Call of Duty: Vanguard – Recensione della versione Xbox Series X|S

È nuovamente arrivato quel momento dell’anno in cui tutti gli appassionati di sparatutto si fiondano ad acquistare il nuovo capitolo della loro serie preferita, Call of Duty. Puntuale come ogni anno, è da poco uscito Call of Duty: Vanguard, l’ultima fatica dei ragazzi di Sledgehammer Games in collaborazione con Treyarch per la modalità Zombie del titolo.

Sarà riuscito questo titolo a mostrarci qualcosa di inaspettato in un franchise che ha ormai consolidato una formula ben precisa e a trovare un posto tra i numerosi capitoli usciti negli ultimi anni? Scopriamolo assieme in questa recensione della versione per Xbox Series X|S del titolo.

Un’ambientazione già vista

Dopo un buon successo con l’ottimo Call of Duty: WWII nel 2017, Sledgehammer Games ha deciso, per il loro Vanguard, di rilanciare nuovamente la stessa ambientazione che li ha caratterizzati: la seconda guerra mondiale, già vista non solo nel brand di Call of Duty ma anche in moltissime altre serie di sparatutto,.

Per quanto sia una scelta un po’ telefonata per un gioco di questo tipo, è innegabile che questa specifica ambientazione abbia un grosso fascino, oltre che dare molta varietà nelle zone di combattimento grazie ai molti fronti e teatri di battaglia di questa guerra. Nonostante ciò, però, questa scelta influisce molto sulla prima impressione verso il titolo, che a una prima occhiata, a causa di un’ambientazione così comune fa fatica a distinguersi da titoli del passato.

Non aiutano i design dei protagonisti, blandi e che non suscitano particolare interesse. Proprio per queste scelte discutibili, il nostro primo approccio con il titolo è stato molto scettico, nonostante fossimo fiduciosi per i loro precedenti lavori.

Una campagna che riesce a stupire

Molto diversa è invece stata la nostra esperienza con la campagna. Tralasciando la prima missione, che vede i nostri protagonisti assaltare un convoglio nazista in movimento – che per il continuo movimento e gli effetti visivi presenti ha messo a dura prova il motion sickness dell’autore, pur compensato dalle numerosi opzioni di accessibilità presenti – siamo rimasti piacevolmente stupiti dalla modalità singleplayer del gioco.

Una trama molto interessante, per quanto parta da una premessa abbastanza cliché – pochi uomini esperti contro un esercito – è sorretta da dei personaggi ben scritti e che si fanno amare facilmente. I protagonisti – pur essendoci praticamente sconosciuti all’inizio – ottengono spessore grazie a flashback che ne mostrano le imprese e che permettono una narrazione fluida e interessante.

Arthur Kingsley è su un colle in Normandia, pronto ad andare in ricognizione con i suoi soldati

Veniamo portati in un continuo cambio di scenari: la missione prima ci troviamo a Stalingrado, la missione dopo in mezzo a una giungla nel cuore del Pacifico. Tutto questo in teatri di guerra visti in modo particolare e unico rispetto al passato, come lo sbarco in Normandia, stavolta vissuto in una missione di ricognizione prima dello sbarco stesso.

Ciò che questo comporta è, però, una narrazione frammentaria, in cui molte dinamiche ci restano oscure e molti pezzi si perdono man mano che andiamo avanti nell’avventura. Si tratta quindi di un device narrativo sicuramente efficace per distinguere la campagna di questo titolo da giochi simili, ma che ne inficia la solidità generale, peggiorata inoltre dalla durata abbastanza corta del titolo. Abbiamo, infatti, finito il titolo in circa 10 ore, e questo pur giocando a difficoltà estrema.

Gameplay funzionale ma ancora imperfetto

Pad alla mano, Call of Duty Vanguard appare abbastanza funzionale. Soprattutto nella campagna, non c’è nulla che lo renda particolarmente diverso da qualunque altro titolo o che renda una formula già perfetta particolarmente innovativa. Le armi sono soddisfacenti da usare e le sparatorie sono veloci ed entusiasmanti. Le coperture funzionano bene e anche sul campo degli esplosivi il tutto è amalgamato abbastanza bene.

D’altra parte, però, il gioco sembra alle volte ancora carente per quanto riguarda il bilanciamento. Un esempio ne sono i cani e le baionette che, con un colpo solo, possono uccidere il giocatore facendolo ripartire dall’ultimo checkpoint, e alcune armi sono notevolmente più potenti e utili di altre, rendendo alcune missioni una passeggiata, o riempiendo la mappa di fucili tutti uguali e inutili (non aiutano a questo neanche i potenziamenti che avranno, alle volte, le armi). I checkpoint sono disseminati in modo poco omogeneo, a volte comprendendo pochi minuti di gioco e altre volte intere ore di combattimento.

Arthur Kingsley guarda un mulino in fiamme con il fucile puntato in avanti

Un discorso simile si potrebbe fare anche per il gameplay del comparto multiplayer, tuttavia essendo quello in continuo aggiornamento, vedrà sicuramente l’arrivo di numerose patch che ne perfezioneranno una già ottima esperienza online. Il gameplay è perciò generalmente ben ideato, ma soffre della mancanza di alcuni ritocchi che, soprattutto nel singleplayer, ne renderebbero l’esperienza meno frustrante o imprecisa.

Una grande mancanza è anche quella di un rapido tutorial all’inizio del gioco che spieghi i comandi o le meccaniche del gioco. Nella prima missione il gioco cerca di dare consigli al giocatore ma è poco appariscente e facilmente ignorabile nella furia della battaglia. È vero che i comandi sono abbastanza invariati rispetto a qualsiasi altro capitolo del franchise, ma non è comunque corretto verso chi si avvicina alla serie per la prima volta di lasciarli a bocca asciutta.

