Deathloop – Recensione del ritorno di Arkane Studios

Quando si parla di Arkane Studios, il primo pensiero è rivolto verso Dishonored, un’opera che a modo suo è riuscito a contraddistinguersi nel corso degli anni e a farsi amare da suoi nuovi fan. Quello di Deathloop è sicuramente il progetto più ambizioso, che ha richiesto agli sviluppatori una maggiore attenzione, soprattutto per la tipologia di gioco.

Come è possibile immaginare, alla base del progetto sono presenti elementi presi dalle opere precedenti dello sviluppatore francese, tra cui il più recente Prey.

Dal suo annuncio all’E3 del 2019, il progetto ha subito tanti miglioramenti, infatti, il publisher Bethesda ha sempre tenuto i riflettori ben puntati sulla sua opera, senza mai lasciare periodi di totale silenzio sul progetto.

Saranno riusciti i ragazzi di Arkane Studios a fare centro con questa nuova sfida? Scopritelo con noi nella nostra recensione.

La Teoria del Loop

Ci troviamo nel 1960 nei panni di Colt Vahn, il quale nella prima sequenza di gioco a cui assisteremo sarà assassinato da una misteriosa donna. Risvegliatici su una spiaggia, ci verrà spiegata la nostra nuova condizione, per la quale ogni giorno saremo costretti a rivivere un loop infinito fino alla nostra morte. Ciò che sentiremo nelle prime ore della campagna è la confusione del nostro protagonista, intrappolato in questa spirale perpetua, stratificata da un grosso alone di mistero, costretto a porsi numerose domande sul perché è stato relegato a questo destino.

Man mano che adempieremo a diversi obiettivi nei loop, scopriremo nuove rivelazioni di spessore che rendono l’esperienza narrativa piacevole, portando il videogiocatore a immedesimarsi in Colt. Non manca l’ironia dei due protagonisti, che spezza un po’ la nota malinconica del triste destino del nostro eroe. Di fondo, il nostro obiettivo sarà quello di trovare una soluzione a questo ciclo, apparentemente senza via di uscita.

Uno degli elementi più importanti di Deathloop è che ogni singolo documento, missione secondaria o dialogo, può aprire a possibilità narrative inaspettate, con rivelazioni degne di nota capaci, in alcuni casi, di esserci d’aiuto nel trovare una soluzione al nostro problema. Per noi la storia è promossa: nonostante il ritmo un po’ altalenante e qualche discrepanza nelle spiegazioni più importanti, la narrazione aggiusta il tiro nelle battute finali.

Abbiamo impiegato quasi dieci ore per ottenere il nostro ambito finale e possiamo dire di essere stati quasi totalmente ammaliati dalla maturità di Arkane nel raccontare questa storia. Sicuramente una delle più ispirate tra le loro opere.

Otto vittime, un solo uomo

Come detto in precedenza, il nostro obiettivo è quello di interrompere questo ciclo infinito: per farlo dovremo eliminare otto bersagli e nel frattempo avremo una spietata assassina alle calcagna, pronta a darci filo da torcere in determinate situazioni. La struttura delle missioni, dopo aver completato i nostri compiti d’introduzione, sarà a tempo. In un singolo giorno potremo affrontare e incontrare determinati obiettivi solo ad un’ora ben specifica.

Le nostre 24 ore virtuali si divideranno in tre fasi distinte: mattina, pomeriggio e un periodo più esteso dedicato alla notte. Allo scadere dell’ultima, il loop resetterà tutte le nostre uccisioni, costringendoci a ripetere gli assassinii precedenti.



Per ottenere il finale perfetto, dovremo riuscire a eliminare gli otto obiettivi in un solo giorno e per farlo il titolo ci richiederà di esplorare il più possibile, raccogliendo gli indizi sparsi per la mappa di gioco ed eliminare così i nostri otto bersagli e raggiungere la fine del loop.

In molti etichettano il titolo come Roguelike, ma in realtà è un errore gigantesco. La formula è più quella di un Roguelite, dato che manterremo diversi progressi dai nostri tentativi, senza contare che potremo apprendere nuove abilità e potenziamenti per affrontare al meglio le nostre missioni successive.

Un Hub ricco di novità

Prima di iniziare una missione, ci ritroveremo in un menù che ci permetterà di selezionare l’equipaggiamento e personalizzare così la nostra operazione. L’opzione più bella è sicuramente quella dedicata agli indizi raccolti, in quanto avremo a disposizione un menù da consultare per rivedere tutte le informazioni e i documenti, per capire come affrontare al meglio uno dei generali presenti sulla mappa di gioco.

Come dicevamo in precedenza, sarà possibile personalizzare l’equipaggiamento poiché manterremo a fine missione le armi raccolte durante la nostra precedente escursione fuori dalle spiagge di Blackreef. Sarà quindi fondamentale scegliere quali bocche da fuoco raccogliere durante la nostra esplorazione.

Quello che Deathloop però ci dice fin dall’inizio è che starà a noi decidere l’approccio ad ogni obiettivo: potremo uccidere a sangue freddo la nostra vittima, facendoci spazio tra le schiere di soldati con un assalto diretto, o sfruttare le trappole delle mappe e la nostra astuzia in modalità stealth per un’eliminazione silenziosa.

