Life is Strange: True Colors – Recensione della versione PlayStation 5

Dopo aver realizzato il prequel del primo capitolo del franchise, ovvero Before the Storm, Deck Nine Games torna questa volta con Life is Strange: True Colors.
Per la prima volta nella serie, viene abbandonata la struttura a episodi, avendo lo studio di sviluppo deciso di rilasciarli in un unico pacchetto così da permettere ai giocatori di vivere l’avventura di Alex Chen tutta di un fiato.

Abbiamo avuto modo, grazie a Koch Media, di giocare alla versione PlayStation 5 di Life is Strange: True Colors. Deck Nine Games sarà riuscita nella realizzazione di una trama avvincente e indimenticabile? Scopritelo nella nostra recensione.

I Veri Colori di Alex Chen

Alex Chen ha vissuto per oltre dieci anni in case famiglia ed è stata affidata continuamente a famiglie diverse. Suo fratello Gabe è riuscito a trovarla e la invita a vivere con lui nella pittoresca cittadina mineraria di Haven Springs, situata in Colorado.

La ragazza, fin da quando ha memoria, ha il potere di poter leggere le emozioni forti delle persone e i pensieri a esse associate. L’ha sempre considerato una sorta di maledizione che l’ha portata a essere isolata negli anni passati nelle case famiglia.
Con questo nuovo inizio, Alex spera di poter cominciare davvero a vivere dopo anni di difficoltà e di ricostruire un rapporto con il fratello con cui ha perso i contatti per così tanti anni.

Il primo giorno sembra partire col piede giusto, ma un inaspettato e tragico evento sconvolge ancora una volta la vita della ragazza e quelle di tutti gli abitanti della cittadina. La giovane si ritrova a dover cercare la verità dietro ciò che è successo, oltre ad ambientarsi a Haven Springs.

Life is Strange: True Colors Jed

Fin dalle prime battute, si nota purtroppo che il ritmo del gioco è piuttosto lento. Sono presenti molti momenti morti dove la trama sembra proprio non ingranare.
Ciò non aiuta il comparto narrativo, il quale soffre di una storia decisamente prevedibile. Sono inoltre presenti svariate incongruenze sia a livello di trama che riguardo cosa i poteri di Alex possono fare o meno.

I personaggi presenti sono abbastanza verosimili. Alcuni di loro presentano caratteristiche e problematiche in cui è facile immedesimarsi. Lo stesso però non si può dire proprio per Alex, la nostra protagonista, che dovrebbe essere il punto cardine di tutta la produzione assieme al suo potere.

Sappiamo fin da subito che la vita di Alex non è stata per niente facile, ma, a parte qualche sporadico riferimento di poco conto, tutti i traumi per cui la ragazza ha sofferto vengono completamente accantonati e ripresi soltanto nell’ultimo capitolo perché utili per ricollegarli al finale.
Il risultato è una protagonista debole e poco incisiva, la quale sarà facilmente dimenticabile.

Il sistema di scelte proposto non offre cambiamenti incisivi per il corso della trama. L’esito delle (dis)avventure di Alex può essere uno e uno solo soltanto. L’unico dettaglio influenzato dalle scelte riguarda se determinati personaggi decideranno di supportare o meno la protagonista nel capitolo finale, senza però portare davvero alcun cambiamento.

L’unica decisione di effettiva rilevanza è una volta risolto il mistero che circonda Haven Springs, ma non incide particolarmente nemmeno sui rapporti costruiti durante il gioco.

Anche la possibilità di iniziare una relazione romantica con Ryan o Steph, tanto pubblicizzata prima dell’uscita del gioco, è molto meno entusiasmante di quanto sembri. Questi due personaggi, infatti, sono già interessati ad Alex fin dall’inizio e non sarà necessario effettuare scelte di dialogo o azioni particolari per poter iniziare una storia con uno dei due.
Tutto quello che dobbiamo fare è, durante un determinato evento, scegliere se e a chi donare una rosa.

Life is Strange: True Colors Steph

Life is Strange: True Colors fallisce appieno in quello che dovrebbe essere il cardine del gioco, ovvero il comparto narrativo. Sia la trama banale, sia il ritmo estremamente lento e le scelte pressoché inutili rendono il titolo piuttosto dimenticabile riguardo questo fronte, che però è anche il più importante per un gioco di questo genere.

Giocare con le Emozioni

Il punto focale di tutto il gameplay è il potere di Alex. La ragazza, infatti, può vedere delle aure intorno alle persone quando queste provano emozioni molto forti: rosso per la rabbia, blu per la tristezza, dorato per la gioia e viola per la paura.
Interagendo con queste aure è possibile leggere i pensieri, utili per sbloccare nuove opzioni di dialogo e per procedere nell’avanzamento della storia.

