Venom – La furia sì, ma se non del caro Carnage, di chi?

Lo Spider-Verse targato Sony ha dato gioie e molti dolori ai fan Marvel, soprattutto a chi è particolarmente affezionato alla versione fumettistica di questo mondo.

Dopo i diversi tentativi per ricreare il simpatico Spider-Man di quartiere – tra i quali il più riuscito resta indubbiamente quello di Tom Holland senza citare poi il capolavoro di animazione di “Spider-Man: un nuovo universo” – Sony ha pensato bene di attingere ulteriormente dal mondo attorno Peter Parker, presentandoci nel 2018 la sua versione di Venom, al cui interno spicca la figura di Tom Hardy che cerca di raccontarci per come può la difficile convivenza tra l’uomo e un’entità aliena.

I fan del Ragno, pur avendo delle aspettative non altissime sul progetto, hanno riscontrato parecchi difetti nella pellicola di partenza e alla notizia di un sequel, non hanno fatto i salti di gioia… Nonostante ciò, la speranza di un qualche tipo di miglioramento c’è sempre stata: se la Disney mette i soldi, il progetto deve essere in teoria una bomba.

Credo che qui stia il vero problema: chi segue i film si dimentica che l’universo filmico di Spider-Man appartiene a Sony e quando nei titoli di testa leggiamo “In associazione con Marvel” non significa che il lavoro che ci ritroveremo a guardare sia di buona qualità. Lo abbiamo visto in passato e, purtroppo, “Venom – La furia di Carnage” è l’esempio più di calzante di tale prospettiva.

Il primo Venom era un film d’azione e fantascienza sulla falsariga dei film del genere anni ’90 americani, la cui caratteristiche principali stavano nell’essere sopra le righe, intrattenenti, senza chissà quali approfondimenti. Giocavano con le parolacce e allo stesso tempo trovavano un giusto equilibrio tra una scena emotivamente coinvolgente e una scena d’azione piuttosto scapestrata, ma che ti teneva incollato allo schermo a causa del suo essere al limite dell’assurdo: una cosa simile al primo Man in Black per intenderci.

Insomma, la classica azione nostalgica che piace tanto ad Hollywood ultimamente e che ha sempre un certo fascino su chi ha vissuto quel periodo.

Ma se il primo Venom, per quanto abbiamo citato, si era presentato come un film godibile, questo nuovo film della serie sembra sia stato eseguito al limite della svogliatezza tipica di chi fa un sequel tanto per fare cassa.

Se vi è già capitato di leggere il mio articolo sulla Snyder’s Cut di Justice League, vi ricorderete anche che i miei amici hanno un’indole abbastanza masochista molto coinvolgente. Potete ben capire che al momento della solita richiesta “Andiamo a vedere Venom 2?”, la mia risposta fu estremamente positiva e conoscendo anche la tipologia del film, non avevo nessun tipo di aspettativa ed ero consapevole di andare a vedere un film Marvel di serie C.

Probabilmente sarà stata questa consapevolezza e il fatto che ho solo recuperato in seguito il primo film a farmi avere un occhio benevolo dei riguardi di Venom – La furia di Carnage. Lo dico perché il film fin dalle sue fasi iniziali si presenta pieno di problemi, ma andiamo per gradi.

CHI SONO I COLPEVOLI DI QUESTO FILM?

La casa di produzione, come abbiamo già detto, è Sony ma tra i produttori compare anche il nostro attore protagonista Tom Hardy. Alla storia ha lavorato la sceneggiatrice del primo Venom, Kelly Marcel, e Tom Hardy stesso mentre la regia stavolta è stata affidata all’attore Andy Serkis. Tutti loro hanno lavorato a film mainstream, ma abbastanza amati dal pubblico, di conseguenza ci si sarebbe aspettato un lavoro degno dei precedenti…

Tuttavia Venom – La furia di Carnage risulta piuttosto scadente come scrittura. In pratica a Tom Hardy hanno dato il compito di scriversi le battute e allo stesso tempo di scrivere la storia. La sua interpretazione, se era apprezzabile nel primo film, risulta essere macchiettistica in questo sequel. L’inesperienza a livello autoriale si è fatta molto sentire.

La regia risulta anche lei molto pasticciata, con una CGI esagerata per nulla al top rispetto alle controparti Marvel di serie A e B e, cito testualmente un mio amico, “La furia che non si vede perché è sempre notte”. Una notte che cerca di camuffare e addolcire tutte le imperfezioni, ma che non ci riesce, soprattutto nel combattimento finale del film nel quale ti chiedi “Un attimo, come siamo arrivati a questo punto?”.

Una volta giunti alla fine, ci ritroviamo la classica scena post credits, forse l’unica degna di nota e lì la conclusione risulta ben chiara: questo film era un lungo e inutile prologo alla sorpresa, molto telefonata in realtà, che rappresenta quella scena di pochi secondi e che ci dà nuove premesse per il prossimo capitolo di serie A della Marvel.