Un loop completamente da esplorare

Non sempre dovremo svolgere una missione durante le nostre “uscite” con Colt fuori dalla spiaggia. Uno degli elementi importanti è quello di esplorare ogni angolo e raccogliere più informazioni possibili durante la nostra avventura. Non tutte saranno utili per il nostro compito ultimo, ma funzionano nell’arricchire il background dei personaggi principali del titolo.

Abbiamo apprezzato la presenza di tanti luoghi secondari, porte da sbloccare e forzieri da scassinare. Ogni singolo elemento rende la rigiocabilità alta, perché spesso ci ritroveremo a dover tornare in una determinata area solo dopo aver raccolto l’informazione necessaria, permettendoci di scoprire cosa si celi dietro ad una misteriosa porta precedentemente invalicabile.

La nota negativa principale è la poca varietà di armi. Oltre alle pistole, mitragliette e fucili da cecchino, non avremo quasi nulla a nostra disposizione, se non delle abilità uniche di cui non vogliamo spoilerarvi nulla.

Un gunplay passabile

Armi alla mano, il titolo presenta qualche piccola discrepanza. Non sempre il gunplay è preciso, soprattutto con le armi più imponenti. Fortunatamente, il titolo riesce a colmare la piccola lacuna con l’accompagnamento dei poteri, che ci aiuteranno durante il nostro percorso. Come abbiamo già accennato, è possibile sposare un approccio più diretto, evitando le sezioni stealth, ma bisogna anche dire che Colt non ha una grande resistenza ai colpi inflitti dalle armi da fuoco e il più delle volte basterà una piccola manciata di proiettili per farci fuori.

Purtroppo l’intelligenza artificiale non è delle più elaborate e basterà veramente poco per aggirare i nemici, che spesso faranno fatica a riconoscerci anche a pochi metri di distanza nelle nostre fasi stealth. Nonostante tutto, durante i combattimenti riusciranno a darci comunque del filo da torcere, con un fuoco di soppressione insistente che ci costringerà a elaborare una tattica ben definita.

Qualche discrepanza Online

La modalità online ci permette di vestire i panni della spietata assassina Julianna, che segue le tracce di Colt per freddarlo e fargli fallire così il suo compito di distruggere il loop. Come con la modalità giocatore singolo, avremo un menù per personalizzare al meglio il nostro equipaggiamento.

Durante le nostre sessioni, il nostro obiettivo sarà quello di uccidere altri giocatori che stanno tentando di completare la missione, dandogli così del filo da torcere e impedendogli di riuscire nelle loro imprese.

Purtroppo abbiamo riscontrato dei problemi nella modalità multigiocatore, soprattutto vicino in fase di lancio, dove il matchmaking non riusciva ad abbinarci a nessuna partita. Inoltre, abbiamo provato a unirci a una sessione amico, come ci suggerisce nelle prime fasi il gioco, ma anche lì la connessione non era delle migliori.

Fortunatamente il problema è stato risolto con le patch che sono uscite in questi giorni, rendendo l’abbinamento molto più facile e senza troppi intoppi.

La bellezza del retrò

La bellezza di Deathloop è quella di proporre un ambientazione molto ispirata, che riprende molto ciò che è dello stile degli anni ’60 e ’70. Abbiamo anche avvertito alcune leggere influenze dai vecchi film di James Bond, soprattutto pin certe ambientazioni. Lo stile grafico è piacevole, le texture sono molto curate, anche se purtroppo peccano di ripetitività.

Si sarebbe potuto fare di più per quanto riguarda i modelli poligonali dei personaggi che popolano gli ambienti di gioco. Il più delle volte poco ispirati, con elementi grafici di bassa qualità. Siamo soddisfatti anche del lavoro di ottimizzazione effettuato per la versione PC, che rende il titolo molto versatile anche per configurazioni non troppo recenti.

Anche il comparto audio ha risentito dell’influenza dei film di James Bond, con alcuni pezzi della colonna sonora che richiamano appieno lo stile da film di spionaggio. Ci sono alcune tracce degne di nota, che allieteranno la nostra permanenza in Blackreef e dintorni. Promosso anche il doppiaggio inglese, ancora una volta di buona qualità e molto espressivo.

La fine del loop

In conclusione, possiamo dirvi con certezza che Deathloop è sicuramente una nuova IP che merita l’attenzione del pubblico. Abbiamo gradito molto la storia di Colt e del loop in cui è stato intrappolato, nonostante qualche piccola incertezza poco prima del finale. Ci saremmo aspettati qualcosa in più per l’intelligenza artificiale, che pecca molto.

Nonostante tutto, si tratta di un prodotto da promuovere, grazie al suo stile originale e al suo accompagnamento sonoro impeccabile.

Riassumendo

Deathloop è un progetto che ci sentiamo di promuovere. Si tratta di un’opera di buona fattura, che presenta una storia piacevole, nonostante qualche problema poco prima della fine. La colonna sonora però rimane uno degli elementi portanti, assieme alle ambientazioni anni ’60, che sono il fiore all’occhiello del titolo.

Voto Finale
8.5/10
8.5/10

Pro

  • Storia molto ispirata, ma…
  • La Colonna Sonora è di altissima fattura
  • Le ambientazioni sono piacevoli e ben strutturate
  • Diversi approcci per le missioni

Contro

  • …qualche piccolo difetto poco prima della conclusione
  • L’intelligenza artificiale non è delle migliori
  • Il Matchmaking presenta qualche problema tecnico
  • Un gunplay che poteva osare di più

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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