Quando ci ritroviamo a leggere emozioni particolarmente potenti, Alex arriva a provarle e diventa possibile interagire con alcuni oggetti che richiamano quei sentimenti, permettendoci di ricostruire cosa sta facendo sentire un personaggio in un certo modo e di poterlo aiutare.

In giro per i vari episodi sono presenti alcuni collezionabili (cinque per ogni capitolo), i quali sono facilmente trovabili poiché si illuminano anche loro di un’aura in base alla forte emozione provata da qualcuno nel passato.
Questi oggetti ci aiutano anche a scoprire qualche dettaglio in più sui personaggi secondari, in modo da poterli conoscere meglio.

Life is Strange: True Colors Steph emozione

Il potere di Alex purtroppo è piuttosto incoerente. A inizio gioco ci viene mostrato come la ragazza venga sopraffatta da emozioni troppo forti e perda il controllo di sé, ma questo succede solo in quella istanza.
In due occasioni distinte abbiamo addirittura la possibilità di assorbire delle emozioni altrui, essendo impossibilitati ad aiutarli in altri modi, ma ciò non causa ad Alex praticamente nessuna conseguenza incisiva su di sé e sulle sue azioni.

Non mancano svariati minigiochi, di cui alcuni obbligatori per proseguire nella storia, oltre a una sezione di LARP che occupa quasi interamente il terzo capitolo. Questi espedienti permettono di variare nel gameplay, essendo quest’ultimo piuttosto ridondante di suo, ma purtroppo fanno sì che il ritmo della narrazione rallenti ulteriormente.

Life is Strange: True Colors LARP

Un Nuovo Look

Il nuovo motore grafico lascia sicuramente il segno: grazie a questo cambiamento le espressioni di tutti i personaggi sono molto più realistiche rispetto a quanto visto in passato. Oltre a ciò il gioco sa offrirci degli scorci di Haven Springs e dintorni davvero indimenticabili.

Tecnicamente parlando, invece, durante le nostre circa otto ore di gioco per il completamento, abbiamo riscontrato un freeze con conseguente crash del gioco e una serie di altri piccoli problemi tecnici. Nello specifico, parliamo di altri freeze minori e di qualche difficoltà durante alcuni caricamenti nell’ultimo episodio.
Questi problemi sarebbero potuti essere decisamente evitabili, e speriamo che possano essere risolti presto.

Il comparto audio, sia per quanto riguarda il doppiaggio che per quanto concerne la colonna sonora, è ben realizzato, e soprattutto la scelta delle tracce è degna di nota.

Life is Strange: True Colors Alex

Un Dimenticabile Viaggio a Haven Springs

Life is Strange: True Colors fallisce nel lasciare il segno e nel creare un’esperienza indimenticabile. La trama è scontata e incapace di coinvolgere, oltre a essere affossata ulteriormente da un ritmo fin troppo lento. Il gameplay, inoltre, non aiuta per niente poiché finisce con l’essere ripetitivo e ridondante, se non per dei minigiochi che però incidono ancora di più sulla lentezza dello svolgimento della storia.

Una delle limitazioni più grandi delle avventure interattive, sulla falsariga dei prodotti Telltale Games, è quanto sia di poco conto l’impatto delle scelte effettuate, ma in Life is Strange: True Colors questo difetto si sente ancora maggiormente. Non solo nella storia principale nulla di quello che facciamo ha veramente conseguenze, ma non siamo nemmeno in grado di influire nella possibile relazione amorosa che Alex potrebbe intraprendere.

Deck Nine Games avrebbe potuto fare molto di più per coinvolgere il giocatore, e speriamo che possano farsi valere alla prossima occasione e non solo per il motore grafico.

Life is Strange: True Colors

Riassumendo

Life is Strange: True Colors parte da una premessa interessante con il potere della protagonista, ma fallisce nella sua esecuzione. La trama risulta scontata e banale, inoltre le scelte davvero incisive sono inesistenti. A condire il tutto non mancano problemi tecnici più e meno gravi.

Voto Finale
5/10
5/10

Pro

  • Buona caratterizzazione dei personaggi 
  • Ottima espressività dei personaggi 
  • Buona colonna sonora

Contro

  • Trama scontata e banale 
  • Scelte per niente incisive 
  • Ritmo della narrazione fin troppo lento
  • Problemi di freeze e crash del gioco
Seraphim Marotta

Classe ’95, videogiocatrice dal 1998. Da quando ha scoperto Shin Megami Tensei i RPG sono il suo pane (quasi) quotidiano insieme a The Binding of Isaac. Quando non gioca o non parla di videogiochi, scrive racconti o guarda quello che capita su Netflix mentre ricama.

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