Perché dico questo? Semplicemente per il fatto che non viene aggiunto nulla all’arco narrativo di Venom, ma davvero nulla! Questa assenza di novità la vediamo anche nei riguardi di tutti i personaggi secondari che ruotano attorno alle vicende di Sandra Mondaini e Raimondo Vianell…ehm, di Venom ed Eddie Brock.

Tutto quello che avviene in questo film non ha alcuna ripercussione significativa su niente, anzi, direi che è stato fatto più un copia e incolla dal primo senza però avere l’accortezza di cambiare realmente qualcosa.

Una scarna scrittura e una scarsissima caratterizzazione dei personaggi risultano davvero il problema principale di questo Venom. Molti discorsi che si aprono e che vengono lasciati a metà, accenni a cose importanti che non verranno mai approfondite. I personaggi stessi risultano esclusivamente funzionali per portare avanti una trama che non esiste più di tanto e questo porta ad un maggiore appiattimento. Si cerca di trasformare tutto in battute e gag, alcune riuscite e altre meno, che fanno venire i brividi: se il film è vietato ai minori di 14 anni per la violenza (?) al suo interno, c’era davvero bisogno che fosse tutto un siparietto comico che alla lunga ti porta ad odiare il personaggio di Venom? Inoltre, nel proseguo della narrazione, è evidente come ci si dimentichi di quanto è accaduto fino a 5 minuti prima nella scena immediatamente successiva e il tutti gli eventi vengono riversati sullo spettatore con frettolosità: sembra che l’intento sia quello di stordire affinché non ci si faccia troppe domande in modo che chi guarda il film non si erga come Fantozzi a dire che Venom – La furia di Carnage è una cagata pazzesca con conseguenti 97 minuti (la durata effettiva del film) di applausi.

Insomma, chi si aspettava in questo film il preludio ad un Venom inteso per quello che è, ossia una nemesi di Spider-man, si ritroverà profondamente deluso più del dovuto: il personaggio mantiene ancora diverse caratteristiche positive che sono ben lontane dalla sua controparte fumettistica al quale siamo affezionati.

A QUALI NONSENSE ASSISTIAMO?

Da qui in poi l’articolo conterrà “succulenti” spoiler, per cui sta a voi decidere di proseguire e sclerare oppure ritornare una volta che avrete sclerato a causa della visione del film.

La pellicola si apre in quello che sembra un manicomio, camuffato ad istituto di ricerca… O forse è il contrario? Non si capisce bene. Durante questa sequenza iniziale facciamo la conoscenza di Cletus Kasady, il futuro Carnage, un serial killer perché sì in quanto ci viene narrato pochissimo di lui e le sue vittime e quello che sappiamo viene rappresentato sullo schermo per circa un minuto, davvero poco per riuscire ad esprimere un personaggio controverso. Sappiamo che le sue prime vittime sono state la mamma, la nonna e il padre quando era solo un bambino e le motivazioni di tale atto si “scoprono” esclusivamente nel finale con una sola battuta “Da piccolo abusavano di me e poi mi hanno buttato in manicomio” (semicit.) e stop.

Il contatto tra Eddie Brock e Cletus Kasady avviene esclusivamente perché il nostro protagonista scrive di Cletus in modo molto superficiale e quest’ultimo vuole che gli sia resa giustizia e allo stesso tempo cerca in Eddie un amichetto con cui passare il tempo.
Un confronto che poteva essere sviluppato in modo più succulento, dove le motivazioni di entrambi potevano far scaturire le rivalità tra le personalità umane e simbiontiche e che invece resta lì disperso: non ci crea un legame emotivo positivo/negativo con entrambe le parti e di conseguenza lo spettatore non ha nemmeno voglia di tifare per qualcuno nel corso dello scontro finale.

Stessa cosa possiamo dire della fidanzata di Casady, Frances Barrison (Shriek), dotata del potere di urla banshee. Di lei non si sa nulla: né perché abbia i poteri e nemmeno come sia arrivata al manicomio/centro di ricerca. Se nella scena iniziale troviamo Frances al centro di quello che sarà poi la motivazione principale delle azioni di Cletus una volta ottenuta la libertà, ma anche qui le parole si sprecano nel dire che quest’ultima resta un personaggio secondario che fa cose insensate. Un esempio? Ci fanno capire che Frances è da sempre rinchiusa nell’istituto di ricerca e d’improvviso la ritroviamo che sa guidare l’auto meglio di un professionista…
Tuttavia credo che la cosa più divertente stia nel fatto che tutti sappiano in cosa consista il potere di Frances e nessuno prenda tutte le precauzioni.

