quelle meccaniche che han definito i vecchi titoli di genere porta con se sia i lati positivi, sia quelli negativi in un titolo odierno, risultando a volte fin troppo stucchevoli e demoralizzanti nei confronti del giocatore.

Ci saremmo aspettati anche un’implementazione, anche solo parziale, delle funzioni del DualSense, siccome il team avrebbe cancellato le versioni Old Gen per focalizzarsi sullo sviluppo su PlayStation 5 e Xbox Serie S/X. Diventa quindi un peccato non poter utilizzare tecnologia come gli Adaptive Trigger per combattere le creature che ci troveremo davanti.

Noi ti avremo… Non ci sfuggirai…

Grafica

Passando alle componenti grafiche del titolo, Tormented Souls sa difendersi molto bene: il level design dell’intero gioco presenta una cura spasmodica per il dettaglio, con corridoi e stanze pieni di oggetti molto caratteristici con cui interagire ed osservare minuziosamente.

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A spaventare le nostre nottate di gioco saranno i nemici, deformi creature che ci inseguiranno per tutta l’avventura, tra striscianti, dotati di carrozzella e dotati di lame che sembrano arrivare da una nota cittadina vicino al Toluca Lake. I loro modelli sono molto ben caratterizzati, anche se provvisti di un’estetica un po’ goffa e un’IA non proprio fine.

Sulla stessa linea si pongono anche i personaggi umani di questo gioco: il design di Caroline è molto dettagliato e con animazioni fluide, ma che purtroppo manca di movimenti facciali durante i dialoghi ingame, contrariamente alle cutscene del gioco.

Quest’ultime, oltre a presentare molti filtri applicati tali da rendere la visione del video disturbante alla lunga, a volte risentono di qualche calo di framerate e creano un senso di straniamento all’ingresso di sezioni di gioco in cui la grafica è molto curata.

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L’illuminazione gioca un ottimo lavoro all’interno del titolo, creando un insieme di effetti di luce che ci potranno ricordare famose pellicole horror in versione simil Ray Tracing, anche se non saranno presenti riflessi sulle superfici lucide, contrariamente a quanto ci saremmo aspettati visto l’alto livello e la cura per il comparto grafico.

A questa mancanza si aggiungono anche i menù di gioco, realmente ridotti all’osso, come il menù principale, che presenta solamente uno splash screen della copertina del gioco e le varie scelte, o l’inventario, con uno stile grafico veramente povero e fine soltanto alla visualizzazione ed uso degli oggetti.

OST e Sonoro

Benché sotto il lato grafico il gioco si presenti in buona forma, tutt’altro si può dire della OST e del lato sonoro del titolo. Se l’angoscia e l’ansia che trasuda dagli ambiente viene riportata anche sul lato sonoro in maniera eccellente, meno si può dire nei momenti più concitati.

Avremo ripetizioni invasive e ridondanti dello stesso pezzo di brano, che alla lunga stancherebbero anche i più coraggiosi. Purtroppo sotto questo punto ricadono anche alcuni momenti più tranquilli, risultando in un’insieme assai fastidioso per le sessioni prolungate.

E ora che fai non ridi più, adesso?

Concludendo, Tormented Souls rapprenta un buon esperimento e un ottimo punto di partenza per Dual Effect e Abstract Digital, soltanto che mantenersi molto attaccati ai classici non ha giovato in parte alla riuscita del loro pargolo.

Un gioco che riesce a catturare i giocatori di vecchia data e che potrebbe incuriosire chi per primo si avvicina a un titolo del genere, con trama e ambientazioni capaci di farvi saltare dalla sedia durante le serate più oscure.

Riassumendo

Tormented Souls è un salto indietro nel tempo e un grande omaggio ai titoli della vecchia scuola dell’horror, che purtroppo però porta con sé sia i lati positivi che negativi della cosa, condito da alcuni espedienti tecnici non favorevoli.

Voto Finale
6/10
6/10

Pro

  • Feeling nostalgico…
  • Enigmi ben studiati e complicati…
  • Modelli dei personaggi caratteristici…
  • Animazioni dettagliate
  • Level design curato in ogni aspetto

Contro

  • …che si riflette anche su un comparto tecnico da rivedere
  • …a volte fin troppo macchinosi
  • …ma a volte goffi e non reattivi
  • OST ripetitiva e fastidiosa
Luca Enrico Pio De Iure

Classe ’97, fin da piccolo ha una grande passione per il mondo videoludico e il cinema, che porta con sé all’interno dei suoi lavori.
SMM per GameIndustry.it, presentatore del podcast “Industry of Gamers”

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