Un comparto visivo strabiliante

Uno dei punti migliori di questo titolo è, però, senza dubbio, il suo comparto visivo. La grafica del gioco è probabilmente tra le migliori di questa nuova generazione, con una cura estrema alla fedeltà visiva sia dei personaggi che degli ambienti. Le espressioni facciali sono mostrate alla perfezione e rappresentano benissimo le performance degli attori.

Il campo medico di Stalingrado dal punto di vista di Polina

Non manca però anche un’ottima impronta stilistica: non sono scene solamente belle dal punto di vista grafico, ma le scene stesse sono ben impostate dal punto di vista compositivo e registico, tanto da toglierci più volte il fiato. Il tono è, in particolare, molto drammatico e stabilisce bene i temi del titolo oltre che delle sue vicende.

Vedremo spesso centinaia di aerei in volo, bombe, esplosioni e allo stesso tempo ombre, civili e soldati morenti. Pensavamo che fosse difficile rappresentare ancora una volta la guerra in tutta la sua imponenza, violenza e drammaticità, ma da questo punto di vista Call of Duty: Vanguard ci ha piacevolmente stupito.

Modalità online tra il buono e il mediocre

Per quanto riguarda le modalità multiplayer, possiamo parlare di due componenti che il titolo ci propone. Da una parte un comparto PvP ben realizzato e funzionante, dal ritmo veloce e dalla buona quantità di mappe (sulla ventina) con un ottimo design, dall’altro la modalità Zombie mal ideata creata da Treyarch.

Sulla prima c’è poco da dire rispetto a quello che abbiamo già detto. Si vede il bisogno di ulteriori lavori che probabilmente arriveranno con il passare del tempo, ma il PvP generalmente funziona. Il ritmo delle partite è veloce, sono divertenti e le numerose coperture permettono giocate più strategiche rispetto al passato. Sono inoltre ottime aggiunte le modalità Patrol e Collina dei Campioni, che sono un’apprezzata ventata d’aria fresca alle consuete modalità di Call of Duty (anche qui presenti).

Un gruppo di soldati si prepara ad assaltare un fortino su un'isola in mezzo all'Oceano Pacifico

Ciò che funziona meno è la modalità Zombie del gioco che, pur essendo sviluppata come al solito da Treyarch, non riesce a colpire il segno, risultando invece una modalità con partite frammentate in zone dai numerosi portali che rovinano l’esperienza, da un ritmo troppo lento e una complessità ridotta rispetto ai capitoli precedenti. Ci troviamo perciò dubbiosi su questa modalità, che speriamo venga modificata e perfezionata in futuro.

Un comparto tecnico alle volte altalenante

Un’altra area che richiederebbe ulteriori lavori è il comparto tecnico del gioco. Abbiamo giocato il titolo su Xbox Series S, e per quanto per la maggior parte del tempo l’esperienza fosse abbastanza fluida, ci siamo trovati spesso di fronte ad alcune complicazioni tecniche.

Arthur Kinglsey guarda il cielo e gli alberi in Normandia

Già nella prima missione abbiamo subito dei rallentamenti, e più andavamo avanti più ci trovavamo innanzi texture che non si caricavano correttamente, oppure intere zone che apparivano invisibili. Questi non inficiavano troppo il gameplay, ma assieme ad altri problemi tecnici hanno fatto capire che il titolo avrebbe avuto bisogno di più tempo prima di essere rilasciato.

Pensiamo che anche i difetti nel resto del gioco siano collegati a questa mancanza pratica di tempo che sono risultati in una cura poco adeguata di alcune caratteristiche del gioco, tra cui la stesura della campagna, i problemi di bilanciamento o la discutibile modalità Zombie.

In conclusione

Call of Duty: Vanguard è un titolo con molte qualità ma anche molti difetti. Da una parte la campagna appare molto interessante e il colpo d’occhio è impressionante, grazie a una cura stilistica che sia nella trama che nel comparto visivo distingue questo capitolo della serie dagli altri.

Polina guarda il suo appartamento con dentro suo padre mentre porta una serie di molotov al fratello

D’altra parte, però, il titolo avrebbe probabilmente necessitato di più tempo per essere veramente completo. Questo si può vedere dalle numerose problematiche, dalla campagna abbastanza corta e con un gameplay poco bilanciato, fino a una modalità Zombie lontana dall’essere perfetta.

Non siamo sicuri che il titolo possa veramente distinguersi come eccellenza in mezzo agli altri capitoli della serie né che rappresenti nulla di particolarmente nuovo, ma pensiamo che Call of Duty: Vanguard sia un titolo degno di essere giocato, almeno per l’ottima impronta stilistica del gioco.

Riassumendo

Call of Duty: Vanguard è un gioco con molte qualità e difetti. Da una parte ha una forte impronta stilistica, con un’ottima grafica, modalità campagna, PvP solide e molto stile. Dall’altra, il gioco manca di diversi ritocchi, che gli impediscono di distinguersi particolarmente dai molti altri Call of Duty già presenti sul mercato, anche a causa di design dimenticabili e un’ambientazione gettonata.

Voto Finale
7.8/10
7.8/10

Pro

  • Campagna ben fatta….
  • Ottimo comparto visivo
  • Gameplay solido
  • PvP veloce e divertente

Contro

  • … ma frammentata
  • Problemi di bilanciamento
  • Difetti tecnici
  • Modalità Zombie discutibile
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Giocatore fin da piccolo, ha sviluppato attrazione per diversi generi videoludici, in particolare titoli provenienti dall’oriente. Adora gli RPG, con una predilezione per il Dark Fantasy e le scelte multiple. Non disdegna niente e cerca sempre di espandere i propri orizzonti.

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