Ma se è per questo, non vengono approfonditi nemmeno i poteri di Venom stesso per cui d’improvviso ci ritroviamo un simbionte che prende il controllo del corpo di Brock per sfruttare un processo di scrittura/disegno automatico che vuole farci intendere quanto l’intelligenza di Venom sia superiore a quella del corpo che lo ospita e che non si tratta esclusivamente di forza bruta la sua. Anche qui non c’è una battuta di Hardy che ci sottolinea il fatto che è a conoscenza di tale potere, anzi la cosa che viene sottolineata più e più volte è quanto Brock sia un deficiente e Venom intelligente, in altre situazioni ci sottolineano che Venom è quello sensibile e Brock uno senza cuore, Venom il simpatico e Brock la controparte che non sta al gioco e via discutendo… Insomma, i due rappresentano gli opposti che si attraggono ed entrambi vivono una relazione tossica di dipendenza. I due passano da un amore incondizionato l’uno per l’altro che viene dimostrato nel prendersi cura della propria controparte in base alle emozioni che si vivono, ad un odio smisurato e violento che alla fine li porterà a separarsi.

Questa separazione, se da una parte farà rinascere Eddie, dall’altra ucciderà lentamente Venom, incapace di sopravvivere in un corpo diverso nonostante il suo “coming out” durante la scena più cringe del film in discoteca per due fattori: il primo relativo alla bugia dello stare bene senza il corpo e la personalità di Eddie e il secondo perché i suoni forti sono il punto debole di Venom e quindi ci chiediamo come fosse possibile che stesse tranquillo in un luogo dove le frequenze che lo uccidono sono alla base.

L’apoteosi di tale situazione si raggiunge quando sulle fasi finali Daniel, il nuovo fidanzato dell’ex di Brock, esclama che i due dovrebbero fare della seria terapia di coppia.

Ricordiamoci, però, che il film dovrebbe trattare di Carnage e della sua nascita e sviluppo come simbionte.

Ritornano in modo prepotente i problemi di scrittura anche in questo frangente. Tralasciando la versione abbastanza controversa delle sue origini nel fumetto, focalizziamoci su quelle del film… Tanto lo sappiamo che i cinecomic se ne sbattono sempre abbastanza della controparte cartacea!

Durante l’ultimo incontro giornalistico tra Eddie e Casady, quest’ultimo mostra il suo disappunto mordendo a sangue il nostro povero Eddie. Cletus si accorge che c’è qualcosa di diverso nel sangue di Eddie e lo ingerisce. Poche ore dopo nasce Carnage, il quale fa evadere il nostro serial killer di fiducia facendo sfogare tutta la sua ira con uno spargimento di sangu… ehm, no. In questo film non vediamo pressoché mai una goccia di sangue a parte quello sulla mano di Eddie.

Non viene nemmeno fatto accenno, se non nella parte finale del film, che più Carnage si nutre e più diventa forte e che è questo il motivo per cui è pericoloso, incontrollabile e sanguinario.

Tra l’altro se l’origine di un altro simbionte è possibile grazie all’incontro tra il sangue di Venom e quello di un altro essere umano, come mai non siamo circondati da simbionti visto che il nostro amichetto oscuro passa mezzo film a cambiare corpi?

Ma questo non è importante… Giusto? GIUSTO??

Un’ulteriore scena ridicola in questo film è rappresentata dall’hacking dell’intero internet utilizzando il primo portatile che trova e collegandosi con esso tramite la sua carne. Volevano creare forse una similitudine con la scena in cui Venom fa una cosa simile, però usando Eddie.

Insomma, tra una ridicolaggine e l’altra giungiamo alla tanto attesa fase finale: lo scontro tra Venom e Carnage… Del quale si capisce poco e niente perché la furia è nascosta dal buio e da una CGI veramente pessima.

La furia di Carnage si risolve esclusivamente perché… Perché Eddie e Venom sono una coppia compatibile e Cletus e Carnage no. Venom mangia Carnage e tutti vissero felici e contenti. Fine.

Ah già, dimenticavo di dirvi che questo Venom è entrato nell’MCU canonico.

COSA ALTRO POSSIAMO DIRE?

Venom – La furia di Carnage è il classico filler da anime che ti ritrovi prima che spunti il punto clou della narrazione che in questo caso è l’arrivo di Venom nell’MCU e di conseguenza ritengo che lo vedremo nell’ultimo film di Spider-Man (No way Home) in uscita a dicembre nelle sale di tutto il mondo.

Sul suo personaggio, mi auguro che venga fatto un lavoro di “riscrittura” grazie al film di serie A del Ragno, altrimenti il rischio di un Venom scialbo e che risulti una brutta copia di Peter Parker è alle porte.

Nell’attesa del suo trasformarsi nella vera nemesi di Spider-Man, vi consiglio di evitare questo film a meno che non abbiate 97 minuti da passare nella più totale spensieratezza, staccando il cervello e dimenticandovi cosa è la logica.

Ringrazio sempre chi mi ha proposto di andare a vedere Venom – La furia di Carnage invece di dare i miei soldi ad un eroe secondario, ma magari scritto meglio, come quello del film Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli.

Maria Chiara Plances

Sicuramente, per trovarsi in un sito che parla di videogiochi e del mondo nerd, non può essere amante dell’uncinetto… Anche se non disdegna le patatine fritte.

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